Sabato 20 Ottobre.

Io carmine(3)Chi ha seguito i miei post sulle presentazioni saprà come trovo noiose le classiche interviste scrittore-giornalista. Questo non significa che se venissi invitato in Feltrinelli (o Mondadori) in questa veste classica mi tirerei indietro, anzi. Solo che, se devo far presa su un gruppo di aspiranti lettori, cerco delle forme alternative.

Meraviglioso è stato lo show di presentazione per Fòbal e tutte le altre serate dove ho cercato di divertire il pubblico e indurlo a pensare che il romanzo fosse veramente un’esperienza da vivere.

Quindi Sabato 20 Ottobre riapriremo la magia.

Inizierò alle ore 18:30 con l’aiuto di alcuni amici che si presteranno nel difficile compito di interpretare i personaggi del romanzo.

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Ho scelto un luogo simbolo di Brescia, il quartiere del Carmine; da sempre cuore pulsante della città con il suo passato ( e presente) di colorita delinquenza. Mi ospiterà la libreria Io libro Carmine. Nel suo chiostro interno metterò in scena la mia idea di presentazione letteraria.

 

 

Al termine, per dare un senso a tutto questo, ci trasferiremo all’Osteria Croce Bianca per 34535210_872634756271444_2100890309469667328_nuna serata in compagnia.

Abbassate gli entusiasmi se pensate che paghi io.

Vi aspetto, lo spettacolo è gratuito.

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L’investimento dei miei tre euro.

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Sono passati ormai parecchi mesi da quando la zingara mi ha letto la mano e mi sembra ora di raccontare questa storia. La zingara dunque, bene, l’ho incontrata fuori dal parco e mi ha chiesto due soldi. Io di solito non faccio la carità, ma quel giorno anche solo per fare quattro parole le ho chiesto di darmi la ricetta per diventare ricco.

“Che ci vuole,” mi dice “Tre azioni devi comprare: Canistracci Oil, PaninoFood e JobbaJobba”.

Mi sembrava il vaticinio di una vecchia pazza, ma poi sono andato in banca e queste azioni esistevano. Carta straccia, spazzatura, quasi le regalano. Ho investito un euro per ogniuna e sono diventato un piccolo azionista. Roba da poco.

Tre giorni dopo un giovane africano di nome Lumumba (il nome non sono proprio sicuro, magari non è il suo) telefona alla sede della Canistracci Oil e chiede di parlare con il padrone. E’ irremovibile e, alla fine, riesce nel suo intento. Mr Tony è al telefono e non crede a quello che sente, non ci crede talmente tanto che prende il primo aereo e si fionda in Bongo (la Nazione di Lumumba).

C’è il petrolio, tanto, tantissimo e ci sono gli abitanti di Bongo; simpatici e giocherelloni. Allora Mr Tony che è uomo di Mondo prende Lumumba sottobraccio e gli dice:

– Facciamo così: ti presto un milione di euro e tu mi svuoti questo paese dai bonghesi. Sono simpatici, ma sai come succede in questi casi: vogliono la democrazia, vogliono tante cose e poi c’è confusione. Quando il paese sarà tuo e dei tuoi amici non mi ridai I soldi, anzi ti darò un altro milione all’anno. In cambio mi prendo tutto il petrolio che c’è nella tua terra. Tanto cosa ve ne fate? Neppure sapete scavare così a fondo-

Morale della favola il nostro Lumumba si costruisce una grande villa blindata e un piccolo esercito armato fino ai denti. Ci vuole poco a mandare fuori dai confini I bonghesi, chi rimane muore. Infine il nostro Lumumba può regnare senza paura e Mr Tony guadagna non un milione all’anno, ma un miliardo.

La prima storia è questa.

PaninoFood è un format di distribuzione del gusto in formato economico per la fruibilità del food a tutti I livelli. Questo c’è scritto sulla pagina del sito internet, ma in realtà l’idea fondante di Don Vito è di fare panini con I cani morti. Cioè, non è documentato che proprio tutta la carne provenga da fonti “discutibili” e Don Vito non è uno a cui puoi parlare con serenità. Però, e questo è il botto vincente, il panino costa 1 euro. Costa poco, ma tanto è quasi tutto guadagno perchè Don Vito non paga mai l’affitto dei suoi locali e anche I fornitori vengono sempre trattati peggio dei cani. c’è che PaninoFood invade la città, poi la regione e infine ha filiali in tutta Italia. Il panino costa poco e come dicono gli antichi “non puoi pretendere se paghi poco”. Don Vito passa da un negozio in un vicolo buio a ben cinquecento succursali in tutto lo Stato.

Infine la JobbaJobba, mi chiederete. Con calma, ci arrivo.

I tipi di JobbaJobba sono due giovani con gli occhi storti e I denti marci. Una volta forse, adesso sono dei gran bei manzi e tutte le ragazze se li contendono. Perchè loro hanno avuto la grande idea. Una volta compravi una mela al mercato e la rivendevi al negozio con il tuo guadagno. Facile, ma poi la mela se non la vendi la butti e ci perdi tutto l’investimento. I tipi di JobbaJobba hanno pensato che anche rivendere ore di lavoro fosse un gran bell’affare. Prendi un tipo grande e grosso che si accontenta di 5 euro al giorno e rivendi il suo lavoro per 8 euro. JobbaJobba si prende tre euro e sono tutti contenti. Contento il grosso perchè lavora, contento il padrone perchè ha uno che può lasciare a casa quando vuole e contenti anche I vicini perchè il tipo grosso non puzza e non fa rumore. Quelli di JobbaJobba, in un anno, si sono fatti quasi un miliardo di euro. L’affare si è talmente ingrossato che hanno dovuto prendere dei tipi più grossi per tenere a bada quelli grossi, ma nel mondo degli affari sono cose che si fanno.

Alla fine arrivo io, con I miei tre euro di azioni. Dopo un anno sono andato in banca a controllare e secondo voi quanto valevano le mie azioni? Tanto; e dire che non sono mai neppure uscito dal mio paese e da Bongo non arrivano neppure le cartoline.

La prossima volta vi racconto cosa è successo dopo qualche tempo, quando gli abitanti di Bongo si sono stancati di prendersi le pallottole.

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Lo senti questo profumo?

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Lo senti? Lo senti questo profumo? A me piace, sarò uno vecchio stampo che poi alla resa dei conti starà sempre dal lato sbagliato della vita. Eppure a me, questo profumo, piace.

Sono le pagine consumate dei libri che non ho ancora letto. Sono tutte quelle storie che sono passate nella testa degli scrittori e che sono capitolate sulla carta.

Nella mia città ci sono ancora le librerie, quelle fisiche. Quelle dove ci sono i libri. Sembra una stranezza, ma oggi le librerie vendono carte telefoniche, abbonamenti a riviste, corsi di ballo e di palestra per diventare forti e vincenti. Il libro rimane un oggetto da regalare.

Sembra che una ricerca abbia scoperto che i libri non si leggono più. Le persone entrano in libreria, fanno un giro per l’aria condizionata se è caldo o per il riscaldamento se è freddo e alla fine prendono un libro qualsiasi; se lo fanno impacchettare e lo portano in dono a chi festeggia un compleanno.

Nella mia città esistono ancora le librerie, ma sono estinti i librai. Quelli che ti si avvicinano si soppiatto come un topo con il formaggio e ti consigliano un libro alle tue spalle, di sopresa, come ladri nella notte. Sono estinti, o almeno tutti tranne uno.

Questo tizio si chiama Ferrata, non so il nome, ma ha una marea di figli (lui dice che non avendo la televisione…ecc, ma quante volta l’abbiamo già sentita questa storia).

Forse è l’ultimo degli immortali, forse con lui se ne andrà la figura del consigliere, ora sostituita da internet (nel bene e nel male). Forse lo festeggeremo con un falò di riviste e canteremo una canzone triste di quelle che si sentono nei funerali irlandesi. Forse un giorno, meglio tardi.

Intanto visitate la sua libreria e non dimenticate di acquistare i miei libri (anche se si dimentica di consigliarli).

 

Libreria Ferrata

Corso Martiri della Libertà 39
25122 Brescia

 

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Questo cosa sarebbe?

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Sono stata un po’ stupida, lo ammetto. Aver pensato anche solo per un istante che lui, con le sue buone maniere e il suo vestito sempre in ordine, si fosse preso l’impegno di rendermi felice. Probabilmente, a modo suo, ci provava ogni singolo minuto della sua vita.

Se ne stava seduto al tavolo della cucina con una pila di documenti davanti agli occhi. Ne alzava uno e controllava lo schermo del computer portatile. Poi strinse le labbra e ripose il foglio in una cartelletta in plastica azzurra. Le lenti degli occhiali riflettevano lo schermo e non c’era nulla che poteva distrarlo dal suo compito.

Alle sue spalle la pentola in acciaio si ricopriva di uno strato di vapore che veniva risucchiato dalle fiamme del gas come in un continuo rincorrersi tra vita e morte. Chiuse la cartelletta e prese degli scontrini che aveva unito con una graffetta. Li dispose sul tavolo e si allungò per osservarli da vicino. Ne prese uno tra l’indice e il pollice e lo mise in controluce.

«Questo cosa sarebbe?»

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Aisha, la sposa bambina.

text3893Molti lettori del mio romanzo “il velo di Aisha” mi hanno chiesto maggiori delucidazioni sull’età della seconda moglie di Maometto.

Āʾisha bint Abī Bakr, in arabo: عائشة بنت أبي بكر‎, detta Umm al-Muʾminīn, “Madre dei credenti” (La Mecca, 614 circa[1]Medina, 13 luglio 678 o 677 o 679), è stata la figlia di Abū Bakr, primo califfo dell’Islam, e, in seguito, la più importante sposa del profeta Maometto.

Si dice che a insistere per il matrimonio era stata Khawla bt. Ḥakīm, moglie di ʿUthmān b. Maẓʿūn, che desiderava far superare al profeta lo stato di profonda prostrazione psicologica causatogli dalla morte dell’amata moglie Khadīja nel 619. La donna sollecitò quindi il matrimonio di Maometto con la ventisettenne Sawda bt. Zamʿa (rimasta vedova del marito, morto in Abissinia, dove s’era recato con la Piccola Egira); per motivi inizialmente politici organizzò anche il matrimonio del Profeta con la piccola ʿĀʾisha, figlia di sei anni del migliore amico del profeta. In ambito islamico si aggiunge che a determinare definitivamente il matrimonio con Muhammad fu una visione del Profeta dell’arcangelo Gabriele che gli comandava di sposarla (anche se non ne avesse avuto alcun desiderio). La tradizione sufi afferma che il movimento nacque da fedeli musulmani e compagni del Profeta (detti ahl al-ṣuffa, cioè “quelli della panca” perché aspettavano lavoro dagli imprenditori di Medina) che si riunivano per recitare il dhikr nella moschea del Profeta (di fronte alla stanza della moglie Aisha) a Medina.

Per questo motivo, Aisha, è considerata la donna più importante per la religione musulmana. L’età del suo matrimonio, con conseguente consumazione e nubi di polemiche, è abbastanza controversa.

Poiché ʿĀʾisha era ancora troppo giovane quando il contratto matrimoniale era stato perfezionato, il matrimonio fu consumato alcuni anni dopo, quando ʿĀʾisha avrebbe avuto nove o dieci anni. Nell’attesa, Maometto l’avrebbe fatta giocare con le bambole che la bimba aveva portato con sé. Questo matrimonio del Profeta non portò figli.

Secondo attestazioni di diversi ḥadīth, ʿĀʾisha aveva 6 anni in occasione del suo matrimonio formale e 9 anni al momento della prima consumazione[2] e fu con lui fino alla sua morte nel 632, mentre secondo qualche altro hadith ʿAʾisha aveva 7 anni quando contrasse il matrimonio e 10 quando lo consumò.

Secondo la maggior parte delle fonti, all’età di sei anni sarebbe stata data in sposa a Maometto che aveva circa 50 anni, divenendo la terza moglie e la favorita del profeta della religione islamica.[3] Una fonte la vuole invece sposata a 10 anni con consumazione a 15[4] anche se, con ogni probabilità, l’età di dieci anni deve essere riferita alla consumazione del matrimonio, non alla stipula del contratto nuziale tra Abū Bakr (tutore della figlia) e Maometto.

Vi sono comunque studiosi musulmani che sostengono che i dati riguardanti l’età di Maometto e di ʿĀʾisha siano contraddittori e che ʿĀʾisha poteva essere d’età alquanto maggiore[5][6]. In particolare la studiosa Ruqaiyyah Waris Maqsood, incrociando diverse fonti autorevoli, giunge alla conclusione che ʿĀʾisha avesse un’età compresa tra i 14 e i 24 anni, probabilmente 19, al momento del matrimonio[7]. Questa ipotesi è congruente col fatto che, secondo il più antico e più autorevole biografo del profeta Maometto, Ibn Ishaq, ʿĀʾisha era “nata nella Jāhiliyya“, vale a dire prima del 610[8], e che le tradizioni sull’età di 9 anni di ʿĀʾisha provengono tutte da Hisham ibn ‘Urwa, sulla cui affidabilità molto si discute tra gli stessi studiosi di ḥadīth, specialmente per quelli di provenienza irachena, sottilmente ostili ad ʿĀʾisha,[9] senza trascurare il fatto che, secondo lo storico Tabari, ʿĀʾisha sarebbe stata fidanzata addirittura prima del 610 a Jābir ibn Muṭʿim ibn ʿAdī, figlio di Muṭʿim ibn ʿAdī, capo del clan meccano dei Banū Nawfal.

L’età di ʿĀʾisha costituisce un problema particolare per molti non-musulmani contemporanei che deprecano il fatto che Maometto abbia avuto relazioni sessuali con una bambina, fatto che alla luce dei criteri morali contemporanei è ovviamente non accettabile ma che era conforme ai costumi del tempo.[10]

In particolare, Colin Turner, professore medievista e iranista della britannica Durham University, dichiarò che la consumazione del rapporto quando ʿĀʾisha era così giovane non era una cosa straordinaria in quell’epoca e in quella cultura. Le relazioni sessuali fra un uomo maturo e una ragazza assai giovane erano – e sarebbero tuttora – un costume diffuso fra i beduini, al pari di molte altre culture del mondo. Turner scrisse inoltre che in numerosi testi islamici si dice che gli Arabi raggiungessero la pubertà in un’età precoce.[11]

La studiosa finlandese Hilma Granqvist lavorò nel villaggio palestinese di Arṭās negli anni venti del XX secolo e raccolse dati antropologici rilevanti, studiando da vicino le tradizioni matrimoniali degli Arabi palestinesi, che erano e sono tuttora anche cristiani. Grandqvist aveva studiato le classi di età delle donne, parlando della fascia d’età di ragazze di 12-14 anni, “in età di matrimonio,”[12] identificata con l’espressione araba miǧwiz(i) o ʿezz ǧizte, parlando inoltre di quelle ragazze che “hanno un bimbo in grembo senza essere completamente sviluppate [fisicamente]”:[13] segno dell’età estremamente precoce in cui si tendeva a consumare il matrimonio.

 

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Milano 8 Luglio

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Domenica 8 Luglio dalle 9 alle 18 si terrà a Opera (MI) il 1° Subbuteo Open Day.
Sarò presente anche con i miei romanzi e sarà una bella occasione per incontrarci. Per tutta la mia produzione ho pensato di riservarti un prezzo speciale di 10 Euro agli iscritti di questa newsletter. Non ho bisogno di conferme ufficiali, ma se sei interessato compila il campo relativo in questo form: così potrò riservarti una copia senza impegno.
Ti aspetto Domenica 8 Luglio

Biblioteca di Opera

Via Gramsci,21, 20090 Opera, Lombardia, Italy
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Ginnastica, non si piange per la ginnastica.

Attraversò la strada e cambiò lato. Voleva dare a Ferdinando il ricordo della sua figura che si allontanava di schiena come una donna che nasconde le lacrime, ma di lacrime non ne aveva. Non avrebbe mai pianto per quell’uomo e per quella sua unica notte insieme. Ginnastica, non si piange per la ginnastica.

 

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Cosa succede a bordo ring?

31395457_10211447885529653_753147778351235072_n.jpgIl meno che può capitare è di prendersi uno sputo. Ricordare il maestro Antonio Mariani è un obbligo. Brescia tutta si riunisce il 19 Maggio al palasport San Filippo in occasione di una serata tutta sudore e guantoni. Sarò presente e ci sarà da divertirsi.

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Grazie agli appassionati di pugilato

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Il mio post sul maestro Antonio Mariani ha raccolto molti consensi. Chi ama il pugilato non può non emozionarsi davanti ai racconti di un mondo fatto di sacrificio e di grande umanità.

Per premiarvi ho deciso di pubblicare il testo completo tratto da “Il velo di Aisha” dove la protagonista sfida su un ring di periferia la terribile Danika la belva.

Scaricatelo e godetelo.

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Hemingway sugli scrittori

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