Presentando Gabriella

I più attenti ricorderanno che a Giugno ho presentato il libro di Gabriella Morgillo. Finalmente esce il video dell’evento.

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Islam e concezione del Mondo

939e4de3-e7dc-4d4e-a806-b656d3265139_largeLa concezione del Mondo per l’Islam è diversa dal pensiero occidentale. Per noi esiste il Mondo, gli esseri umani, gli interessi personali e poi, quasi alla fine, il nostro rapporto spirituale con il divino. Per l’Islam è diverso.

Questa dottrina, che non compare nel Corano e negli hadith, è stata elaborata da Abū Ḥanīfa al-Nuʿmān e da altri pensatori musulmani nell’arco di cinque secoli. Un periodo di espansione territoriale per l’Islam, che per questo aveva necessità di dotarsi di una visione geo-politica del mondo che, secondo questa concezione, sarebbe diviso in tre parti:

  • Il “Territorio (lett. “Casa”) dell’Islam”, o “Dār al-Islām” (o Dārunā, “Il nostro territorio”), dove vivono i musulmani sotto la protezione della Legge islamica e i popoli sottomessi (dhimmī). Gli uomini appartenenti a fedi diverse da quella islamica, fino all’età contemporanea, furono infatti assoggettati al pagamento di un tributo personale, la jizya, che garantiva loro la protezione da aggressione esterne, venendo esentati dal servizio militare, dal pagamento della zakat – tassa riservata ai soli musulmani – venendo garantiti nel godimento di una sostanziosa, anche se limitata, indipendenza amministrativa. Le interpretazioni dei teologi musulmani differiscono sulla possibilità di accettare come dhimmī fedeli di religioni differenti da quella dei cristiani, ebrei, zoroastriani e sabei ma, storicamente, si accettò anche l’Induismo come religione proteggibile, in quanto esso poteva vantare un testo scritto (i Veda) che fu considerato anch’esso ispirato divinamente. I teologi hanafiti considerano Dār al-Islām anche un territorio non più sotto controllo musulmano che però permette ancora l’amministrazione del culto e la protezione, sia ai musulmani che ai dhimmī,ma anche il giurista malikita siciliano, l’Imām al-Māzarī, affermò questo principio riferendosi al periodo in cui i musulmani erano governati dai Normanni. In tal modo egli legittimava la loro permanenza nell’isola, da cui essi sarebbero invece dovuti emigrare qualora la Sicilia fosse stata da considerare Dār al-ḥarb, ossia “Territorio della Guerra”.
  • Il “Territorio della Tregua”, “Dār al-ʿahd” o “Dār al-Hudna“, territorio non islamico in cui però l’Islam è praticabile liberamente. Non può essere attaccato e, al contrario, deve essere difeso dai musulmani che hanno stabilito un patto con le autorità del paese; i musulmani devono anche rispettarne gli usi e i costumi. Se però la controparte rompe i patti, può trasformarsi in Dar al-Harb.
  • Il Territorio della Guerra, o “Dār al-ḥarb” (talora chiamato “Dār al-kufr“, “Casa dell’empietà” riguarda invece i territori confinanti con quelli islamici (ma anche all’interno di quelli) che non hanno un accordo di pace o di non-aggressione con i paesi musulmani circostanti. Secondo alcuni giuristi musulmani, un territorio a maggioranza musulmana conquistato da forze non-islamiche diventa Dār al-ḥarb. Secondo molti storici, dopo la scomparsa dell’ultimo grande califfato, quello Ottomano, e la frammentazione degli Stati islamici seguita al Colonialismo, questo concetto ha perso molto del suo significato.

Va comunque sottolineato che tali distinzioni appartengono alla discussione sviluppatasi in età islamica classica e che oggi essa non ha più motivo di essere riproposta, salvo da parte di chi auspica un ritorno a un autoreferenziale Islam delle origini.

« La dottrina islamica contemporanea tende a considerare la contrapposizione tra dār al-Islām e dār al-ḥarb come superata: la esistenza di trattati e istituzioni internazionali universali impone di considerare i paesi non musulmani come dār al-ʿahd, almeno in assenza di uno stato di guerra effettiva. »
(Roberta Aluffi Beck-Peccoz, s.v. «Dār al-Islām», in Dizionario dell’Islam (a cura di Massimo Campanini), Milano, Rizzoli, 2005, p. 83)

Il proselitismo è un obbligo morale per il musulmano (daʿwa, “appello” alla conversione) contro il paganesimo e l’idolatria, ma non riguarda i popoli monoteisti, che in diversa misura posseggono già una parte della Rivelazione tramite l’uso delle Sacre Scritture, che sono sempre ispirate dallo stesso Dio, ma rese incomplete e corrotte per via della manipolazione umana. Le popolazioni del Libro sono innanzitutto ebrei e cristiani, ma nel corso dell’espansione islamica vi furono compresi anche mandei, mazdei, induisti e buddhisti. Maometto stesso ha sottolineato in vari hadith della sua Sunna il portato della Rivelazione coranica.

Specificando con precisione quali differenze vi siano tra fede e sottomissione politica e impositiva per le Genti del Libro, cui la Umma islamica deve garantire il libero esercizio del proprio credo nei territori dell’Islam, pur dovendo rinunciare a qualsiasi forma di proselitismo e pur accettando, in quanto comunità protette, la superiorità politica dell’Islam, la lealtà verso la Umma in quanto entità politica e il pagamento di un tributo. Questa sostanziale “tolleranza religiosa” fu tra i fattori che permisero la veloce conquista dei territori dell’Impero bizantino, dove le eresie cristiane (come il monofisismo) erano invece pesantemente combattute e dove la tassazione era più alta di quella richiesta dagli arabi conquistatori.

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Islam e Islamismo

islam-hajj-ceremony-saudi-arabia-mecca-reuters1Per noi occidentali i termini:Islam, Musulmano, Islamico, Islamismo sono tutti uguali. Le conoscenze portano alla sapienza e voglio approfondire.

La differenza fra il termine Islam e Islamismo è abbastanza sfumata, in italiano una diversità sostanziale invece esiste, perché con la parola Islam s’intende quell’insieme di atti di fede, di pratiche rituali e di norme comportamentali che è praticato da sunniti e sciiti che, insieme, rappresentano quasi il 99% dei fedeli musulmani, mentre il termine Islamismo indica di fatto una concezione dell’uomo e del mondo che si ispira ai valori dell’Islam ma che si esprime a livello più propriamente politico.

La disciplina che studia l’Islam è tradizionalmente detta in italiano islamistica, e islamisti sono detti i suoi cultori e studiosi. Sennonché, per l’improprio uso fattone da alcuni media generalisti, il termine “islamista” può essere percepito come sinonimo di “estremista islamico”, generando disagio per gli studiosi della materia, che potrebbero in alternativa ricorrere al gallicismo islamologi, se esso non risultasse estraneo alla tradizione accademica. Islamistica resta perciò la dizione accademica della branca disciplinare relativa alla cultura dell’Islam.

Altra fonte di confusione terminologica si ha negli ultimi anni con il crescente e improprio uso come sostantivo dell’aggettivo islamico.Il sostantivo che si riferisce a chi professa la religione islamica è infatti musulmano (nell’uso corretto si dovrebbe dire: i musulmani e non gli islamici). L’uso dell’aggettivo come sostantivo, così come il sostantivo islamista – del tutto sconosciuto a qualsiasi autorevole dizionario italiano, se non nel senso di “studioso dell’Islam” – sembra coniato dalla sbrigativa volontà di indicare i militanti di movimenti radicali di matrice islamica che spesso tracimano nel terrorismo, finendo col conferire a quest’ultimo uso una sfumatura negativa che, invece, è evidentemente estranea al termine “musulmano”. Ciononostante si assiste a una sua crescente diffusione nei mezzi di comunicazione di massa come semplice sinonimo di quest’ultimo sostantivo/aggettivo.

La fede per i musulmani è basata sui “cinque pilastri”. Per essere un “uomo dell’Islam” si deve possedere perfettamente la fede (īmān) in questi principi ed esercitare il bene e la pietà (birr). Le parole “Islam” e “salam” (pace) hanno la stessa radice consonantica e sono come fuse. L’Islam si configura quindi come “intima pace dell’uomo con Dio” e il mùslim (musulmano) è colui che si affida con pienezza al Signore. Questo fiducioso abbandono è manifestato dal credente assolvendo per quanto può ai doveri espressi dai cinque arkān al-Islām, vale a dire i cinque “pilastri della fede islamica”.

L’Islam non è soltanto una religione, nel senso tecnico del termine, che si basi principalmente su un’intima persuasione di fede, ma è anche (e non secondariamente) un’ortoprassi, una serie cioè di azioni e comportamenti obbligatori, perché giudicati “corretti”. I comportamenti esteriori sono giudicati secondo la sharīʿa, la disciplina legale islamica, mentre per quelli interiori il solo giudice è Dio. Ciò non toglie che, dopo un lungo e animato dibattito teologico durato quasi un secolo, mirante a determinare se per potersi definire “musulmano” bastasse l’imān (la fede) o se invece essa dovesse accompagnarsi o addirittura essere subordinata alle opere (aʿmāl) la risposta è stata quella di dare assoluta preminenza alla prima, tant’è vero che per essere considerato a pieno titolo “musulmano” è sufficiente una seria shahāda, anche se un musulmano non potrà poi esimersi dall’esprimere coerentemente nei fatti della vita la profondità e la sincerità della sua fede. Questo di per sé eliminerebbe la necessità di parlare di un “integralismo islamico”, dal momento che l’Islam ha per definizione un approccio “integrale” alla realtà fenomenologica, senza alcuna separazione fra aspetti mondani e ultramondani.

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Gruppi religiosi nell’Islam

islamAbbiamo parlato dell’Islam e, dai primi studi, mi sono convinto che si tratti di una religione di pace. Molti storceranno il naso, ma come? Ti sembrano pacifici quelli che stanno insanguinando il mondo? Io ho l’obbiettivo della sapienza e voglio capire prima di esprimere opinioni. L’Islam è molto semplice: Dio ha dettato il Corano a Maometto che l’ha diffuso. Non ci sono mediazioni, esiste un libro e solo quello conta.

Poi succede un fatto meraviglioso. Intervengono gli uomini.

Esistono nell’Islam una serie di gruppi religiosi che andremo ad approfondire nei prossimi post:

  • Sunniti. Quasi il 90% dei musulmani.
  • Sciiti. Quasi il 10% e con questi due gruppi avremmo chiuso

Esistono altre derivazioni, ma come si vede il mondo islamico è fondamentalmente sunnita. Questi seguono la corrente del “Sunnismo” che ritiene giusta e valida la Sunna, cioè l’insieme di regole e consuetudini per l’applicazione del Corano (come ho già spiegato nei post precedenti).

Il sunnismo rifiuta il ruolo degli sciiti a guida del mondo musulmano. Gli sciiti si riconoscono come guida della Umma (la comunità dei musulmani), i sunniti non lo ritengono valido. C’è un lungo dibattito teologico che riguarda la discendenza di Maometto che vi risparmio, ma il nocciolo della questione è tutta quì.

Quindi le maggiori battaglie all’interno della comunità musulmana avvengono per questa diatriba.

 

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Really you want it?

51lb-gu4xqlOgni volta che pubblico un ebook sull’argomento subbuteistico (ma non solo) vengo inondato da messaggi che chiedono la versione cartacea. Bene, mi dico, basta poco per mettersi a creare il cartaceo. Poi succede che il libro non si vende. Quelli che lo richiedono non lo acquistano. Perchè? Bel dilemma.

Ci sarebbe “Il mondiale di Subbuteo del 1970” nella versione italiana e inglese, potrei stamparlo in doppia lingua, ma verrebbe acquistato?

Andrò controcorrente, ma l’ebook vincerà!


 

Every time I publish an ebook on the subject subbuteistico (but not only ) I get flooded with messages asking the paper version . Well , I tell myself , it takes no time to get to create the paper . Then it happens that the book is not sold . Those who demanded not buy it . Because? Dilemma
There would be ” The World Subbuteo 1970 ” in Italian and English version , I might print it in two languages , but it is purchased ?
I will go against the current, but the ebook will win !

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Quando le scene provengono da bar reali

Nel capitolo 4 di Fòbal si parla di un bar dove ogni uomo vorrebbe passare la serata. Ci sono bellissime ragazze brasiliane, il Bar Brasil.


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Il Venerdì sera, una volta al mese perché i soldi sono sempre pochi, la mia droga si chiamava Bar Brasil. Ci potevano essere settimane che stavo chino su un carburatore o giorni che non passavano mai in attesa di clienti. Il solo pensiero del Bar Brasil bastava a dare un senso alla mia vita.

Vincenzo mi aspettava nel parcheggio con il braccio appoggiato alla sua vecchia Punto. Mi sono chiesto per anni perché non la cambiasse e perché non sentisse il richiamo di un rombo nuovo, ma la risposta stava dentro quelle quattro mura. Mi fece cenno con un dito e mise il cellulare nella tasca dei pantaloni. Parcheggiai e lasciai il telefono nel portaoggetti.

Il Bar Brasil non è uno dei soliti bar dove si entra e ci si ubriaca guardando la partita. La televisione è fissata al muro e trasmette solo video musicali. A volte il padrone si asciuga la pelata con lo stesso straccio che usa per pulire i bicchieri. La vita non è solo pulirsi la pelata, pulire i bicchieri o guardare le partite.

Una volta al mese, quando le finanze me lo permettono, vado al Bar Brasil. Qualcuno pensa che venti euro per un piatto di riso e fagioli siano una cifra spropositata. Ci mettono anche due medie e per altri dieci euro ti scoli anche due mojto. Al Bar Brasil non ci andiamo per mangiare o per bere.

Conosco Vincenzo da quando tentavo di passare la scuola superiore. Lui stava due banchi dietro il mio e distraeva il mio compagno di banco mentre io gli rubavo la merenda. Siamo stati sempre una bella squadra, senza tante pretese e con un piano semplice.

Quel Venerdì, come altri, il nostro piano prevedeva il solito piano. Riso e fagioli, due medie e due mojito. Sono sempre stato una persona semplice e il mio amico Vincenzo è il ritratto della semplicità

Entrammo come una squadra. Marcilene ci venne incontro con il suo sorriso e ci strinse la mano. Mi baciò sulle guance e abbracciò il mio compare. Adoro la pelle nera, l’ho sempre amata fin dai tempi dell’Istituto Tecnico. Vincenzo mi ricorda che siamo dei gentiluomini e mi toglie le mani dal sedere della mulatta. La ragazza non è una che pesa molto i gesti delle persone, Saluta con i baci e ci indica un tavolo libero a ridosso del muro.

Il televisore trasmette un video di musica brasiliana. Appena si entra nel locale tutto sembra fumoso e confuso, ma dopo un paio di birre ci si inizia a orientare.

«Venerdì è sempre festa.»

Vincenzo si guarda intorno e con lo sguardo cerca la sua cameriera prediletta. Non la trova e chiama con l’indice alzato la figlia del titolare. La ragazza si avvicina al nostro tavolo, appoggia il taccuino e si sporge. Il seno fatica a trattenersi nel corpino luccicante e il mio compare fissa imbambolato la linea nera che scende quasi fino all’ombelico.

«Due da mangiare e due medie,» ordino assaggiando gli occhi della ragazza che ruotano verso le mie labbra. Al Bar Brasil si ha sempre l’impressione di essere al centro dell’attenzione. La meraviglia di quelle ragazze è che ti fanno sentire l’uomo più romantico e virile dell’universo. Guardo Vincenzo che fissa il sedere della nera mentre si allontana e mi gratto il naso come a sparare una delle mie massime.

«Io, nella prossima vita, voglio usare i primi anni per truffare la gente e fare più soldi possibili. Poi dai trenta ai cinquanta voglio andare in Brasile e sperperare tutto il denaro in donne. Cazzo me ne frega di portarmi i soldi nella tomba, per una come quella io starei a stecco per vent’anni pur di goderla per sei mesi.»

Vincenzo salutò il proprietario del bar e tolse il cellulare dalla tasca, controllò i messaggi e le chiamate perse prima di spegnerlo. Maristela, Isadora, Maeva, tutti nomi che ho sempre fatto fatica a ricordare. Nel nostro linguaggio in codice sono identificate come le ragazze del Brasil.

La cameriera si avvicinò con due ciotole di riso e fagioli e le appoggiò sul tavolo. Vincenzo si era sempre professato un cultore del sedere, ma davanti al seno esplosivo della ragazza sembrò ipnotizzato.

«Da dove vieni?»

La ragazza era nuova. Probabilmente avevo saltato un mese, ma non ricordavo di averla mai vista prima. Vincenzo andava al Brasil anche senza di me, poteva permetterselo e io non ne ero mai stato geloso. Lei scrollo i riccioli neri e si dipinse un sorriso sincero.

«Vengo dal Senegal. Adesso abito qui vicino, ma ho vissuto più tanto in Francia. Grenoble, Nizza e Parigi. Bella Italia, bello tutto, ma Parigi.»

Vincenzo si pulì le labbra con il dorso della mano e mise il boccale a fianco del piatto di riso. Chiesi una seconda media e presi le mani della ragazza.

«Parigi è sempre Parigi.»

Non ero mai stato in Francia, al massimo in Liguria per il militare. Vincenzo mi aveva insegnato che con quelle ragazze dovevi sempre fare la figura dell’uomo di mondo. Dovevi bluffare, la vita è un continuo bluff.

La ragazza mi strinse le mani e guardò verso il bancone alle sue spalle. Il titolare stava asciugando un bicchiere e guardava verso l’ingresso.

«Parigi è la vita. Qui è bello e tutti gli italiani sono gentili e carini. Però Parigi è sempre festa.»

Si allontanò portandosi le posate ancora sul vassoio. Vincenzo fece un fischio e la ragazza tornò scusandosi. Mangiammo riso e fagioli senza togliere gli occhi dal sedere delle cameriere. Come una buona squadra ci dividevamo anche le preferenze. Vincenzo impazziva per la nuova senegalese dal culo stretto, io ero seguivo i passi morbidi di Eloisa.

Per chi non è mai stato al Bar Brasil parlare di Eloisa è come scrivere poesie in un alfabeto senza le vocali. Si nasce, ci trascina l’esistenza e si muore, ma se non si conosce Eloisa si ha sprecato il proprio tempo. Da quando passo al bar, saranno un paio d’anni, lei ha sempre avuto ventidue anni.

«Lui dice che si deve appoggiare la mano in terra e muovere tutto il sedere.»

Arriva alle mie spalle senza farsi annunciare. Mi volto e quasi vorrei baciarla. Si siede al posto libero alla mia destra e accavalla le gambe. La cavigliera luccica sulla pelle nera, le scarpe rosse le danno un tocco di eleganza che quasi stona con il suo odore selvatico. Mi appoggia la mano sul polso e mi chiede se ne voglio ancora. Non ho mai capito con quale talento riesco a rispondere in automatico alle domande.

Tracannai il secondo mojito dopo che riso e fagioli furono tranquillamente sepolti nel mio stomaco. Vincenzo guardò il display del cellulare e strinse le spalle.

«Adesso le mando un messaggio e la tengo buona. Marta è sempre gelosa, ma quando sono con te ha piena fiducia. Sarà che hai la faccia da brava persona. Le donne certe volte sono veramente delle sempliciotte. Ti conoscesse come ti conosco io.»

Mille volte sono stato il suo alibi. Sarà la faccia da brava persona, che poi come può uno avercela non saprei. Si nasce bravi o cattivi. Io sono semplicemente uno stronzo come tanti.

«Ti è piaciuto il mojito.»

Eloisa mi arrivò alle spalle e mi sussurrò all’orecchio ancora il testo di quella canzone brasiliana.

«Lui dice che si deve appoggiare la mano in terra e muovere tutto il sedere.»

Ho capito, ma vorrei vedere come faresti con la mano a terra a muovere il tuo bel sederino. Eloisa sembra avere un senso senso e appoggia la mano sul mio ginocchio. Si stira il miniabito a fiori e inizia a muoversi come un serpente. Alza le natiche e gonfia i polpacci. Andrei a rapinare la mia banca nudo per molto meno.

Quando cambiò la canzone sembrò delusa e mi chiese nuovamente se mi era piaciuto il mojito. Vincenzo indicò la senegalese dietro al banco e i due bicchieri tra le mani del barista.

«Il primo lo ha fatto lei, questo io con le mie mani. Io dico che sono più brava di lei. Noi brasiliane siamo più brave, vedi come sono brava.»

Ero leggermente sbronzo. Potevo guidare da Brescia a Milano senza sbagliare strada, ma se mi avesse fermato la Polizia mi avrebbero ritirato la patente. Eloisa mi fissava con le labbra arricciate, la mano sul mio polso e il seno che cercava di entrarmi nel cervello.

La sparai grossa.

«Amore. Tu vuoi che ti dica la verità o una bugia per farti felice?»

La ragazza appoggiò la testa sulla mia spalla e sospirò.

«La verità è che il tuo mojito è buono, ma se mi trovassi da solo su un’isola deserta e avessi a disposizione un solo mojito, ecco, mi porterei il suo. Tu sei l’amore della mia vita, ma il suo mojito è più buono.»

Eloise mi baciò sulla guancia e si lasciò annusare dietro alle orecchie. Si alzò e incrociò le braccia. In quel momento poteva anche prendermi e gettarmi di peso in mezzo all’oceano che avrei ringraziato le divinità del mondo per la mia misera vita.

«Grazie, grazie che sei sincero.»

Andò verso il bancone e discusse con la ragazza senegalese. Indicarono il nostro tavolo a più riprese. Prima Eloise con il pollice e poi la barista con l’indice. Discussero e risero.

«Che vuoi farci, non sono capace di mentire.»

Vincenzo giocherellò con la cannuccia e spostò una foglia di menta. Aspirò facendo rumore e guardò verso il bancone.

«Sei veramente un pezzo di merda.»

Cosa dovevo fare? Risi e incrociai le dita davanti al bicchiere.

«I romani dicevano “divide et impera” o una cosa del genere. Non ho la minima possibilità di portarmi a letto una delle due, ma vederle che discutono su quale sia il mojito migliore mi fa sentire il Re del ballo. Dimmi pure che sono un pezzo di merda, ma la vita è quello che è. Almeno un po’ di divertimento.»

Vincenzo alzò il palmo e lo battei con il mio. Mi sentivo carico e potente. La delusione del pomeriggio a Milano era del tutto svanita. Quel borioso allenatore poteva anche avere vinto una partita vent’anni prima, ma io me ne stavo con la testa leggera a guardare il culo alto e duro di Eloise. Questione di punti di vista.

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The Subbuteo world championship 1970

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English speaking friends your moment has arrived.

The World Subbuteo 1970 is finally ready . You can find it on Amazon for the joy of your eyes and your heart . The story is important to understand the present . 1970 was the year of change . The year that changed history . Read the ebook and share .

 
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Il mondiale 1970 in Inglese

Mondiale 70(2)Dopo numerosi solleciti mi sono deciso a pubblicare “il Mondiale di Subbuteo 1970” in inglese. Grazie alla collaborazione di alti funzionari del movimenti l’ebook verrà pubblicizzato su tutti i canali ufficiali.

Entro fine settimana anche gli “stranieri” potranno conoscere la storia di questo campionato mondiale.

Per gli italiani, questo il link: Campionato mondiale 1970

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La struttura dell’Islam

quran_coverDopo una prima infarinatura sull’Islam voglio approfondire la struttura. Quello che per noi è tutta la “linea di comando” composta dal Papa, dai Vescovi, fino al prete dell’ultimo paese per i musulmani è leggermente diversa.

Il primo luogo è la Moschea. Non è necessariamente un luogo liturgico, per il buon musulmano la preghiera è un fatto personale che si può compiere in ogni luogo. La Moschea è più un luogo d’incontro, di socialità. Si studia, ci si riposa e si prega.

L’Islam è contrario a ogni rappresentazione di immagini umane. Ricordate che il Corano è l’unica espressione del divino e soltanto Maometto ha potuto intercedere con Dio. Santi non esistono e ogni rappresentazione è severamente vietata.

I rituali, secondo molti studiosi, sono da rintracciarsi in diversi profeti precedenti a Maometto. Sono pratiche necessarie per avvicinarsi in purezza.

  • Rimuovere le scarpe nei luoghi sacri, come disse Dio a Mosè sul monte Sinai.
  • Compiere le abluzioni rituali, come Dio comandò a Mosè e Aronne.
  • Prostrarsi con il viso rivolto a terra, come fecero Gesù, Abramo, Mosè e altri.
  • Il digiuno, come i celebri 40 giorni e 40 notti di Gesù.

Mi verrebbe da aggiungere “niente di nuovo”.

Un concetto interessante è che il musulmano, in assenza di clero, è responsabile personalmente della propria fede. Però viene esortato a circondarsi di persone rette che lo aiutino nel suo percorso. Molto bello questo passo di Shaykh Abu Madyan Shu’ayb:

Il piacere della vita è solo nella compagnia dei fuqarāʾ.[56] Essi sono i sultani, i maestri e i principi. Il faqīr è colui che ha abbandonato la futile ricerca di questo mondo per intraprendere la ricerca del Reale, ovverosia, del segreto della Sua esistenza. Il primo requisito di questa ricerca è la compagnia delle altre persone che desiderano acquisire tale scienza. Essere parte di esse significa condividerne le difficoltà e le gioie. Da principio, il faqīr vede le manchevolezze dei fuqarāʾ. Quando impara che essi sono uno specchio per lui — come insegnava il famoso ḥadīth[57] — cessa di combatterli e nel suo cuore comincia a sorgere l’amore per gli amanti di Allah. In tal modo si approssima allo Shaykh.[58]

Per i musulmani esistono due testi fondamentali: Il Corano e la Sunna. Anche il Vangelo, i Salmi e la Torah sono considerati di ispirazione divina, ma corrotti dal tempo e dalla cattiveria degli uomini.

Il Corano è la parola di Dio. Definitiva e senza fronzoli.Maometto l’ha ricevuto direttamente dall’Arcangelo Gabriele che l’avrebbe rivelato in lingua araba. Secondo i fedeli non è stato scritto direttamente perchè Maometto era analfabeta, ma assimilato per volontà divina e recitato ai seguaci.Solo più tardi venne messo per iscritto e mantenuto immutato fino ai giorni nostri.

La Sunna è invece costituita da una serie di detti e di fatti di Maometto e rappresenta le consuetudini da seguire.

Esistono poi numerosi saggi e documenti ritenuti importanti, ma è solo il Corano il testo divino. Anzi, la divinità stessa.

Come potete vedere non esiste una vera e propria struttura. ci sono persone ritenute sagge e influenti, ma non esiste il clero.

… o meglio.

L’imam è un musulmano incaricato dalla comunità di condurre la preghiera nella moschea. Di solito è una persona con le maggiori conoscenze liturgiche, ma ha il solo compito di condurre la preghiera.

Gli ulema sono musulmani che si limitano a interpretare il Corano, se un musulmano ha un dubbio riguardo a un certo passo può rivolgersi agli ulema.

Il mufti è una specie di giudice religioso. Esprimono pareri su aspetti giuridici che possono essere in contrasto con la struttura coranica.

Ogni musulmano, quindi, è sacerdote di se stesso. In questo punto si possono annidare i pericoli più profondi.

 

 

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Islam

2000px-allah11-svgOggi, la sola parola, mette paura. Viviamo un’epoca di grandi divisioni, un’epoca che ripete il triste mantra del secolo scorso. Prima era Est contro Ovest, Russi contro americani. La battaglia dei giorni nostri è Islam contro occidente. Però andiamo per gradi.Nel preparare il mio prossimo romanzo mi sono imbattuto in una gran mole di documenti e cercherò di condividerli con voi.

L’Islam è una religione monoteista. Si manifesta per la prima volta attorno al VII secolo grazie a Maometto, considerato l’ultimo profeta mandato da Dio per ribadire la rivelazione annunciata per la prima volta ad Adamo. Islam significa “sottomissione e abbandono totale a Dio”. Quindi attenzione ai termini.

Il buon musulmano deve assolutamente seguire i cinque pilastri dell’Islam. I cinque precetti per abbandonarsi completamente a Dio.

  1. Testimonianza:” Testimonio che non c’è divinità se non Dio (Allàh) e testimonio che Muḥammad è il Suo Messaggero“. Basta recitarla in piena comprensione per aderire all’Islam (che ricordiamo è l’abbandono a Dio)
  2. La preghiera canonica da recitare 5 volte al giorno.
  3. La carità versoo i bisognosi.
  4. Il ramadan. Il digiuno secondo le modalità stabilite.
  5. Il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita.

Esiste un sesto pilastro, tristemente famoso ai nostri occhi, che è il jihad. In Occidente lo colleghiamo al concetto di guerra santa, ma la dottrina lo definisce come “la guerra contro gli aspetti più deteriori dell’animo umano”.

Islam quindi è la rivelazione fatta a Maometto, ma non viene intesa in contrapposizione con le altre religioni monoteiste, bensì come l’ennesima conferma della volontà divina. Per i musulmani Maometto è “il sigillo dei profeti”, con lui si termina il ciclo delle profezie. L’Islam si riconosce nell’Antico e nel Nuovo Testamento, riconosce Gesù come profeta e considera il Corano il libro sacro.

Per i musulmani esiste soltanto il Corano come unica affermazione della volontà divina. Il buon musulmano è rigido nello schema: Allah è il Corano e il Corano è Allah. Un solo libro, nessun passo intermedio.

In linea del tutto teorica basterebbe conoscere e seguire i dettami del Corano per definirsi un buon musulmano, ovviamente seguendo i 5 pilastri.

Allora dove sono i concetti di strage, morte, terrore? Cerchiamoli insieme nei prossimi post.

 

 

 

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