Intervista a Gaetano, professione Rocker

Oggi la nostra bussola ci porta nel mare di Gaetano Fezza, redattore della Fanzine SlamRocks nonchè autore del monumentale saggio “I 1oo migliori dischi Glam Metal“.

Il metallo scorre libero nelle sue vene.


Ciao Gaetano, grazie innanzitutto della tua disponibilità. Che ne diresti d’iniziare parlandoci un pochino te, di cosa ti piace fare ma soprattutto di cosa ti ha portato ad approcciarti alla scrittura del tuo libro.

Ciao Flavio, grazie a te per l’interesse e l’opportunità che mi offri.

Parlarvi di me, uhm… sono un ragazzo (di una volta, classe ‘67) come tanti, con alcune passioni che mi piace coltivare per benino, tra le quali spicca quella per un certo tipo di musica rock. Le altre riguardano principalmente il “Lato Nerd della Forza”: leggere comics americani e collezionare robottoni giapponesi…

Quello per la musica è indubbiamente il mio interesse principale, nato negli anni 80 soprattutto per merito di un mio grande amico ed ottimo musicista, Gabriele Scalfi, che m’introdusse all’Hard Rock dei 70’s ed all’Heavy Metal classico, parliamo di tempi in cui la musica l’ascoltavi in vinile e la registravi su cassetta, fruendone spesso in macchina con le gloriose autoradio… Poi nel 1987 esplose la “L.A. Street Scene” per usare un termine caro a Beppe Riva (per me il più grande giornalista/scrittore Hard & Heavy della penisola) e rimasi letteralmente fulminato! Per intenderci stiamo parlando del movimento di cui i Guns’N’Roses diventarono il gruppo di punta col monumentale “Appetite For Destruction”, anche se all’inizio propendevo più per Faster Pussycat ed L.A. Guns (questi ultimi in particolare erano quelli più legati alle sonorità metalliche cui ero abituato). La differenza con quanto ascoltavo prima era profonda, non si trattava più di Metal in senso stretto ma di Rock’N’Roll, duro, sporco e veloce, spesso più vicino allo spirito ed alle sonorità del Punk e parente stretto del Glam Metal, con il quale divide un patrimonio genetico derivato dal classico Glam Rock dei 70’s.

A metà anni 90, anche a causa del dilagare del fenomeno Grunge (pessimismo e fastidio!), i miei gruppi caddero in disgrazia e divenne impossibile tenersi aggiornati con i magazines ufficiali, quindi con Marco Premi, un amico di Bergamo conosciuto qualche anno prima scartabellando i vinili da Magic Bus (lo storico negozio di musica Hard & Heavy di Brescia che a breve sarà gestito da noi, il cerchio si chiude) decidemmo di autoprodurci una fanzine (rivista amatoriale in formato A5, ciclostilata in proprio) a titolo Trash’N’Crash, uscita per 10 numeri aperiodici. Per tutta una serie di sfighe il mio contributo fu minimo, però alcune belle cose riuscii a farle, su tutte la prima intervista italiana in assoluto ai The 69 Eyes, promessa finlandese che poi si ritaglierà un discreto seguito e notorietà deviando verso sonorità Gothic.

Dal 2002 invece ho cominciato a collaborare con Slamrocks, fondata nel 1997 come fanzine cartacea da Moreno Lissoni (uomo chiave della scena rock italiana e mio grande amico da oltre vent’anni) ed approdata in seguito sul web, dedita all’Hard Rock melodico in tutte le sue forme, con predilezione per lo Street/Glam. Quando ci è stata data l’opportunità di scrivere un libro sulla “nostra” musica ovviamente l’abbiamo afferrata al volo ed eccoci qua a parlarne…

Il glam metal è una scelta decisamente inusuale. Per molti addirittura un periodo oscuro del metal. Dicci la tua

In realtà più che di scelta si è trattato di assecondare una vera e propria “scimmia” che mi sono ritrovato addosso senza rendermene conto… Apprezzo anche altre forme musicali ma quella per il “Rock’N’Roll col rossetto” (pare sia stato John Lennon in persona a definirlo così) è decisamente il mio “demone personale”, non saprei nemmeno dirti il perché. Sarà il fare trasgressivo ed irriverente, la voglia di ribellarsi agli schemi di una società asfittica e schifosamente conformista, il look colorato e sopra le righe, i testi divertenti e spensierati delle party band ma anche quelli crudi e diretti di quelle più stradaiole… It’s Only Rock’N’Roll, but I Like it…

Periodo “oscuro” dici? Tutt’altro! Semmai è stato il periodo più fo**utamente divertente e colorato nella storia dell’Hard & Heavy, e sia ben chiaro che è tuttora vivo e vegeto, anche se l’epicentro del fenomeno si è spostato in Scandinavia!

Detta così non posso che darti ragione. Divertente, trasgressivo e colorato

100 dischi sono tanti, ma quali sono i tuoi preferiti?

Sembrano tanti, ma ti assicuro che per un libro del genere scegliendone 100 ne devi forzatamente escludere altrettanti, se non di più, impresa tutt’altro che facile! Abbiamo speso parecchio tempo io, Moreno e Federico Martinelli (grande esperto di Hard Rock e dintorni, conduttore del programma “Rock Invasion” su Radio Antenna 2 di Clusone e manager dei Jollypower, ma soprattutto amico fraterno e coordinatore del libro) a discutere, scegliere, eliminare gruppi, spesso facendolo a malincuore ma trovando sempre una mediazione tra le nostre tre “anime”. Leggendolo ci si rende conto di come ci siamo divisi i titoli in base all’attitudine ed ai nostri gusti personali: Moreno propende per il Party/Hair Metal, Federico per il lato più Class ed il Rock Sudista, io per lo Sleaze/GlamPunk. L’approccio è stato quello di fotografare un momento storico ben definito e contestualizzarlo come se l’orologio si fosse fermato in quegli anni d’oro, usando il termine “Glam Metal” in modo volutamente elastico, esattamente come succedeva allora, quando bastavano eyeliner, vestiti sgargianti e “fun attitude” per includere una band in questo filone, senza tralasciare che il (forse) più adatto termine-calderone “Hair Metal” in quegli anni ancora non si usava. Dovessi citarne alcuni, tralasciando i nomi più noti, direi Hanoi Rocks, Star Star, Uncle Sam, Rock City Angels… ma è pura accademia, in realtà sono affezionato a tutti i miei “bambini”, uno per l’altro…

Com’è stato scriverlo? Quali sono stati i momenti più importanti e quali gli aspetti che hai cercato di valorizzare e far emergere maggiormente in questo libro?

Scriverlo è stato elettrizzante, l’ho vissuto come un suggello ad anni d’impegno e passione per questa musica, l’occasione di una vita da prendere al volo. E’ stato anche stressante per certi versi, sentivo in qualche modo la pressione sia per la scadenza (in realtà il tempo era più che sufficiente ma sai com’è…) che per la forma da dare alle parole messe nero su bianco… Scrivere in rete, su un portale o un Blog è diverso, perché comunque puoi sempre intervenire a posteriori e depennare, correggere, integrare… Ma un libro, eh… una volta che va in stampa è lì, ad imperituro ricordo di quanto sei stato in gamba o di quanto sei stato “str**o”… Per uno come me che ci tiene particolarmente a scrivere ed esprimersi in un italiano fluido, scorrevole ed impeccabile dal punto di vista grammaticale, oltre che a trasmettere almeno parte delle emozioni che mi regala la musica, è stato piuttosto impegnativo. Bastardo e pignolo, insomma…

I momenti più importanti forse sono stati quelli dei briefing con i miei soci e le discussioni avute in merito ai gruppi da includere, riguardo gli aspetti da valorizzare o far emergere direi che variavano in funzione delle singole recensioni, una band o un determinato contesto in cui è uscito un album possono avere singole peculiarità su cui mettere l’accento di volta in volta…

Sei uno scrittore atipico. Si dice che, di solito, prima di essere scrittori si è anche lettori. Sei d’accordo con quest’affermazione? Quanto è importante la lettura nelle tue giornate? Quali sono i generi che maggiormente ti affascinano?

Oddio, perdonami ma “scrittore” è decisamente un termine sprecato per uno come me. Sono un semplice Fan (da cui il temine Fan-Zine) che ha voglia di mettersi in gioco e riesce a mettere nero su bianco alcuni concetti in modo decente, ma uno “scrittore” è di ben altra levatura. Così come non mi ritengo un “esperto”… c’è talmente tanto da imparare ed è così difficile tenersi al passo con le novità che diffido di chi si definisce tale, è molto più probabile imbattersi in “tuttologi” che veri “esperti”, arroganti piuttosto che umili, quindi mi definisco semplicemente un fan che cerca di tenersi aggiornato.

Chiaro che più leggi, meglio scriverai, sembra scontato ma è bene ribadire che la cultura nutre i neuroni e lo spirito, non si finisce mai di apprendere e di crescere, quindi direi che è parecchio importante, fosse anche solo un fumetto od un quotidiano. Piuttosto che i romanzi prediligo letture di saggistica su argomenti che m’interessano: crimine, storia, archeologia, musica, religioni… ultimamente mi affascinano i libri di Mauro Biglino, che avalla alcune teorie di Z. Sitchin riguardo le origini dell’uomo e le religioni monoteiste. Per un ateo come me è una lettura intrigante ed illuminante.

Hai altri progetti di scrittura o il glam rimarrà la tua unica opera?

Una piccola sorpresa in ballo c’è, mi è stato chiesto di scrivere un articolo su una band che amo per un libro di un carissimo amico, cosa estremamente gratificante ma al momento ancora Top Secret. Non nascondo che mi piacerebbe scrivere qualcosa sul Glam Rock ed il Proto Punk anni 70 e sulla scena rock’n’roll Italiana (con particolare riferimento agli anni 2000), senza escludere un seguito de “I 100 Migliori Dischi Glam Metal” perché tante, troppe band valide ne sono state escluse per i più svariati motivi… Ma lo ritengo improbabile al momento, innanzi tutto non è affatto scontato che ci venga data una seconda opportunità (anche se la prima tiratura è andata esaurita, il ché ci riempie d’orgoglio), poi trovare il tempo anche per questo diventa ogni giorno più complicato… Mai dire mai comunque.

La leggenda vuole che sulla tua carta d’identità alla voce professione ci sia scritto…

Rocker, what else…!

Sei anche appassionato lettore di fumetti.

Certo che si! Per la precisione di comics americani, come tutti i ragazzotti cresciuti con la Marvel/Corno e la DC/Cenisio negli anni 70. Fino a qualche anno fa prediligevo la DC Comics, poi con l’ultimo reboot mi ha fatto storcere il naso (sono per il rispetto della tradizione e la DC ne ha da vendere, non mi piacciono certe innovazioni, le trovo forzate e secondo me hanno snaturato quel meraviglioso universo narrativo), adesso sono rimasto fedele solo alle Lanterne Verdi, imprescindibili. Sul fronte Marvel invece seguo tutto il sottobosco Mutante (X-Men ed affini) anche se trovo poco a nulla di anche solo lontanamente paragonabile alla gestione del grande Chris Claremont (che rese gli Incredibili X-Men uno dei comics più letti, venduti ed apprezzati del pianeta) ma tant’è, ci si accontenta… Apprezzo molto anche Astro City di Kurt Busiek.

Tornando al libro, come è stata la ricerca della casa editrice?

In realtà è la casa editrice che ha trovato noi. Federico un giorno ha intervistato i ragazzi della Tsunami (Max ed Eugenio) per Slamrocks e parlando della linea editoriale “I Tifoni” ha chiesto se avessero intenzione di pubblicare anche qualcosa sul Glam. La leggenda narra che presero la palla al balzo dicendo (parole liberamente interpretate da me, che ero assente): “Perché non ve ne occupate voi di Slam? Avete tutte le credenziali in regola”. Ti lascio immaginare la nostra reazione…

Come ti supportano per la promozione?

Fanno il loro lavoro molto bene, davvero con passione, ed a differenza di altre case editrici dedicano grande spazio ad autori italiani, non si limitano a tradurre lavori stranieri. Per noi hanno organizzato un’intervista per Rock’N’Roll Radio e poi con il Guru himself, il grande Marco Gravelli, che a Radio Lombardia conduce lo storico “Linea Rock” (nato ai tempi della gloriosa Radio Peter Flowers, poi Rock FM). Poi pubblicizzano bene i prodotti un po’ ovunque, partecipano ad un sacco di fiere, concerti ed iniziative varie… Insomma sono molto bravi e preparati,hanno un catalogo di valore assoluto in continua espansione e vanno supportati in ogni modo.

Nella mia personale storia della musica la linea parte dei Led Zeppelin, attraversa i Metallica e … dimmi il nome del prossimo futuro

Eh…bum! Manco Mago Merlino! Hai citato due nomi che hanno influenzato un po’ tutto quel che è venuto dopo di loro, pur in contesti ed epoche diverse (e con le dovute proporzioni, gli Zeppelin a mio modo di vedere le cose stanno parecchio più in alto nell’olimpo del rock), quindi è già di per se difficile ripetere certi exploit, ma il problema sta anche nella concezione del business degli ultimi anni. Se negli anni 70 le case discografiche credevano nelle band, investivano tempo e denaro in promozione ed i contratti duravano l’arco di qualche album dando alla band il tempo di crescere, la cosa è andata via via scemando, tanto che già nelle due decadi successive capitava spesso che una band venisse scaricata all’indomani del’esordio se ritenuto insoddisfacente. Adesso è un disastro, nessuno concede più nulla, la promozione è ai minimi storici e la maggior parte di ciò che viene immesso sul mercato è “pure shit” usa e getta. Pensa che con i parametri odierni band come Kiss ed Aerosmith sarebbero sparite dopo i mezzi flop dei dischi d’esordio, tanto per dire… Difficile fare pronostici su una band che possa diventare “big” come quelle del passato, ce ne sono parecchie valide ma non credo sia più possibile di questi tempi, in ogni caso non mi sento in grado di fare previsioni, prendila come una scaramanzia…

Grazie Gae. Ora per la gioia del pubblico…il grande reperto. The rocker

Carta Identità Mod-1

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Tenetevi pronti. Intervista bomba

Domani pubblicherò sul blog l’intervista a un personaggio incredibile. Non si tratta di un personaggio famoso, non è un vip. Sarebbe stato facile portare su questi schermi un tronista, una letterina, un macho-gay friendly. No, io vi porto un uomo che sulla carta d’identità, alla voce “professione”, ha scritto

ROCKER.

Fatelo voi se siete capaci. A domani

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Il prezzo del libro: dove finiscono i soldi?

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Quanto incassa l'editore?

Si dice che i libri costano troppo e spesso si crede, erroneamente, che l’editore incassi la gran parte del prezzo di copertina. Ma i conti sono ben diversi.

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Sedicesima Festa Biancoblù: il programma delle serate

flaviofirmo:

Per gli amanti di Fòbal c’è questa festa

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serate_sedicesima_festa_biancoblù_apr15

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Scrivendo racconto. Il mio contributo per Historica Edizioni

Fedele al mio impegno narrativo ho dato il mio contributo al volume “Scrivendo racconto” di Historica Edizioni. Con Historica avevo già pubblicato il precedente “La Mille Miglia del ’27” nella raccolta “Racconti Bresciani”.

In questo nuovo volume troverete il mio racconto “I tre dell’isola ecologica”

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Donne, è arrivato l’arrotino

Per chi ha vissuto un certo tipo di Italia, questa voce deve necessariamente smuovere un sentimento.

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A cosa serve una trama secondaria?

A cosa serve una trama secondaria?
di Richard Ridley

gtB6JRxx.jpegSiamo tutti d’accordo che le trame secondarie servono semplicemente ad aumentare il numero di parole in un testo in modo da poterlo considerare un vero e proprio libro, giusto? Sbagliato. Le trame secondarie non sono state create per farcire una storia al fine di compiacere il pubblico. Almeno, non dovrebbero esserlo.

Ecco come le trame secondarie possono contribuire al tuo libro.

  • Ti consentono di conferire profondità ai personaggi. La trama principale potrebbe raccontare di un misterioso assassinio, ma una trama secondaria relativa a un matrimonio complicato o a un problema di alcolismo offre la possibilità di conoscere a fondo la vita di un personaggio. I personaggi hanno un ruolo nella trama e possono essere addirittura loro a tesserne il filo. Grazie alle trame secondarie, ogni personaggio può trovare il proprio posto all’interno della narrazione.
  • Le trame secondarie possono unire i diversi libri di una serie. Una trama secondaria che fa da sfondo in un libro può diventare la trama principale di quello successivo. Ciò permette di costruire la storia su basi che si diversificano da un libro all’altro.
  • Attraverso le trame secondarie, puoi dare alla tua storia quell’autenticità che spesso sfugge. La vita reale è complessa. I libri sono una serie di eventi costruiti con precisione. Le trame secondarie danno la sensazione di caos, facendo apparire le cose così come sono nel mondo reale: folli e complicate.

Non sto suggerendo di non usare le trame secondarie per “rimpolpare” il tuo libro. Consiglio però di non considerare l’aumento di parole come un mero riempimento. I lettori lo vedrebbero per ciò che è realmente: un fiume di parole. Le trame secondarie devono essere usate per dare alla storia e ai personaggi profondità. Ed è questo il modo in cui alimenti davvero il tuo libro.

Tradotto da un articolo messo gentilmente a disposizione da CreateSpace.com.

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