Chi si ricorda di Second Life?

Second Life era nata il 23 giugno nel 2003 nelle mani di Linden Lab. Un mondo virtuale 3D che era divenuto la piazza più famosa dei primi del 2000 perché era una novità, una cosa mai vista prima, era il futuro. Qui si poteva vivere una seconda vita e ci si poteva dare una seconda possibilità, anzi, infinite possibilità. Chiunque avesse avuto il bisogno di evadere dalla vita reale, creandosi un avatar, poteva farlo e poteva provare ad essere qualcun altro; poteva stringere rapporti con persone nuove, nel tentativo per molti di sentirsi meno soli. Non a caso, Second Life è stato anche uno strumento di supporto psicologico, divenendo il primo caso di avatar therapy, quando, nel 2006, si aprì il Center for Positive Mental Health su iniziativa di un medico americano. Ma questa è una lunga storia.

In tempi non sospetti avevo scritto del codice per creare oggetti, ma poi la piattaforma ha perso interesse e sembrava morta e sepolta.

Oggi, Linden Lab rilancia Second life con uno scopo diverso: mettere a disposizione la piattaforma per coloro che vogliano socializzare e comunicare in maniera differente, in un momento in cui il lockdown è globale e il distanziamento sociale è un ordine. L’intento è soprattutto quello di rivolgersi alle aziende e alle organizzazioni, focalizzandosi principalmente sull’aspetto lavorativo e di studio. Uno strumento, quindi, per far incontrare lavoratori, professionisti, alunni e docenti.

Per comunicare pur non potendosi vedere e toccare “realmente” ci sono tante possibilità, lo sappiamo bene. Inutile citare Skype, Zoom o il non più pericoloso Houseparty: Second Life è, ancora oggi, effettivamente l’unica piattaforma tridimensionale, completa e organica, che, attraverso un PC e una normale connessione Internet, permette gratuitamente di tuffarsi nell’infinito universo Linden Lab.

Ecco il sito con cui Second Life si rilancia. E con questo chiudiamo: “abbiamo creato il portale perché ci sono state molte richieste da parte di studi professionali e clienti, che volevano un luogo sicuro e confortevole dove incontrare i loro partner commerciali. Del resto, questi sono tempi spaventosi. All’inizio ci siamo sentiti troppo opportunisti ma poi abbiamo pensato che in realtà stavamo fornendo un’ottima soluzione per coloro che in questo momento hanno un’esigenza che altri non riescono a soddisfare, non come può fare Second Life”.

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Lord Jim

Oggi ho terminato Lord Jim di Conrad. Un romanzo complesso, ma che può donare grande soddisfazione. L’autore usa un continuo spostamento di orizzonte narrativo e di voce narrante. All’inizio mi genera confusione, ma dopo un po’ diventa come una droga. L’ambientazione marinara, quasi piratesca, con le scene in Malesia decisamente eccitanti.

Conrad scrisse Lord Jim, riconosciuto come uno dei maggiori romanzi, capolavoro della letteratura mondiale, tra il 1898 ed il 1900, dopo Il negro del Narciso e Cuore di tenebra. Il romanzo, nato originariamente come un racconto breve, divenne in seguito molto più lungo nelle pubblicazioni periodiche sul Blackwood Edinburgh Magazine, che poi lo pubblicò in un unico volume nel’ottobre del 1900.

Conrad aveva accumulato molteplici esperienze, navigando per molti anni per gli oceani, tra paesi esotici e popolazioni indigene di ogni ceto sociale, e questa vasta conoscenza la mise a frutto nello scrivere le sue opere. Inoltre, varie furono le fonti a cui Conrad attinse per Lord Jim, ad esempio:

  • nell’agosto del 1880 il piroscafo a vapore Jedda, mentre attraversava l’oceano indiano con a bordo centinaia di pellegrini mussulmani, incappò in una violenta tempesta iniziando ad imbarcare acqua. Il capitano e l’equipaggio, credendo che la nave fosse prossima ad affondare l’abbandonarono, raggiungendo su una scialuppa di salvataggio il porto di Aden e dichiarando alle autorità competenti che il Jedda era affondato. Tuttavia, come descritto poi da Conrad nel suo romanzo, il piroscafo fu intercettato da un’altra nave che lo prese a rimorchio portandolo in salvo. Nell’inchiesta che seguì, al capitano ed al secondo ufficiale, un certo Williams, furono ritirate le patenti di navigazione per tre anni, ma Williams, la cui figura simile a quella di Jim ispirò Conrad (era anch’egli figlio di un parroco) non ebbe un analogo tragico destino e rimase, indisturbato e senza complessi di colpa, a lavorare a Singapore dove morì all’età di 64 anni.[1][2]
  • Jim Lingard, conosciuto come Tuan Jim, era un commerciante di forniture navali nel Borneo orientale, nella regione di Berau, sul fiume Pantai[3].
  • Sir James Brooke era un avventuriero e politico britannico, Rajah di Sarawak dal 1842[4][5][6].
  • Alfred Russel Wallace, autore del: Malay Archipelago, di cui Conrad lesse le opere, era un naturalista, geografo, biologo, esploratore e antropologo gallese e collezionista di farfalle[7] Il libro di Wallace venne stampato in dieci edizioni, l’ultima delle quali pubblicata nel 1890.[8]
  • Dall’opera Perak and the Malays, del maggiore John Frederick (Fred) Adolphus McNair, vengono inoltre i nomi di “Doramin”, “Tamb’Itam” e “Tunku Allang”[9].

Caratteristiche della narrazione di Conrad sono il principio costruttivo della “narrazione tran-testuale”, dello “straniamento” o “decifrazione ritardata” e del “ritardo nella spiegazione”: la prima riguardante la storia della vita di Marlow, come si svolge nei vari romanzi in cui è presente, da Cuore di tenebra a Lord Jim e poi l’epilogo in Destino, la seconda si ha quando un autore descrive un effetto ritardandone la spiegazione della causa mentre infine la terza, riguarda un avvenimento inatteso seguito da una falsa interpretazione ed infine da quella vera.

Lord Jim è un romanzo complesso dal punto di vista narrativo. Inizialmente, la storia è raccontata in terza persona da un narratore onnisciente. Quindi gran parte del romanzo viene narrata in prima persona da Marlow. Nel racconto di Marlow si inseriscono a loro volta le storie riferite da vari personaggi secondari (Brierly, un ufficiale francese, Gioiello, Tamb’Itam, Stein, Doramin, Brown…). Questa tecnica conferisce alla vicenda una molteplicità di punti di vista, con i vari personaggi che raccontano a Marlow le loro vicende in relazione a quelle di Jim.

Jim, il protagonista del romanzo, è un giovane ufficiale della marina mercantile inglese: egli sogna una vita di grandi avventure ed eroiche imprese. In seguito ad un incidente viene ricoverato in un ospedale in un porto orientale, abbandonando la comunità ideale alla quale bramava appartenere. Guarito, egli diventa primo ufficiale sul Patna, una vecchia fatiscente bagnarola che trasporta pellegrini musulmani in viaggio verso La Mecca.

Di notte e con una tempesta incipiente, la nave subisce una collisione con un oggetto galleggiante e una lamiera sembra prossima a cedere. Jim, colto alla sprovvista, è convinto che il Patna stia per affondare da un momento all’altro e incitato dagli altri componenti dell’equipaggio, il comandante e due macchinisti, abbandona codardamente la nave su una scialuppa di salvataggio.

Il Patna però non affonda, viene bensì rimorchiato da una cannoniera francese nel porto di Aden. Il comandante del Patna e gli altri accusati si dileguano. Jim no: è l’unico che si presenta e affronta il processo: gli viene revocato il brevetto di ufficiale. Pieno di vergogna e di rimorso per avere vigliaccamente abbandonato la nave, Jim non trova pace: passa da un lavoro all’altro, viaggia ramingo addentrandosi verso nuovi lidi dell’Estremo Oriente non appena la sua nomea viene rivelata.

Marlow, il comandante di una nave, che aveva assistito al processo e aveva cercato di aiutarlo, espone la sua vicenda all’ex-avventuriero Stein, ormai vecchio, titolare di una società commerciale a Samarang (porto di Giava). A Jim viene offerta la possibilità di recarsi a Patusan, un remoto insediamento di agricoltori originari di Celebes (Conrad si ispira probabilmente ad una zona del Borneo orientale), raggiungibile solamente risalendo un fiume. Il villaggio era soggiogato da forze antagoniste che si battevano per il potere e l’esclusività dei commerci: una capitanata dal Rajah Tunku Allang e l’altra da Sherif Ali, un predone, meticcio arabo: gli stessi temi, la risalita del fiume e il despota folle, presenti nel celeberrimo Cuore di Tenebra). Il giovane accetta, vedendovi la possibilità di riscattare il proprio onore e lasciarsi alle spalle una volta per tutte il passato.

A Patusan, Jim conquista la fiducia e il rispetto della popolazione, del capo del villaggio Doramin, e di suo figlio Dain Waris, aiutandoli a sconfiggere il predone Sherif Ali e a fermare le angherie del sanguinario oppressore della pacifica comunità. Qui, Jim, diventato presto una celebrità per il coraggio dimostrato, viene ribattezzato “Tuan Jim”, ossia “Lord Jim” e incontra una giovane donna, da lui chiamata “Gioiello”. I due si innamorano e Jim sembra ritrovare gioia e autostima. Marlow, recatosi a salutarlo, lo trova in apparenza felice: ma scopre che, nell’animo del giovane, rimane ancora qualche traccia di dubbio e di amarezza.

Un giorno il pirata Brown e i suoi uomini, a bordo di una goletta rubata, raggiungono Patusan con intenzioni di depredare e razziare il villaggio, ma, scoperti, vengono respinti e si asserragliano su una collina; Jim offre a Brown la possibilità di andarsene, malgrado il parere contrario di Doramin e degli altri sudditi, assumendosi, a prezzo della propria vita, la responsabilità della scelta, se qualcuno avesse un danno a subire.

Brown non tiene però fede alla promessa data a Jim, di andarsene cioè senza combattere, ma vuole invece dare una lezione ed una punizione al giovane, irritato dalla figura e dal portamento fiero di questo, così diverso da lui. Nella scaramuccia che segue, gli uomini di Brown uccidono Dain Waris, sotto gli occhi di Tamb’Itam, servitore di Jim, e poi fuggono con la loro goletta.

Gioiello e Tamb’Itam incitano Jim a partire o a difendersi dal giudizio di Doramin. Nonostante le esortazioni, Jim si rifiuta di fuggire e sceglie la morte per mano dell’affranto padre. Di sera egli cammina, disarmato e senza tradire emozione, fino a Doramin ed infine attende che questo lo uccida con un colpo di pistola.

Accettando di morire, Jim sceglie di liberarsi dai propri turbamenti interiori.

La goletta di Brown in seguito affondò; della ciurma si salvarono solo tre uomini a bordo di una scialuppa, tra cui Brown, che vennero poi raccolti, ormai allo stremo, da un piroscafo di passaggio. Due morirono per gli stenti sulla nave stessa, mentre Brown morirà poco dopo in seguito ad una crisi d’asma, non prima di aver rivelato a Marlow gli eventi di Patusan. Gioiello e Tamb’Itam, non potendo più vivere a Patusan per il loro stretto rapporto avuto con Jim, verranno accolti sotto la protezione di Stein.

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Oltre il confine

Fine anni ’30. La famiglia Parham si è trasferita in New Mexico, nella nuova contea Hidalgo, fertile e selvaggia, per sfuggire alla Grande Depressione. Billy ha 16 anni e suo fratello Boyd 14: nella terra che hanno lasciato sono sepolte una sorellina e la nonna materna, in quella che hanno trovato abbondano i sogni, i suoni, i profumi che i due ragazzi imparano a conoscere nei loro giorni di interminabili cavalcate da soli. In quell’inverno – freddo e grigio come pochi – i due si sono persino imbattuti in un lacero cacciatore indiano con un vecchio fucile che li ha obbligati a portargli del cibo di nascosto da casa loro, ma la notizia più emozionante per i ragazzi arriva quando il padre rivela a Billy e Boyd che sulle colline della contea c’è un predatore ancora più pericoloso: una lupa incinta che ha abbattuto già alcuni capi di bestiame. “Viene dal Messico. Ha passato il confine al San Luis Pass e ha risalito il versante occidentale delle Animas, è arrivata alla sorgente del Taylor’s Draw e poi è scesa giù, ha attraversato la valle ed è risalita sui Peloncilos. È venuta sin quassù nella neve”. L’unica cosa da fare è tirar fuori le vecchie trappole di Mr. Echols, un grande cacciatore che viveva vicino ai  Parham, e andarle a piazzare in montagna. Un primo tentativo va  vuoto, perché la lupa è furba e sa evitare le trappole. Billy è ossessionato da questa caccia e sempre più spesso sale in montagna da solo col suo cavallo, in cerca della lupa…
L’attesissimo secondo capitolo della Border Trilogy, dopo il successo mondiale di Cavalli selvaggi nel 1992, è ancora un romanzo di formazione, e ancora una volta vede dei ragazzi (prima solo Billy e la sua lupa tanto inseguita, poi Billy e Boyd in cerca di cavalli rubati e vendetta,  infine ancora Billy da solo alla ricerca del fratello) passare il confine tra Stati Uniti e Messico. Un attraversamento che è ovviamente una metafora (ben resa dal titolo originale The Crossing e tutto sommato per una volta anche da quello italiano Oltre il confine) e sancisce un passaggio all’età adulta che Cormac McCarthy vede e racconta come inesorabilmente doloroso. Regnano un cupo pessimismo, una malinconia struggente che fanno da controcanto ad atmosfere à la Jack London nella prima parte e a un plot più tipicamente western (anche se il romanzo è ambientato negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale) con spruzzate di Hemingway – data l’ambientazione messicana – nella seconda e terza parte. Ma a dominare la scena non sono le storie o i personaggi: è lo stile di Cormac McCarthy, quella che Anthony Quinn sull’Independent ebbe a definire con singolare efficacia la sua “archaic grandeur”. Qui il gioco dell’autore di Providence se possibile si fa ancora più scoperto, e in alcuni momenti il lettore riesce come a vedere in trasparenza gli ingranaggi che muovono la macchina narrativa: il sintomo di un approccio meno spontaneo, più cerebrale, più di maniera? Forse. O forse no. La scrittura di McCarthy, si sa, è basata sulla laconicità dei dialoghi, privi di virgolette e quasi privi di notazioni quali “disse”, “aggiunse”, “rispose” etc.:  i personaggi sono estremamente parchi di parole, e nei silenzi e nelle pause che riesce a percepire quasi fisicamente il lettore è istintivamente portato a immaginare un mondo intero di non detto, di sottintesi, di emozioni. La domanda è: questo mondo nascosto tra le righe esiste davvero o stiamo cadendo in una trappola come quelle che Billy Parham e suo padre piazzano nei boschi del New Mexico? Forse il segreto di questo grande scrittore è proprio questo: lavorare talmente in sottrazione, distillare tanto severamente le parole da regalarci il minimo indispensabile da leggere. Per costringerci a leggere dentro di noi più che sulle pagine dei suoi libri.

<http://www.mangialibri.com/libri/oltre-il-confine&gt;

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Combattiamo il covid-19 con gli eBook

A seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 22 marzo 2020, che ha stabilito ulteriori misure finalizzate al contenimento del COVID-19, inclusa in particolare la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali sull’intero territorio nazionale (ad eccezione di quelle specificamente indicate nello stesso Decreto come essenziali o strategiche), comunichiamo che saranno sospese tutte le spedizioni fino a nuove direttive.

Mi spiace scrivere questo disclaimer. Purtroppo siamo tutti chiusi in casa con le nostre famiglie, a cucinare pizze artigianali, divorare serie tv e dedicare il nostro tempo alle letture. I più fortunati sono anche stipendiati.

Da parte mia non ho neppure molta voglia di scherzarci sopra, ma l’umorismo aiuta.

Per voi ho tutta la mia produzione in ebooks che vi invito a scaricare da amazon

 

https://www.amazon.it/Kindle-Store-Flavio-Firmo/s?rh=n%3A818937031%2Cp_27%3AFlavio+Firmo

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Come parlare di fisica quantistica per fare colpo sulle ragazze.

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.

Narrava così il sommo e quanto aveva ragione. Siamo solo un minuscolo punto nell’Universo, ma la nostra mente ci permette di esplorare spazi che non sarebbero accessibili al nostro corpo. La scienza, l’accumularsi dei lavori degli scienziati che ci hanno preceduto costituiscono un bagaglio enorme al quale attingere. Un particolare che mi ha sempre affascinato è il fenomeno noto come entaglement.

Prima di addentrarmi nella spiegazione tecnica voglio usare questo paradosso per spiegare il fenomeno.

 

 

Immaginate due gemelli. Si salutano alla stazione, uno vola a Tokyo e l’altro a Rio. Li chiameremo per semplicità F=Tokyo E=Rio. Arrivano alle loro destinazioni, si accomodano sul divano e iniziano a leggere il libro del loro autore preferito. Alle 14:22 entra nella stanza di E a Rio un tipo con una pistola nera con l’impugnatura in radica e ordina “alzati”. Il gemello E si alza e contemporaneamente, nella sua casa di Tokyo, anche F si alza come se spinto da una forza misteriosa. Questo succede anche alle particelle microscopiche.

Entanglement, quesito sconosciuto

Il comportamento ondulatorio della materia previsto dalla meccanica quantistica è inoltre alla base di un altro sorprendente fenomeno, tipicamente quantistico, noto come entanglement (ovvero intreccio) che caratterizza gli stati quantici di sistemi fisici (microscopici) tra loro interagenti. Si può certamente affermare che l’entanglement quantistico rappresenta uno dei fenomeni più misteriosi, e tuttora sostanzialmente inspiegati, di tutta la fisica a tal punto che Erwin Shrodinger, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica lo definiva il “tratto caratterizzante” della teoria quantistica, e Albert Einstein non riuscì mai ad accettarlo fino in fondo tanto da ritenerlo la prova stessa che la meccanica quantistica fosse una teoria sostanzialmente inesatta (o quantomeno incompleta).

In estrema sintesi, il concetto di entanglement è basato sull’assunzione che gli stati quantistici di due particelle microscopiche A e B (ma anche, in una certa misura, dei sistemi macroscopici) inizialmente interagenti possano risultare legati (appunto “intrecciati”) tra loro in modo tale che, anche quando le due particelle vengono poste a grande distanza l’una dall’altra, la modifica che dovesse occorrere allo stato quantistico della particella A istantaneamente avrebbe un effetto misurabile sullo stato quantistico della particella B, determinando in tal modo il fenomeno della cosiddetta “azione fantasma a distanza” (spooky action at distance).

Secondo lo stesso Einstein, l’esistenza di una tale “interazione” a distanza metterebbe in seria crisi la nostra concezione di come la natura funziona, determinando conseguenze paradossali (come quelle descritte dal cosiddetto paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, altrimenti noto come EPR). Tale affermazione, come divenne chiaro molti decenni dopo, deve essere interpretata esclusivamente con riferimento alla Teoria della Relatività e non può essere ritenuta di validità generale.

Nel 1964 il fisico John Bell ricava una diseguaglianza matematica (nota, appunto, come diseguaglianza di Bell) che quantifica il massimo grado di correlazione tra gli stati quantici di particelle spazialmente distanti nell’ambito di esperimenti in cui sono soddisfatte tre “ragionevoli” condizioni:

  1. gli sperimentatori hanno libero arbitrio nell’imporre le condizioni iniziali dell’esperimento;
  2. le proprietà delle particelle che vengono misurate sono reali e preesistenti e non emergono soltanto al momento dell’esperimento;
  3. nessuna interazione tra le particelle può avere luogo a una velocità maggiore di quella assunta dalla luce nel vuoto (che, in accordo con i postulati della Teoria della Relatività di Einstein, costituirebbe dunque un limite assoluto nell’Universo).

Ebbene, com’è stato provato nell’ambito d’innumerevoli esperimenti appositamente progettati ed eseguiti al fine di verificare la predetta diseguaglianza, la meccanica quantistica puntualmente viola la condizione imposta da quest’ultima, fornendo livelli di correlazione tra particelle lontane superiori rispetto a quelli occorrenti se la diseguaglianza di Bell fosse rispettata.

Tale risultato pone innanzitutto un interrogativo di natura “filosofica”: è forse possibile che il comportamento del sistema fisico risulti in qualche maniera predeterminato, ossia indipendente dalla nostra possibilità di scegliere a piacimento le condizioni sperimentali, nel fornire il risultato ottenuto?
Oppure dobbiamo ritenere che le proprietà quantistiche misurabili delle particelle non siano “reali” (ossia inerenti la natura stesse delle medesime particelle) ma esistano “semplicemente” come risultato delle nostre percezioni (o più precisamente delle nostre misurazioni eseguite sul sistema fisico in questione)?
Se non siamo disposti a ritenere, com’è ragionevole che sia, che la realtà che sperimentiamo sia creata esclusivamente dalla nostra interazione con il mondo circostante all’atto della percezione o della misurazione, allora dobbiamo accettare la possibilità che l’interazione quantistica a distanza tra particelle intrecciate si trasmetta a una velocità superiore a quella della luce nel vuoto.

[Luigi Maxmilian Caligiuri : https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/cos-e-entanglement-meccanica-quantistica%5D

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La recensione perfetta

Dico subito che Cormac McCarthy è tra i miei autori preferiti, forse il preferito. Suttree è un lavoro immenso e Nicoletta Tamanini ha saputo cogliere l’essenza di tutta l’epica del vecchio Cormac. Così condivido con immenso piacere la sua recensione, la recensione perfetta. Vai Nicoletta:

SUTTREE, Cormac McCarthy

Questa è una delle letture più impegnative che abbia mai affrontato, una viaggio allucinato, onirico, eppure così reale.

Io ve lo dico, di fatto questo non è un libro, è un fiume e, come tale, va lasciato scorrere nella nostra mente senza la pretesa di comprenderlo completamente né, tantomeno, quella di poterlo imbrigliare in qualche canale della ragione.
La storia è quella di Suttree, un uomo tra i trenta e i quarant’anni che rinuncia alla vita borghese e si ritira sul fiume Tennessee, nella orribile periferia di Knoxville, in mezzo ai relitti umani, agli arbusti selvaggi, a una natura inquinata dalle scorie della città; una natura ostile, estranea, che non da’conforto.

Suttree vive pescando carpe e pescigatto nelle acque limacciose del fiume, in una fetida casa galleggiante, completamente solo; incontrerà personaggi fenomenali: “ladri, derelitti, miscredenti, paria, poltroni, furfanti, spilorci, balordi, assassini, giocatori, ruffiani, troie, sgualdrine, briganti, bevitori, ubriaconi, trincatori e quadrincantori, zotici, donnaioli, vagabondi, libertini e debosciati vari” e vivrà episodi tragicomici, surreali.

Ma allora qual è la forza di questo romanzo così lugubre?

Innanzi tutto il linguaggio erudito, altissimo, talmente ricco di vocaboli nelle descrizioni accuratissime dell’ ambiente, che si rinuncia molto presto a cercare di comprendere tutto e, come dicevo, lo si lascia piuttosto scorrere: la storia si svolge tutta sul fiume, elemento primordiale, antico, ricco di sapienza preistorica, e va assaporata come tale. Bisogna cercare di cogliere l’essenza, più che il particolare.

Inoltre in questo romanzo McCarthy esprime al meglio la sua personale concezione metafisica dell’esistenza umana. Non c’è un essere compiuto che veglia su questa povera umanità, tutto è sempre in movimento; siamo governati da forze primordiali e, di fatto, non siamo molto diversi dalle amebe che nuotavano negli oceani in raffreddamento sulla Terra milioni di anni fa.
“Non è che non credo in Dio, è che non mi piace” dice a un certo punto uno dei personaggi più significativi.

Non c’è amore (questo sì che è un grande libro sulla mancanza di amore) nè sentimentalismo o vera empatia: c’è però una pietà, nel senso più alto del termine, che persiste in tutta la storia. Come un velo di misericordia che si stende sui personaggi perché, se é vero che non esiste redenzione o nobiltà d’animo per questi miserabili, altrettanto verosimilmente non esiste alcun giudizio o condanna.

In questo incubo allucinato, se si ha la pazienza di aspettare (esattamente come un pescatore mentre attende che qualcosa abbocchi alla sua lenza) arriveranno momenti altissimi. O forse sarebbe più corretto dire bassissimi: momenti di grande profondità, che svelano tante cose sulla natura umana.

Io davvero non so se consigliare questo romanzo, capisco non sia per tutti ma solo per coloro che in qualche modo hanno interesse a rimestare in acque torbide.
State dunque attenti se decidete di avventurarvi perché, come Nietzsche ha ben insegnato, “se guarderete nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di voi”

 

Nicoletta Tamanini

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Adorati lettori

Oggi, gli iscritti alla mia newsletter, hanno ricevuto le prime 40 pagine del nuovo romanzo. Visto che sono ancora titubante sul nome della protagonista e sul titolo ho chiesto un parere. A questo servono gli amici.

Se qualcuno vuole partecipare e non è iscritto alla newsletter può aggiungere un commento e darò le istruzioni per iscriversi e scaricare le prime pagine.

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La mia voce alla radio

Con mia grande soddisfazione c’è un tipo alla radio che legge i miei brani. Lui è Yanez e tiene una trasmissione in podcast su Youtube. Parla del Subbuteo, della vita e di come tutti noi dovremmo stare quando vogliamo stare bene. E’ un punto fisso per gli appassionati.

Nella seconda puntata del secondo anno legge l’introduzione da “Li distruggeremo” e poi si lancia in una grandiosa intervista al sottoscritto.

 

 

 

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I numeri dell’editoria

L’editoria è in crisi? Ci sono più scrittori che lettori?

Chi mi segue saprà già come la penso. Il libro è un media per raccontare storie, ieri era solo di carta, poi è diventato immagine e ora anche in formato elettronico. Una storia è una storia, deve istruire e divertire. Il media è secondario.

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Questi sono i freddi numeri.

“Siamo un’industria solida, la prima industria culturale del Paese, ma continuiamo a camminare su una sottile lastra di ghiaccio, in un’Italia, come dimostrano i dati sulla lettura e sulle competenze linguistiche degli italiani, che ha un disperato bisogno di una vera e potente politica per la lettura”, sottolinea il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi, durante il convegno “2019: dati e prospettive del libro in Italia”, in programma al Salone Internazionale del Libro di Torino. Il fatturato dei primi 4 mesi del 2019 segna infatti un +0,6% per il mercato del libro nei canali trade (librerie, online, grande distribuzione organizzata, a cui è stata aggiunta la stima di Amazon): dopo una chiusura negativa (-0,4% sull’intero anno scorso), il 2019 registra una lieve inversione di tendenza, con un fatturato di 393,2milioni di euro rispetto ai 390,5milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno. Diminuiscono però del -2,2% le copie vendute, che si assestano sui 22,071milioni (494mila in meno dello scorso anno).

Dove si comperano i libri in questo inizio d’anno? In libreria, ancora. Più dei 2/3 dei libri acquistati in Italia sono venduti nelle librerie: il 43,5% nelle librerie di catena e il 24% nelle librerie a conduzione familiare (molte delle quali però si sono collegate con la forma del franchising alle principali catene). Le vendite negli store online sono arrivate al 25,9% sul totale: in altre parole, ormai più di un libro su 4 si vende in e-commerce, meno di un libro su 4 nelle librerie indipendenti. Diminuisce ulteriormente il peso della grande distribuzione organizzata, sceso al 6,6%.

Cosa acquistano gli italiani? È la narrativa, italiana (in crescita del +1,7%) e straniera (in diminuzione dell’1,4%), a trainare le vendite di libri. Il 35,9% dei libri venduti attengono a questo genere. Segue, con buone performance, la non fiction generale (la saggistica: +0,8%) e la non fiction specialistica (la manualistica: +0,4%). Si ferma la crescita dei ragazzi (che registrano nei primi 4 mesi dell’anno un -1,2%).

Cambiano i modi in cui si sceglie un libro da leggere: aumenta il peso di blog e motori di ricerca. In base ai dati dell’Osservatorio AIE sulle nuove forme di consumo editoriale e culturale cresce per la scelta di un libro il ruolo di blog e community (9%, era il 6% lo scorso anno) rispetto all’esposizione in libreria (9%, era il 13% lo scorso anno) e ai media tradizionali (pesa per il 5% la recensione, per il 5% la presenza dell’autore in tv). Tra chi compera online, ben il 51% si fa ispirare spesso o talvolta da informazioni e suggerimenti di siti e blog dedicati ai libri e alla lettura e ben il 73% lo cerca su un motore di ricerca, accedendo poi ai link di acquisto che questo suggerisce.

La lettura è stabile (ma restiamo agli ultimi posti in Europa): sempre in base ai dati dell’Osservatorio, nei dodici mesi tra il marzo 2018 e il marzo 2019 la penetrazione della lettura di libri (romanzi, narrativa di genere, graphic novel, manuali e saggistica) nella popolazione 14-75 anni è rimasta stabile al 60%. Nel medesimo periodo si è confermata al 64% la percentuale delle persone che si dichiarano lettori, non solo di libri, ma anche di ebook o di audiolibri. L’Italia continua, tuttavia, ad occupare le posizioni di coda nel ranking europeo: dietro ci sono solo Slovenia, Cipro, Grecia e Bulgaria.

Dalla carta allo schermo. L’identikit di chi guarda le serie tv, in base all’indagine “La serialità televisiva, la lettura e l’acquisto di libri”, presentata oggi (in allegato la sintesi e le slide dell’indagine), a cura di AIE e IE – Informazioni editoriali, coincide con quello dei lettori abituali, che frequentano le librerie e acquistano preferibilmente lì i libri rispetto agli store online. La ricerca conferma, grazie ai numeri, che le serie tv costituiscono un motore di vendita notevole per il libro, arrivando a raddoppiare e persino a centuplicare l’effetto vendita dei titoli. Grazie alla collaborazione con IE – Informazioni Editoriali, si è preso in esame l’andamento delle vendite di otto titoli da cui sono state tratte delle serie televisive: Il Commissario Montalbano, L’Amica Geniale e Il Nome della Rosa per la Rai, Gomorra e Il Trono di Spade per Sky, L’uomo nell’alto castello per Amazon Prime Video, Suburra e Tredici per Netflix.

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( Articolo da:Più libri, più liberi – https://plpl.it/i-numeri-delleditoria-nel-2019-cresce-il-fatturato-del-libro-ma-calano-le-copie-vendute/)

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La mia prima intervista per la radio

Mentre fuori dalla mia finestra imperversa la festa del partono ho appena terminato la mia prima intervista per la radio. Il flusso di gente per la fiera di San Faustino scorre con i loro trofei: panini con la porchetta, spazzoloni tecnologici, cover del telefono.

Yanez Subbuteo’s life è una trasmissione in podcast per gli amanti del gioco più bello del mondo. Il subbuteo appunto. Il conduttore ha letto un brano da “Li distruggeremo” e abbiamo scambiato quattro chiacchiere sui miei romanzi, sull’editoria e sulla vita in genere.
Il prossimo numero vedrà l’inizio di una collaborazione che vedrà i miei pezzi letti come introduzione alla puntata. Vi aspetto sul canale youtube di Yanez.

 

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