Il ponte sulla Drina

il ponte sulla drinaQuesto romanzo mi è arrivato come per caso. Un vecchio amico serbo me l’aveva consigliato per comprendere al meglio quello che succede nei Balcani. Durante la stesura de “il velo di Aisha” ho approfondito la storia della Bosnia e specialmente di Sarajevo, tanto che una buona parte dell’avventura si svolge proprio in quella città.

Il ponte sulla Drina racconta la storia del popolo bosniaco attraverso l’immutabile presenza del ponte, un romanzo che consiglio per leggerezza del tocco e profondità di argomento.

 

l ponte sulla Drina (titolo originale: На Дрини Ћуприја, traslitterato: Na Drini Ćuprija) è un romanzo scritto da Ivo Andrić tra il 1942 e il 1943 e pubblicato nel 1945, pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Fu il romanzo d’esordio di Andrić, che fino ad allora aveva scritto e pubblicato solo numerosi racconti brevi.

Il romanzo è caratterizzato da una prosa lenta ma vigorosa e da uno svolgimento che abbraccia diversi secoli: la trama si svolge infatti partendo dall’inizio del XVI secolo e giungendo fino alla Prima guerra mondiale.

Il protagonista del romanzo è il ponte sul fiume Drina (Ponte Mehmed Paša Sokolović) situato nella cittadina di Višegrad, località che si trova nella parte orientale della Bosnia, al confine con la Serbia. Il ponte fu costruito su ordine di Mehmed Pașa Sokolovič, che da ragazzino fu rapito dalla zona di Višegrad (1516) e portato a Istanbul dove, dopo anni di addestramento militare, vestì dapprima la divisa dei giannizzeri (il cosiddetto devșirme, una pratica usuale durante il dominio dell’Impero ottomano) e divenne poi visir, inviato durante il regno di Solimano il Magnifico nella zona di origine.

Tramite una serie di racconti e aneddoti ambientati sullo sfondo e spesso sopra il ponte, Andrić traccia la storia di Višegrad e della Bosnia stessa, area costantemente al confine tra Impero ottomano ed Europa, tra cultura orientale e religione musulmana e cultura occidentale e cristiana.

Il romanzo è considerato da alcuni una lettura importante per la comprensione della storia della ex-Jugoslavia.

 

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Quel cattivone di Cryptolocker

Il mio romanzo d’esordio “il cavaliere bianco” nasce dalla mia esperienza nel mondo dell’informatica. Ebbene si, sono un vecchio nerd. Uno di quelli che pasticciava con il Commodore 64 e poi ne ho fatto un lavoro. A quei tempi, parlo dei primi anni novanta, i virus informatici erano già aggressivi, ma non si rivolgevano alla massa di utenti come oggi.
Il cattivo del giorno si chiama Cryptolocker detto anche “il ricattatore”.
CryptoLocker è un trojan comparso nel tardo 2013, perfezionato poi nel maggio 2017. Questo malware è una forma di ransomware infettante i sistemi Windows e che consiste nel criptare i dati della vittima, richiedendo un pagamento per la decriptazione. Symantec stima che circa il 3% di chi è colpito dal malware decide di pagare. Alcune vittime dicono di aver pagato il riscatto ma di non aver visto i propri file decriptati.

Il mio consiglio è di non pagare e di prepararsi nel tempo una strategia di copie di sicurezza dei vostri dati. Nel mondo di oggi dovete essere pronti a buttare il PC senza il timore di perdere i vostri dati.

CryptoLocker generalmente si diffonde come allegato di posta elettronica apparentemente lecito e inoffensivo che sembra provenire da istituzioni legittime, o viene caricato su un computer già facente parte di una botnet. Un file ZIP allegato alla e-mail contiene un file eseguibile con una icona e una estensione pdf, avvalendosi del fatto che i recenti sistemi Windows non mostrano di default le estensioni dei file (un file chiamato nomefile.pdf.exe sarà mostrato come nomefile.pdf nonostante sia un eseguibile). Alcune varianti del malware possono invece contenere il Trojan Zeus, che a sua volta, installa CryptoLocker.

Al primo avvio, il software si installa nella cartella Documents and Settings (o “Utenti”, nei sistemi operativi Windows più recenti) con un nome casuale e aggiunge una chiave al registro che lo mette in avvio automatico. Successivamente tenta di connettersi a uno dei server di comando e controllo. Una volta connesso il server genera una chiave RSA a 2048 bit e manda la chiave pubblica al computer infetto. Il server di comando e controllo può essere un proxy locale e passare per altri, ripresentandosi spesso in nazioni differenti così da renderne difficile il tracciamento. Il malware quindi inizia a cifrare i file del disco rigido e delle condivisioni di rete mappate localmente con la chiave pubblica salvando ogni file cifrato in una chiave di registro. Il processo cifra solo dati con alcune estensioni, tra queste: Microsoft Office, Open document e altri documenti, immagini e file di Autocad. Il software quindi informa l’utente di aver cifrato i file e richiede un pagamento di 300 USD o Euro con un voucher anonimo e prepagato (es. MoneyPak o Ukash), o 0.5 Bitcoin per decifrare i file. Il pagamento deve essere eseguito in 72 o 100 ore, o altrimenti la chiave privata viene cancellata definitivamente e “mai nessuno potrà ripristinare i file”. Il pagamento del riscatto consente all’utente di scaricare un software di decifratura con la chiave privata dell’utente già precaricata.

Anche se CryptoLocker venisse rimosso subito, i file rimarrebbero criptati in un modo che i ricercatori ritengono inviolabile. Molti dicono di non pagare, ma non offrono alcun modo per recuperare i file, altri dicono che pagare sia l’unico modo per recuperare i file di cui non si disponga di un backup non compromesso.

Nel novembre 2013, gli operatori di CryptoLocker hanno lanciato un servizio online che promette di decifrare i file senza il programma e che permette di comprare la chiave di decifratura dopo la decorrenza dei termini. La procedura comprende l’invio di un file criptato al server come campione, la cui corrispondenza sia verificabile nell’arco delle successive 24 ore. Una volta trovata la chiave l’utente potrà comprarla online nelle successive 72 ore, alla cui scadenza il costo verrà aumentato a 10 bitcoin (che ai primi di novembre 2013 valevano circa 3500 USD)

A dispetto del fatto che le suite di sicurezza siano progettate per trovare tali minacce, può capitare che CryptoLocker non sia individuato del tutto o lo sia solo dopo che la cifratura è iniziata o è stata completata, specie se una nuova versione sconosciuta a un antivirus venga distribuita. Se si sospetta un attacco o questo è ai primi stadi, poiché è necessario un po’ di tempo perché sia completata la cifratura, la rimozione immediata del malware (un procedimento relativamente semplice) prima del completamento della suddetta cifratura può significativamente ridurre la perdita di dati. Gli esperti consigliano di prendere misure preventive, come usare programmi o politiche di sicurezza che impediscano a CryptoLocker d’essere avviato.

A causa della natura delle operazioni di CryptoLocker, alcuni esperti, sebbene con riluttanza, affermano che pagare sia l’unico modo per riavere i file, in assenza di un backup di ricostruzione (particolarmente un backup offline inaccessibile da rete, o la protezione continua dei dati di Windows ‘windows shadow copy’). A causa della lunghezza della chiave utilizzata, si considera praticamente inefficace un attacco a forza bruta per ottenere, senza pagare, quella necessaria alla decifratura dei file. Il worm è simile al 2008 Gpcode.AK, che usava una chiave a 1024 bit, considerata abbastanza grande da risultare indistruttibile senza uno sforzo organizzato e distribuito, o senza la scoperta di un ‘flaw’ utilizzabile per decifrarla. Nel tardo ottobre 2013 Kaspersky Labs ha riportato che un DNS Sinkhole è stato creato per bloccare alcuni dei domini di CryptoLocker.
Uno dei sistemi di prevenzione più efficaci è impedire l’esecuzione di programmi all’interno della cartella AppData. Questa cartella è presente in tutti i sistemi e la sua posizione dipende dalla versione di Windows utilizzata, può trovarsi dentro Documents and Settings (o “Utenti“, nei sistemi operativi Windows più recenti). Per effettuare questa modifica è necessario aggiungere le restrizioni nei Criteri di sicurezza locali presenti nel pannello di controllo.

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Quante false amicizie!

Se bazzichi Facebook da qualche anno ti sarai accorto di come, ultimamente, stiano aumentando le richieste di amicizie. Persone che non hanno nulla in comune con te se non il fatto di avere altri amici in comune.

Riconoscere i profili falsi è abbastanza semplice, dal momento che spesso sono caratterizzati da dei nomi stranieri o improponibili, sono profili nati da qualche giorno o da qualche ora, le foto hanno pochi “mi piace”, sinonimo della quasi assenza di attività recenti, hanno informazioni personali abbastanza scarse ed un nucleo amicizie molto variegato ed indefinito (amici di diversa nazionalità ecc.)

Questi falsi profili sono creati da persone allo scopo di controllare i profili di altre persone per praticare una sorta di Stalking digitale o per mettere in atto delle vere e proprie truffe online, scopo principale di chi crea questi falsi profili è infatti quello di spiare le persone o truffarle.

Sono comuni ad esempio account di ragazze belle e spesso in pose fotografiche succinte che, dopo la richiesta di amicizia andata a buon fine, contattano gli utenti per offrire prestazioni sessuali, questi altro non sono che account fasulli creati per condurre a link fraudolenti o a pagamento.

Così come purtroppo sono abbastanza frequenti i casi di ricatti da parte di persone operanti a mezzo di falsi profili.

Differenti sono le richieste di persone-aziende. Quasi sempre piccoli commercianti che cercano di promuovere la propria attività invitando gente a caso. Non sono del tutto contrario a questa pratica, un po’ come mettersi in piazza e salutare tutti quelli che passano indossando il grembiule della tua salumeria.

Ma come funziona la truffa delle “false amicizie”?

Una volta accettata la l’amicizia, i truffatori si fanno sotto con messaggi e conversazioni in chat per cercare di carpire all’ignaro utente simpatia e fiducia e magari, dopo aver instaurato una certa confidenza, arrivare allo scambio di foto per poi passare alla fase successiva che è quella della richiesta di denaro per non divulgare le foto compromettenti.

In casi di profili palesemente fake, il consiglio è quello di segnalarlo e bloccare l’account sospetto immediatamente, consigliamo inoltre di essere sempre diffidenti specie verso tutto ciò che è palesemente anomalo e di informarsi il più possibile per rapportarsi nel migliore dei modi con il mondo della comunicazione online che purtroppo, grazie ad una facilitata interazione tra le persone, nasconde dietro l’angolo potenziali insidie.

Non esistono, invece, i casi di Hacker che solo per il fatto di accettare l’amicizia prendono il possesso del computer e vi svuotano il conto corrente. Questi sono casi di attacchi di natura diversa e non passano praticamente mai per Facebook.

Il mio consiglio è di non accettare amicizie da persone con cui non avete nulla in comune o che hanno amici di natura “eterogenea”. Mai e poi mai scaricare video che rimandano a link esterni (non per nulla Facebook ve lo fa notare quando lo state facendo) e soprattutto…leggete i miei libri.

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e non chiamatemi chef!

ivanSe hai prestato attenzione ai social ti sarai accorto del mio compleanno. Mi sono concesso un pomeriggio alle Terme di Sirmione e poi una bella cena da un amico. Lui è Ivan Broccaioli, amico e mio lettore da antica data. Ci siamo conosciuti durante la presentazione di Eve, il mio lavoro hot, e da allora siamo rimansti in contatto. Ivan è uno chef di grande classe e lavora al ristorante Casa dei Pescatori a Sirmione (BS). Confesso che sarei andato a cena da lui anche se fosse stato il kebabbaro da strada tanto è l’affetto che nutro verso i miei lettori, ma lui perdinci! è uno chef altissimo.

Ho cenato in maniera sublime, in una serata in riva al lago di Garda. Peccato per la pioggia e il cattivo tempo, ma ero lì per il mio stomaco!

Visto che Ivan ha scritto un libro sulla sua carriera, con alcune ricette al suo interno, ci siamo scambiati i nostro rispettivi lavori. Il suo Ivan Broccaioli 30 anni di passione e il mio Fòbal.

Cibo, letture e amicizia, il meglio della vita.

 

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I leoni del Fòbal

img_20190427_155429Quando ho presentato in anteprima il mio libro Fòbal il posto non poteva che essere Urago Mella. In questo quartiere sono praticamente nato e vissuto fino a trentatre anni. Ho indossato la gloriosa maglia, ho sudato sul campo in terra battuta e ho imparato che una squadra è, prima di tutto, appartenenza.

Così ho organizzato qualcosa di più di una semplice presentazione, ho messo in scena uno spettacolo. Attori, letture, musica e il video.

Alla fine della serata il presidente del club mi ha omaggiato della divisa ufficiale con lo stemma del 40°.

 

Fòbal lo potete scaricare da Amazon in ebook o in versione cartacea.

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Figlio di Dio

FiglioDiDioSarà che il vecchio Cormac è uno dei miei idoli letterari, sarà che era l’ultimo suo libro che mi mancava, il fatto è che questo Figlio di Dio rappresenta l’essenza stessa del suo stile. Secco, deciso e senza fronzoli. Nessun pensiero dei personaggi che agiscono e si spiegano da soli. Lester se ne va in giro e compie delle atrocità, ma chissà perchè appaiono normali e in linea con il personaggio.
Per chi ha l’ambizione di scrivere questo è un trattato di stile moderno.

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Ultimamente faccio fatica a seguire Dostoevskij

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Il signor Fedor Dostoevskij è sempre stato uno dei miei autori preferiti. Facile a dirsi e facile fare bella figura citando il maestro, più difficile è avventurarsi nel suo mondo. Primo perchè i russi, per definizione, sono lunghi e amano i romanzi di largo respiro. Una cultura, quella russa, che ha sfornato dei capolavori della letteratura (anche se in tutti in un lasso di tempo abbastanza circoscritto).

Dopo aver letto “Delitto e castigo”, uno dei libri che ha fatto di me un lettore, ho affrontato i Karamazov e ora sono alla fine de “L’idiota”.

Non è facile oggi, con tutto il Novecento alle spalle e i nuovi eroi del Duemila, capire e amare la profondità dei russi. L’idiota, per esempio, è fatto al 70% di dialoghi. Cosa che al momento può assomigliare molto alla letteratura moderna tutta mordi e fuggi, ma che sul lungo periodo finisce per spiazzare il lettore moderno. Il vecchio Fedor usa spesso il dialogo come descrizione delle persone e delle situazioni, un espediente geniale e allo stesso tempo inaspettato per i lettori di oggi.

Ultimamente ho preso l’abitudine di leggere due o tre libri contemporaneamente. Questo perchè mi permette una maggior concentrazione durante la lettura e, alla fine, ho portato a casa il triplo del risultato.

Finito L’idiota (che sto leggendo insieme a “Plan della Tortilla” di Steinbeck) mi getterò sul quarto capitolo della Torre nera e su un buon Cormac McCarthy d’annata, però resterà la voglia di tornare a qualche russo: Guerra e Pace non credo, forse Anna Karenina, vedremo.

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Il nuovo romanzo in anteprima…solo per gli amici.

Lo so che non dovrei, che queste pratiche sono sconsigliate da tutti, eppure non resisto.

C’è un gruppo di lettori che mi seguono da qualche tempo. Lettori che non conosco personalmente, ma che hanno letto i miei romanzi e che hanno voluto premiarmi con una recensione, un commento o con l’iscrizione alla mia newsletter.

Non sono uno di quelli che tempestano gli iscritti con email perchè, a mia volta, quando mi iscrivo a una newsletter voglio essere informato solo su contenuti interessanti. Per i miei lettori ho deciso di regalare la pubblicazione a puntate del mio nuovo romanzo. Gratis, free, per tutti gli iscritti.

Per le prossime settimane, solo agli iscritti, speditò il primo capitolo del nuovo romanzo e, in cambio, mi aspetto un parere perchè si scrive anche per questo.

Est. 2012

 

 

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Cosa abbiamo in lettura?

Questo nuovo anno mi porta a riflettere su quali siano veramente le mie passioni.

La scrittura, al primo punto, perchè è quello che mi piace fare. Mi sento come quei musicisti un po’ sfatti che suonano nei locali per pochi euro (spesso per un paio di birre). Non suonano per diventare ricchi, ma perchè si divertono e pensano che a diventare ricchi c’è sempre tempo.

Al secondo posto c’è la lettura, anche se andrebbe vista come diretta madre del primo punto. si diventa scrittori solo perchè si ama leggere e ci si vuole misurare. Quindi è proprio alla lettura che voglio dedicare questo post.

Sto leggendo contemporaneamente due romanzi. Lo faccio spesso perchè mi piace e non devo rendere conto a nessuno.

 

Il primo è “L’Idiota” di Dostoevskij. Non c’è bisogno di presentazioni, il maestro russo è uno degli autori più divertenti tra i classici. A discapito viene considerato noioso, ma solo perchè molti non l’hanno mai letto e parlano per darsi un tono. Per essere sinceri tutti i russi hanno una vena ironica o, forse, è la vita che raccontano a essere ironica.

 

 

 

Il secondo è “Breaking news” di Schatzing. un bel romanzo che racconta per bene il ruolo e la storia degli ebrei dal dopoguerra fino ai giorni nostri. Ho letto altri libri di questo autore e, a parte “il diavolo nella cattedrale”, sono tutti di ottimo livello. Hanno tutti in comune una caratteristica: erudiscono su un argomento e ti fanno divertire con un’avventura.

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L’accordo.

Mancano tre minuti allo scadere e l’arabo è seduto al suo posto con la certezza di incontrare il vero titolare dell’operazione. Se l’immagina basso e grasso come Danny de Vito, ma con quel guizzo negli occhi di chi sta per calare l’asso.

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Non si aspetta certo Elena.

La ragazza entra nella stanza. Si è coperta il capo con un velo grigio e indossa una camicia bianca. I pantaloni neri lasciano scoperta solo una minima parte di pelle. Nel complesso è accettabile per la maggioranza dei musulmani del pianeta.

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«Mi chiamo Elena Finley e sono il comandante in capo di questa operazione. Salam aleik.»

Rajavi è seduto immobile. Le mani sulle ginocchia e lo sguardo sulla porta. Non vede un diplomatico o il comandante della trattativa. Vede solo una donna occidentale che lo affronta.

«Aleikum salam. Non so cosa la porta in questa stanza, ma deve esserci un errore. Io sto aspettando un uomo che porti la voce del vostro presidente e, mi permetta, trovo impossibile che mi si offra una donna a questo tavolo. Conoscete le nostre tradizioni e, se questo è uno scherzo, lo trovo di pessimo gusto.»

Elena non ascolta. Ha in mente una strategia che non ammette varianti, quindi va dritta al sodo. Si siede, appoggia le mani sul tavolo e fissa l’uomo.

L’aveva visto solo in fotografia e in poche immagini non era riuscita a farsi un quadro di Rajavi in carne e ossa. Ne aveva studiato la storia, il comportamento, il suo ruolo all’interno della struttura. Lo considerava il record di un database che teneva immagazzinato nel cervello.

Eppure è un uomo reale. La pelle bruna, la barba sottile e curata e gli occhi che sembravano traspirare l’aria del deserto. Elena cade rovinosamente in fondo a quello sguardo e si perde. Annega nelle dune e beve il the con il vento arido che le entra sotto il mantello. Scopre che la notte del deserto è fredda e il gelo penetra nelle ossa con il solo scopo di uscire all’aperto durante il giorno e infuocare la carne.

Poi, stordita da quell’istante, torna nella stanza.

44519479_2339164836126023_858261154391130112_n«O Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate. Come vede mi sono coperta il capo e sono una donna dei credenti, possiamo parlare senza dare scandalo.»

Rajavi rimane fisso con le mani sulle ginocchia, in attesa di parole diverse da quelle che gli rimbombano nel cervello e alla fine cede.

«Conosco il Corano e mi stupisco che lei lo conosca così bene, ma lei non è musulmana. Possiamo essere certi di leggere il libro con lo stesso cuore?»

Elena sorride dentro, sente un primo punto a favore quando l’uomo accetta la sfida. Lei lo sta portando su un terreno insidioso e ci sarà da lavorare duro, ma almeno il contatto è avvenuto.

«Arash è un nome persiano, significa sincero e anche io voglio essere sincera con lei. Siamo seduti a questo tavolo per un solo risultato e questo ci porterà pace e gloria nei nostri rispettivi paesi. Lei mi chiede se sono credente? Il Corano dice “Allah non vi proibisce di agire con bontà ed equità verso coloro che non vi combattono per religione e non vi hanno scacciato dalle vostre dimore, poiché Allah ama gli equanimi”. Io non ti sto combattendo e sono venuta in pace.»

C’è come il tonfo di un mattone che cade nel fondo del fiume e che resiste sul fondo nonostante la forza delle rapide. Così sente Elena il peso delle parole che affondano nel cuore e nell’anima di Rajavi.

«Dopotutto è stato grazie ad Aisha se i detti del profeta sono arrivati fino ai giorni nostri e Aisha, se non lo sa, era una donna. Infine voglio ricordare che la vostra bandiera è proprio il velo di Aisha, la donna che diffonde la parola.»

Rajavi si alza, unisce le mani e inclina il capo in segno di saluto. Raggiunge la porta e si volta.

«Le chiedo solo dieci minuti di tempo e poi tornerò con una risposta. La mia saggezza ha il limite che il divino mi ha concesso.»

 

Elena vede le spalle dell’uomo che stanno scomparendo verso il corridoio e vorrebbe dire l’ultima frase che aveva memorizzato per la sua strategia, ma capisce che è inutile. Chiude gli occhi e cerca di ricordare ogni singola parola detta dall’arabo.

Tanto sa benissimo dove si è rifugiato il bravo musulmano. Rajavi è un credente, un fedele rigoroso e intransigente. Conosce i propri limiti e non vuole commettere errori, non nei riguardi di questa missione, ma nei confronti del proprio rapporto con il divino.

Il rapporto del fedele con Allah è una questione di primaria importanza. Si può sbagliare nei confronti degli altri esseri umani, ma con il divino è ammessa solo la verità e il massimo impegno.

 

Quando l’arabo torna nella stanza è più sereno. Elena unisce le mani e dice la frase che le era rimasta in gola.

«Saggio è l’uomo che si circonda di persone sapienti.»

Rajavi si siede, apre una valigetta di pelle marrone e ne estrae quattro fogli scritti in arabo. Li distribuisce sul tavolo e punta l’indice su quello con una serie di numeri incolonnati.

«Dottoressa Finley, io sono un uomo rispettoso e voglio sempre agire nel giusto. Sono chiaro e limpido, non le nasconderò che mi sono confrontato con il mio consigliere spirituale. Abbiamo parlato del Corano e siamo rimasti in riflessione il giusto tempo. Abbiamo pregato e cercato conforto nelle nostre preghiere. Ora mi sento puro e nel giusto, possiamo parlare e trovare la soluzione ai problemi dei nostri popoli. Siamo in pace con Allah.»

Elena prende il foglio scritto in arabo e lo fa scivolare verso Rajavi.

44548643_2339165032792670_3587212378460127232_n«Mi dispiace, ma non leggo l’arabo. Quello che faremo in questa stanza è scambiarci delle promesse, non ci saranno documenti ufficiali perché questo incontro non esiste. Siamo due clandestini che cercano la pace, ma non scriveremo nessuna parola in nome dei nostri popoli.»

«Lei mi ha citato Aisha e le sono grato, la mia famiglia la considera la protettrice dei nostri avi. Non le nego che il mio consigliere ha fatto molta fatica ad accettare il suo ruolo femminile all’interno di un nemico della nostra fede, ma come sempre il Corano ci è venuto in aiuto e dobbiamo ringraziarlo se ora parliamo di pace invece che di guerra.»

La ragazza cerca di non guardarlo negli occhi. Si concentra sul suo ruolo diplomatico, deve portare a casa il risultato e non c’è tempo per studiare il comportamento del suo interlocutore. Non c’è neppure tempo per valutare se quell’uomo, così lontano da lei per educazione e visione del futuro, sia interessante o affascinante.

«Arash, mi permetto di chiamarla come hanno voluto i suoi genitori, vorrei sigillare l’accordo sul punto fondamentale del nostro incontro e tracciare una linea su tutto il resto.»

Rajavi arrossisce dentro. Sente il cuore battere forte e le mani sudare. Quella donna lo chiama per nome e vuole prendere le redini dell’accordo. Nella sua vita ha avuto delle femmine, non molte ma tutte necessarie a colmare i suoi bisogni. Tutte hanno avuto una parte del suo cuore e del suo corpo. Nessuna ha mai trattato con lui.

«Il resto è parte della trattativa.»

Elena si alza. Guarda la porta e torna con lo sguardo verso il tavolo. I fogli sono scomparsi e la valigetta in pelle è appoggiata al fianco della sedia. C’è tutta la riservatezza di una stanza spoglia e senza fronzoli.

«Non esiste nessuna trattativa oltre l’accordo principale. Noi adesso torniamo nelle nostre stanze e comunichiamo ai nostri governi che l’accordo è fatto. Passiamo il resto della giornata contando le ore e poi torniamo alle nostre case. Che Allah ti protegga.»

 

La donna esce. Rajavi rimane solo nella camera dell’hotel di Sarajevo. Fuori scorre il mondo in perenne trasformazione. Ci sono motorini che sfrecciano per la strada e uomini che bestemmiano in tutte le lingue del mondo. Si consumano le tragedie di una vita senza senso e si perde il senso della vita stessa.

L’uomo si alza, si sistema la tunica e prende la valigetta. Guarda la stanza per l’ultima volta e chiude la porta. Il corridoio che lo deve portare alla sua camera è sporco di fango, ci sono gli americani e i suoi uomini armati fino ai denti che presidiano l’albergo. Percorre i pochi metri che lo separano dalla fine della sua missione quando sente un formicolio vicino al fianco. Estrae il cellulare e legge il messaggio.

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La valigetta cade a terra.

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