Un po’ in sordina, ma c’è una novità

text3889-1Voglio raccontarvi di un truffatore.

Tutti abbiamo la curiosità di capire come si muove, su che basi agisce e come si è formato un uomo che, di professione, truffa le persone.

Ebbene, amici, questa storia è una storia vera. Ho cambiato i nomi, in qualche punto ho dovuto adattare la trama e in altri ho tagliato delle scene, ma alla fine è una storia vera.

Siamo abituati a leggere sui giornali o vedere in televisione le imprese di truffatori di vario livello. Dai grandi professionisti che lottano contro le Nazioni ai piccoli che raccattano centesimi nelle tasche dei passanti.

Il nostro eroe è un ragazzo, cresciuto nel denaro facile e con principi poco profondi.

Seguite la sua evoluzione. Questa è la sua storia.

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Di cosa parliamo, quando parliamo di incipit.

letteratura_antoL’incipit di un romanzo è la parte iniziale, la prima pagina o anche meno. Sono le prime parole di una storia e da queste si deve subito capire il carattere dell’autore.

Dunque, nella vita ho ucciso assassini e animali feroci, ho fatto l’amore nella stessa notte e nello stesso carro con quattro donne cinesi, tra cui una che aveva una gamba di legno, il che rende le cose un tantino difficili, in certi casi. Una volta, mentre attraversavo le pianure, ho pure mangiato un tizio morto, non intero, ovviamente, ma sia chiaro che non lo conoscevo tanto bene, mica eravamo parenti, insomma si è trattato solo di un malinteso

Joe R. Lansdale – Paradise Sky

Questo è l’incipit di uno dei maestri dell’incipit. In sei righe hai una voglia pazza di capire dove ti porterà la sua storia.

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine

Questo incipit è stato eletto il più bello del millennio. La classe di Marquez e il suo modo di entrarti con passione è una cifra stilistica che ne ha fatto uno dei maestri.

«È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.»

Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen

Anche in questo caso, dalle prime parole, si entra nel vivo della storia con una frase che caratterizza l’ambiente e il percorso che andremo a fare con l’autrice.

«Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso.»

La metamorfosi, di Franz Kafka

Quindi, per un buon incipit, subito nel pezzo e dentro la storia.

 

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42.000 parole in sette giorni

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui? Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di […]

via 42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith — strategie evolutive

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Sempre parlando di donne nell’Islam

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Nel mondo arabo preislamico, le beduine avevano tanto lavoro da svolgere, non esisteva l’uso di velarsi. A volte sia le donne, sia gli uomini si coprivano con un mantello per proteggersi dalla sabbia. Il concetto della donna segregata in casa viene dalla cultura bizantina. Il Corano infatti prescrive alle donne di non esibire troppo le loro parti belle, ovvero il seno e le parti intime. Il volto chiaramente può essere mostrato senza problemi.
Lo faceva ai tempi anche la giovane Aisha, figlia di Abu Bakr, il primo califfo che succedette al profeta dopo la sua morte.
«Aisha aveva colpito l’immaginazione di Maometto: bella, brillante, entusiasta, ambiziosa», spiega Soravia, «il legame tra i due era vigoroso e non venne indebolito neanche da un episodio di cui fu protagonista la giovane».
LA FIDUCIA NELLA MOGLIE. Nel corso di un trasferimento in carovana, racconta il professore, «la sposa del profeta si era fermata per una normale necessità fisiologica e aveva perso tempo cercando i grani di una collana che le si era rotta. La carovana però era ripartita non accorgendosi della sua assenza». La donna allora rimase fuori diverse notti e fu riportata a casa sana e salva da un giovane beduino che la trovò in mezzo al deserto.
«Quando venne vista tornare con questo ragazzo piuttosto bello», continua Soravia, «in tanti iniziarono a parlare male di lei e tra questi il più duro fu Ali, che suggerì al profeta di ripudiarla. Maometto invece non credette alle chiacchiere ed ebbe una rivelazione dall’angelo Gabriele che assolse la moglie da qualsiasi sospetto di adulterio».
La prova dell’amore tra Aisha e il profeta si ebbe nel 632 d.C, quando Maometto morì tra le braccia della sua ultima moglie. Lei, Aisha, la donna alla quale dedicava più tempo, con la quale discuteva, alla quale aveva creduto sempre nonostante non fosse riuscita a dargli neanche un figlio.
QUEI MESSAGGI CONTRO LA DISCRIMINAZIONE. Dopo la morte del profeta, Aisha non si mise in disparte ma sfidò nel 656 d.C Ali, colui che l’aveva diffamata. In quella che viene ricordata come la “battaglia del cammello” , questa donna guerriera venne leggermente ferita e solo dopo la sconfitta del suo acerrimo nemico si ritirò dalla vita pubblica.
Oltre alla prima e all’ultima moglie, Maometto ha avuto però altre donne. «Con i suoi matrimoni», conclude Soravia, «il profeta lanciò dei segnali emblematici su come trattarle. Sposò molte vedove che avevano già figli per dare loro protezione, convolò a nozze con una etiope per lanciare un messaggio contro il razzismo, sposò una cristiana perché la ‘gente del libro’ (i seguaci delle due grandi religioni monoteiste, cristianesimo ed ebraismo, e di altri culti come quello professato da Sabei e Zoroastriani, ndr) merita rispetto».
Rispetto che oggi viene calpestato da un esercito di uomini vestiti di nero, quell’autoproclamato Stato Islamico che con l’Islam non ha nulla a che fare

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La prima moglie di Maometto

Beh, sentite questa:

In Arabia Saudita le donne non possono viaggiare da sole, non possono guidare né accedere a un’istruzione superiore.
Il velo le copre dalla testa ai piedi rendendo i loro movimenti difficili, sono previste pene corporali per quelle che violano il dogma coranico così come interpretato dalla scuola hanbalita che vige nel Paese. Lapidazioni, frustate, amputazioni. Questo succede oggi, nel 2015, in una terra, l’Arabia, dove nel VI secolo d.C visse una donna straordinaria: Khadigia, la prima moglie di Maometto.

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Una donna che teneva il viso scoperto e che guardava gli uomini dritto negli occhi, senza timore. Non dipendeva da fratelli, zii o cugini né economicamente, né sentimentalmente. Sicuramente non doveva chiedere a nessuno il permesso per uscire di casa per svolgere le suoi affari economici, probabilmente avrà montato dromedari e cammelli senza problemi. Insomma, la donna di cui Maometto si innamorò non era proprio un angelo del focolare, quanto piuttosto quella che oggi definiremmo una businesswoman.

MAOMETTO LAVORAVA PER LA FUTURA MOGLIE. Quando i due si conobbero, lei aveva già 40 anni, due matrimoni alle spalle, diversi figli e una grande forza. Khadigia lavorava a tempo pieno per portare avanti le attività di famiglia che consistevano nell’organizzazione di carovane dirette in Siria alla ricerca di merci bizantine che poi venivano rivendute nella città di Mekka.
Alle sue dipendenze aveva tanti uomini tra i quali un giovane che veniva dal clan dei Banu Quraish, un ragazzo di 25 anni che aveva perso il padre prima della nascita e che a soli sei anni era rimasto orfano, dopo la morte precoce della madre.
Questo ragazzo si chiamava Maometto. Era educato, onesto, laborioso; qualità acquisite grazie alla formazione che gli era stata impartita dallo zio Abu Talib che lo aveva seguito durante l’adolescenza e lo aveva preparato a lavorare nel mondo del commercio.
LA PROPOSTA DI MATRIMONIO? LA FECE LEI. «Maometto non aveva moglie», spiega il professor Giulio Soravia, esperto di lingua e cultura araba, «anche se alla sua età era inusuale non essere sposato poiché lo status di celibe era considerato innaturale».
A rompere questa situazione fu proprio Khadigia: fu lei a chiedere in sposo Maometto, attraverso un’intermediaria che ne sondò i sentimenti. Secondo lo storico Maxime Rodinson, la mediatrice chiese a Maometto: «Che cosa ti impedisce di sposarti?». E lui rispose: «non ho i mezzi necessari a un matrimonio». Alla domanda «E se qualcuno ne possedesse per due e ti offrisse la bellezza, l’agiatezza, non accetteresti?» , lui acconsentì.

Khadigia, la donna libera che stregò il profeta

«Per Khadigia», afferma Soravia, «il matrimonio voleva dire prima di tutto protezione. Nella società preislamica la condizione delle donne sole non era semplice come quella degli orfani e di tutte le categorie deboli».
Ricordiamo, continua il professore, «che anche in quella che oggi è l’Europa vigeva all’epoca l’editto di Rotari, prima raccolta scritta delle leggi dei longobardi, secondo cui una donna non poteva assolutamente vivere in autonomia. O era sotto il padre o il fratello o il marito. Nel caso in cui si trovasse sola allora era automaticamente posta sotto il controllo del Re».
Pur non essendo più giovane, a Khadigia non mancavano i pretendenti. Lei però scelse Maometto, perché si fidava di lui in quanto lo aveva visto lavorare e sapeva che era un uomo onesto.
Fu un matrimonio d’amore? Si direbbe di sì. Un amore che crebbe lentamente e si rafforzò con il tempo. Khadigia era intelligente e volitiva e Maometto la amò in modo incondizionato tanto da rimanerle fedele fino a quando rimase in vita. Una figura materna, ma allo stesso tempo una donna attraente e libera, in grado di dire la sua opinione e di dare forza al proprio compagno nei momenti più difficili.
LA PRIMA PERSONA A CREDERE NELL’ISLAM. Khadigia fu la prima persona a credere nell’Islam. Fu la prima a sostenere il profeta dopo le rivelazioni di Allah e la prima a convertirsi. «Non dubitò mai che si trattasse della parola di Dio che comunicava con suo marito tramite l’angelo Gabriele», spiega Soravia, «non dubitò neanche quando lo stesso Maometto sembrava titubante e spaventato».
Dal loro matrimonio nacquero quattro figlie femmine, Zaynab, Ruqayya, Umm Kultuhum , Fatima; nacquero anche dei maschi che, disgraziatamente, morirono tutti in tenera età.
Maometto però non si disperò, non cercò un’altra donna. Preferì crescere Alì, suo giovane cugino, che più tardi prenderà in sposa Fatima. «Khadigia è considerata la madre dei musulmani», dice Mourad Maziond, giornalista tunisino. «La storia sua e di altre donne che Maometto sposò negli anni a venire, molte delle quali vedove e non più giovanissime, dimostra che il profeta rispettava le donne e non aveva come obiettivo primario quello del sesso», aggiunge Abdel Qader, imam di Perugia.
MAOMETTO AMAVA LE DONNE FORTI. Per lo scrittore ebreo polacco Marek Halter che ha da poco pubblicato un volume dedicato alla figura di Khadigia, la sua storia è fondamentale per far cadere l’idea della donna musulmana, sottomessa al marito, chiusa sotto veli neri che ne coprono le forme e il volto.
Viene infatti da chiedersi che cosa direbbe oggi il profeta della segregazione, dell’umiliazione e del disprezzo a cui molte donne che professano l’Islam vengono sottoposte da «sedicenti dottori della legge che hanno letto il testo sacro senza quell’interpretazione, ijtihad, che permetterebbe di adeguarlo ai tempi che cambiano», dice Soravia. «Dottori che non vogliono rinunciare al potere». Un potere che trova nella sottomissione della donna un pilastro fondamentale.
Maometto «amava donne forti che gli tenevano testa, come Khadigia alla quale rimase legato fino al 619 d.C, quando morì, o ad Aisha, l’ultima moglie che il profeta sposò quando era ancora una bambina».
Donne vitali, ambiziose, forti non come quelle di oggi che hanno perso molti dei loro diritti.

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Un tifoso Top per un libro Top

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Bene amici. Michael arriva direttamente dal Canada, Toronto per l’esattezza. I tifosi del Brescia lo conoscono perchè è, di fatto, uno dei tifosi più incredibili che ci siano. I suoi genitori sono italiani, ma lui è nato e cresciuto a Toronto. Segue il calcio o meglio quel poco che arriva tra la pubblicità all hockey e un servizio sull’Hockey. Un giorno i suoi genitori lo portano a visitare la loro terra natale e lui, passando da Brescia, chiede: “quì gioca Hagi?”. Da quel momento parte la passione viscerale per la V bianca sul petto. La squadra passa da Hagi a Baggio a Pirlo, Guardiola fino a ripiombare nella serie B nazionale. La passione non ha limiti e l’amico Michael prende contatto con i club locali per la sua prima volta allo stadio. Lo incontro al Brescia Club Vittorio Mero e gli regalo la sua meritatissima copia di Fòbal, l’onore è tutto mio e ci beviamo una birra in compagnia. birra per me, pirlo brescianissimo per lui.

 

 

 

 

 

 

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Ti pare?

Entro in questo bar dove faccio colazione. Non tutti i giorni, non sono così ricco da mettere un paio di euro tutte le sante mattine che Dio ha messo sulla terra. Però, almeno Domenica, mi piace sedermi al tavolino e bermi un caffè con una brioche alla crema. La barista mi conosce e ormai ci si parla a gesti. Unisco indice e pollice e li porto alla bocca, lei risponde riempiendosi le guance d’aria. Caffè, brioche.

Noto subito questa nera dagli occhi enormi. Ha i capelli cortissimi e gli occhiali con la montatura spessa come vanno di moda adesso. Il look sembrerebbe quando di peggio possa augurare a una donna, ma su di lei ha un’eleganza senza pari.

Fingo indifferenza, apro la Gazzetta e sfoglio.

La barista appoggia la tazzina sul vassoio e indica la brioche alla nera che termina la mia ordinazione. Poi esce dal bancone. Che fortuna, penso, almeno vedo da vicino la nuova arrivata. Lei si avvicina, si ferma e mi fissa.

“Noi ci conosciamo,” dice lei con il vassoio in mano.

L’istante benevolo pesca nella mia memoria e collega quel paio di occhi enormi a una donna. Apro il cassetto e tolgo il fascicolo. Mai stato uno fisionomista, ma se arrivo all’informazione di base ho tutto per iniziare un discorso.

“Nata.”

E poi mi alzo, la bacio sulla guancia e lei ricambia. Che bella sensazione, di felicità stupida e senza senso. Parlo alla brutta persona che tengo segregata in fondo al cuore e le chiedo cosa deco fare. Sono in mezzo al dubbio: stare a parlare del nulla o lasciarla al suo lavoro.

Sorrido, non sono bravo a decidere.

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Cosa attrae le donne…da sempre

Sono stato combattuto sul titolo, mi sembrava troppo pretenzioso e troppo “ehi, amico. Leggi quì”. Poi ho capito che era l’unico modo per sintetizzare un concetto che mi sta molto a cuore.

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Siamo stati animali per milioni di anni e civilizzati per un tempo relativamente breve. I meccanismi del nostro comportamento sono incisi nel dna e, volenti o nolenti, sono questi. Se nel corteggiamento tenti di far colpo senza essere te stesso, con tutta probabilità lei se ne accorge; nei rari casi in cui questo non succede, la relazione risulta comunque compromessa, perché l’immagine che lei ha di te non corrisponde alla realtà.Essere te stesso non significa, però, mostrare subito paure, difetti e debolezze: genuini sì, ma darsi la zappa sui piedi no! Una soluzione è imparare a rimanere tranquillo e dare il meglio di te anche quando conosci una donna eccezionale. Trasformare, quindi, il tempo che passate insieme in un occasione per farle conoscere le tue qualità e il tuo valore senza mai vantarti e rimanendo sensibile all’unicità della donna che hai davanti.

Riassumendo, quali sono le qualità maschili che possono attrarre una donna?
• La voglia di proteggere i propri cari
• La capacità di proteggere i propri cari
• Decisionalità (capacità di scegliere, capacità di impegnarsi)
• Tolleranza al rischio
• Capacità di leadership (ispirare, influenzare, prendere decisioni per il gruppo, essere sicuri delle proprie idee)
• Empatia (la fa sentire profondamente capita) e tenerezza
• Soddisfazione dei suoi bisogni sociali (come divertimento e relax)
• Insegnamento di qualcosa di affascinante
• Suscitare la sua ammirazione
• Imporre regole sensate
• Attrarre naturalmente altre donne
• Suscitare l’approvazione delle sue amiche
• Avere un alto valore all’interno dei contesti sociali in cui lei si riconosce
• Avere qualcosa che lei considera prezioso
• Essere consapevoli del proprio valore come uomo
• Non darsi delle arie e non vantarsi dei propri successi

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La ricerca dell’uomo di valore

La terza legge dice:”Molte donne sono attratte da uomini di alto valore”. Seguendo i post precedenti sarete arrivati da soli a questa conclusione. Il capobranco è, quasi sempre, uomo di valore.

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Nei rapporti, a partire dall’adolescenza, uomini e donne si fanno domande legate all’altro sesso. Come si viene percepiti e come si percepisce l’altro:

  • Quanto piaccio?
  • Scelgo il più popolare o quello che mi ama di più?
  • Esiste di meglio, mi merito di meglio?

Il primo passo è dare un valore a sè stessi e agli altri. Si comincia a delineare una scala di valori importante per noi e per il contesto a cui apparteniamo. Per fare un paradosso immaginiamo una donna che presenta alle amiche il suo nuovo fidanzato, un lottatore di Sumo di 240 kg. In Giappone i lottatori sono quasi delle divinità, certamente dei sex-symbol. Però se poniamo la situazione in Europa il concetto si ribalta. Il valore quindi è sensibile al contesto sociale. Il fidanzato ricco, bello e vincente è ben visto nell’alta società, ma se la ragazza frequenta un centro sociale come verrebbe vista dalle amiche?

In altre parole, il “valore” che una donna assegna ad un uomo come potenziale partner dipende anche dal contesto sociale in cui lei si riconosce. Come viene assegnato questo valore? I modi sono tanti e qui avremo spazio solo per analizzarne alcuni. Uno dei più affascinanti è il meccanismo della “Prova Sociale”.

Se l’uomo accompagna una ragazza a una festa e una bella donne si avvicina e cerca un contatto. Il maschio acquista molti punti agli occhi della potenziale fidanzata, specialmente se rifiuterà con garbo le avance della nuova arrivata. L’uomo che attrae le donne è automaticamente attraente anche per la potenziale partner. Ritorna il meccanismo del subconscio, il nostro vissuto primitivo ci consente di non sprecare tempo in valutazioni autonome se queste sono state già fatte da altri. Lo stesso meccanismo viene usato dai grandi persuasori, ma questo sarà argomento di futuri articoli.

La prova sociale funziona da catalizzatore. La mente è pigra e preferisce un’opinione consolidata invece di dover riorganizzare le informazion per construirsi un parere autonomo. L’uomo piace alle altre donne, piace anche a me. Questo argomento ha influenza solo durante il corteggiamento, quando una donna si sta ancora facendo un’idea di te. In altre parole, una moglie che non è più attratta dal marito, e pensa di conoscerlo molto bene, non cambierebbe opinione di lui solo perché qualche bella ragazza lo trova attraente.

Ancora meglio, se la prova sociale è fatta da una persona di fiducia, funziona in maniera esponenziale. Il libro recensito da un noto giornalista, l’automobile guidata dal pilota di Formula 1, l’uomo trovato attraente dalla migliore amica. La percezione del valore è aumentara dalle buone recensioni, se sono di recensori attendibili ancora meglio.

Altro fattore che influenza il valore di un uomo è la sua disponibilità. Come un articolo quando diventa raro aumenta di prezzo, allo stesso modo un uomo difficile da conquistare è automaticamente attraente. Il suo valore aumenta. L’uomo che colleziona partner stimola alcuni archetipi femminili, ma diminuisce il valore e non viene percepito come interessante.

Se un uomo è di valore il suo tempo è prezioso. La donna non è attratta dall’uomo immediatamente disponibile, magari a prima vista dirà di amare il compagno che ha tutto il tempo per lei. L’inconscio però remerà in senso opposto. L’uomo di valore ha poco tempo e la donna non lo deve sprecare parlando con le amiche quando è con lui. Spesso le donne utilizzano questa strategia senza saperlo, testano la disponibilità di un uomo con mille iniziative e se lui è troppo accondiscendente lo ritengono poco attraente.

Il valore di un uomo è misurato da quanto espone all’esterno le sue qualità. La donna ama scoprire il vero valore e non vuole trovarsi davanti alla manuale d’istruzioni del compagno. L’uomo di valore non si vanta dei successi, delle proprie capacità. Il suo grande valore si caratterizza nella scelta con cui compie i passi della vita. L’uomo che passa per “preda” è considerato di scarso valore.

Il concetto di “preda” è complicato da spiegare perchè, nei rapporti amorosi, si innesta un meccanismo di equilibri dove non è chiaro chi è il cacciatore e chi è il cacciato. L’uomo di valore va conquistato suscitando l’interesse e non mettendosi chiaramente in mostra. La donna, nel campo amoroso, vuole essere scelta in mezzo a mille come si coglie una rosa in un campo di margherite. Ama sentirsi un pezzo unico che non si veste di lustrini, ma è attraente al naturale. L’uomo di valore scandaglia tutto il campo e nota la rosa dove nessuno vi aveva mai posto lo sguardo. La preda quindi diventa l’uomo che, grazie al suo valore, è rimasto folgorato dalla donna; vera cacciatrice.

L’uomo che diventa di valore è irresistibile. La donna deve avere la percezione di avere tra le mani un valore che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire.

Infine, è importante ricordare che al di là del contesto sociale, anche le preferenze individuali sono molto importanti: una donna darà spesso valore ad un uomo che ha una risorsa o una qualità che le manca, o che lei considera preziosa. Facciamo qualche esempio. Una donna odia il suo corpo? Sarà attratta da uomini con un bel fisico. Non si sente intelligente? Sarà affascinata dall’intelligenza. E lo stesso vale per giovinezza, spiritualità, ricchezza, e qualsiasi altro valore che lei consideri importante.

Riassumendo, le qualità e i comportamenti maschili che attraggono razionalmente una donna sono:
• Attrae altre donne
• Ha un alto valore all’interno dei contesti sociali in cui lei si riconosce
• È difficile da conquistare
• Ha qualcosa che lei considera prezioso (intelligenza, spiritualità, maturità, soldi, umorismo, etc.)
• Non si dà delle arie e non si vanta dei propri successi
• E’ consapevole del proprio valore come uomo

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La ricerca del genitore

Se la prima legge era “le donne vogliono il capobranco”, la seconda è “le donne sono attratte dall’uomo genitore”.

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Non entriamo nei meccanismi freudiani, anche se un buon ripasso non ci starebbe male. Le donne sono emotivamente attratte dall’uomo che riesce a far rivivere l’esperienza dell’amore genitoriale. Per la femmina esistono due tipi di amore genitoriale, il contatto gentile con la madre e la guida protettiva del padre.

La prima forma d’amore che ogni bambina sperimenta è quello materno. I bisogni primari: contatto, calore, cibo, vengono somministrati dalla madre in maniera automatica senza bisogno di spiegazioni. E’ un tipo di amore primordiale, assoluto, necessario. La madre sembra capire telepaticamente le necessità della figlia. Questo primo legame, questo primo rapporto è la base che scolpisce ogni donna: il bisogno di essere capita senza parole. L’uomo che sarà capace di colmare questo desiderio avrà carpito il suo cuore.

L’uomo empatico riesce a intuire le emozioni, i bisogni della donna senza doverli chiedere. Comunica la comprensione e risveglia meccanismi molto antichi, che risalgono all’infanzia, e riesce a connetterla spiritualmente a sè. Il primo passo è quindi il legame genitoriale materno.

Se, oltre a capire i bisogni, l’uomo riesce anche a soddisfarli l’attrazione si rinforza con il secondo lato. Il genitore paterno si somma al genitore materno. Come la madre riusciva a soddisfare i bisogni fisici il padre soddisfava i bisogni spirituali. Il padre è la forza, la sicurezza, la roccia che nessuno riesce a scalfire. Si preoccupa della sua bambina ed è pronto a spingerla verso l’età adulta. Mi piace ricordare l’esempio della prima uscita in bicicletta. La madre guarda la figlia e le infonde fiducia, ma è il padre che la spinge e che toglie la mano dal sellino al momento opportuno.

I bisogni fondamentali per una donna sono: la stimolazione nel sociale e il raggiungimento della rilassatezza. L’uomo deve spingere la donna fuori dal guscio, stimolarla a ridere, scherzare, giocare, confontarsi con il mondo esterno senza paura di fallire. Contemporaneamente deve costruire un nido spirituale confortevole. La donna deve sentirsi a proprio agio, rilassata e sicura. Il padre deve avvolgere la figlia di sicurezza per farle affrontare il viaggio verso l’esterno.

La bambina ammira il padre fin dall’infanzia. La donna adulta dovrà ammirare l’uomo per provare attrazione. Eroi del quotidiano sono sempre più attraenti dei grandi disprezzati a livello mondiale. L’uomo sereno, deciso e che gode del consenso sociale avrà un carisma che si tradurrà in attrazione per la quasi totalità delle donne.

Nella vita adulta, la capacità di insegnare a una donna, crea attrazione. Il fascino che esercitano i sapienti, i saggi e gli insegnanti sono sotto l’occhio di tutti. Quante volte abbiamo visto uomini fisicamente non irresistibili esercitare un fascino magnetico sulle donne solo per il fatto di essere esperti in una materia. Insegnare non significa mettersi in cattedra con la spocchia del professore universitario, ricordate che la donna vuole sempre divertirsi. Spiegare in modo divertente qualsiasi argomento è una fonte di attrazione. L’attrazione aumenta se l’argomento è talmente interessante da generare in lei lo stupore che provava da bambina.

Una delle realtà meno intuitive della seduzione è la capacità di imporre delle regole. L’uomo che impone regole sensate dona sicurezza alla donna. Lei si lamenterà e vorrà mettere in discussione queste regole, ma nel fondo del suo cuore le amerà perchè le ricorderanno il padre.

Quando una donna ha la tendenza ad arrivare in ritardo chiede inconsciamente delle regole. Attenzione a non estremizzare questo concetto perchè è molto delicato. L’uomo non deve subire passivamente i ritardi, altrimenti la compagna non subirà la sua attrazione. Mettere dei paletti e delle conseguenti “punizioni” può essere una soluzione. Semplicemente annullare l’appuntamento se il ritardo sfora un tempo stabilito. “Me ne vado dopo 30 minuti” non significa abbandonare il campo, al contrario è una forma di rispetto verso il rapporto che deve essere sempre in una situazione di equilibrio. Ovviamente devono essere trattamenti e punizioni adeguate. Trenta minuti di ritardo è una follìa, ma se mettiamo un recinto siamo sicuri che le pecore non fuggiranno.

In molte famiglie il padre è la persona responsabile di far rispettare le regole e nella storia di molte bambine c’è un periodo in cui l’amore per la madre diminuisce mentre quello per il padre aumenta. Jung chiamava Complesso di Elettra il desiderio infantile di prendere il posto della mamma nel cuore di papà, e molti ricercatori hanno per un periodo teorizzato che la donna adulta fosse attratta da uomini che assomigliano al padre. Non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; la seconda legge dell’attrazione femminile afferma invece che molte donne sono attratte da uomini che fanno loro rivivere esperienze ed emozioni collegate all’amore genitoriale, come la sensazione di essere profondamente capite e l’ammirazione.

In definitiva il primo amore è quello per i genitori e le caratteristiche marchiano a fuoco lo spirito della femmina (più di quello del maschio). L’uomo che riesce a ricreare queste caratteristiche avrà il controllo sull’attrazione che le donne provano.

  • Empatia (capire i suoi bisogni)
  • Soddisfarli
  • Insegnare suscitando stupore
  • Imporre regole sensate

 

E mentre questi di elisir di attrazione hanno quasi sempre l’effetto voluto, in quanto parte dell’esperienza infantile di ogni donna, vi sono altre caratteristiche particolari che solo alcune donne trovano attraenti. Facciamo un esempio. Ti è mai capitato di vedere persone la cui vita sembra una commedia? E altre che sembrano vivere una tragedia greca? In Analisi Transazionale esiste il concetto di copione, ovvero la “storia” di vita che inconsciamente ognuno di noi scrive. Il tema principale di questa storia viene buttato giù nell’infanzia e viene poi rifinito con il passare degli anni. Diversi ricercatori hanno ripreso il concetto di copione ipotizzando che ognuno di noi porti dentro di sé diverse “storie d’amore” più o meno positive: saremmo quindi attratti dai coprotagonisti ideali delle storie che vogliamo vivere.

Facciamo qualche esempio. La donna che vuole inconsciamente vivere una storia da vittima cerca un persecutore, la donna che vuole essere salvata da una vita infelice vuole un principe azzurro che la porti via, la donna che immagina l’amore come un giardino da innaffiare di cure cerca un giardiniere attento e amorevole.

Ci sono donne e uomini che, purtroppo, si raccontano storie tristi, e l’influenza di queste storie può diventare particolarmente forte in caso di disagio mentale, quando la coazione a ripetere si irrigidisce e lascia poco spazio ad un esperienza genuina della realtà. In questo caso, il concetto di rivivere esperienze d’amore genitoriale assume toni sinistri, perche tali esperienze sono state traumatiche, e riviverle porta sofferenza. Ma portarsi dentro una storia triste non è una condanna. Siamo autori delle nostre storie: così come le abbiamo scritte, possiamo imparare a cambiarle.

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