Pilotare le classifiche di Amazon

5c4ee505ce079c2e056aeec064abf13bOggi, Amazon, è la piattaforma principale per gli autori emergenti. C’è molto, moltissimo, e posizionare il tuo ebook nella sparanza che venga letto è diventato sempre più complicato. Mettilo a 0,99, ma non basta. Regalalo, nulla.

Conta molto la posizione in classifica e per questo ti posso suggerire un semplice trucchetto.

Sì, perché basta pubblicare il libro su una categoria ristretta – cioè con pochi libri presenti dentro la categoria stessa – e mettere poi in promozione gratuita il libro.

In questo modo il libro sarà scaricato sicuramente da qualche decina di utenti in poco tempo. A questo punto Amazon riconoscerà il libro come quello che in giornata ha fatto più download nella propria piccola categoria.

A questo punto sarai un bestseller! Puoi mettere l’etichetta e far percepire al pubblico il tuo come un lavoro professionale.

Questo è un gioco che dura poco, una o due settimane al massimo, ma molti autori usano questo trucco per aumentare le proprie vendite.

Personalmente non amo questa strategia e non credo sia la via giusta per il successo, ma volevi un trucco e trucco hai avuto.

 

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Ancora su PNL che troverete nel mio romanzo.

femme-voileeDurante la progettazione de “Il velo di Aisha” ho approfondito la PNL perchè volevo dare al personaggio di Elena delle armi di persuasione che l’aiutassero nel suo compito. Ho letto diversi testi e, soprattutto, gli articoli di Paolo Borzacchiello. Segue un articolo molto interessante.

 

La Persuasione nella vendita: l’Autorità

Articolo di Paolo Borzacchiello estratto dal libro “PNL per la vendita”

Sapevi che grazie al linguaggio puoi suggerire al tuo cliente determinate idee e influenzarlo positivamente riguardo a te o alla tua offerta commerciale?

Un linguaggio persuasivo migliora la capacità di influenzare le idee e i comportamenti degli altri, dei nostri clienti.

Molto spesso, basta apportare alcuni piccoli cambiamenti al tuo modo di presentare e presentarti per ottenere risultati davvero sorprendenti.

Ora voglio mostrarti brevemente una delle leggi di persuasione, codificate da Robert Cialdini, per poi analizzarle dal punto di vista della P.N.L., ovvero del linguaggio, che puoi utilizzare per renderle concrete e trarne il massimo beneficio nella vendita.

Si tratta di un insieme di strumenti che, come tali, vanno usati con intelligenza e senso etico.

LEGGE DI AUTORITÀ

La legge di autorità è quella secondo cui quando riconosciamo in qualcuno l’autorità, tendiamo a fidarci di lui e a eseguire le sue indicazioni senza discutere.

Ad esempio, quando vediamo un uomo in abito blu e cravatta tendiamo a restare più distanti e supponiamo (spesso erroneamente) che si tratti di una persona importante; quando la macchina davanti a noi, ferma al semaforo, non parte subito al verde, suoniamo il clacson con maggior facilità se si tratta di un’autovettura di piccola cilindrata e, sempre per fare altri esempi, siamo intimoriti dalle scrivanie di grandi dimensioni dei nostri clienti.

Tu, quindi, hai davvero tutto l’interesse a farti percepire come autorevole, perché quando ciò avviene, il tuo cliente è molto più propenso a seguire le tue indicazioni e a fidarsi di te.

Puoi conquistare senso di autorità agli occhi del tuo cliente anzitutto con un atteggiamento di sicurezza e poi con adeguate scelte linguistiche.

Qui ti propongo un rapido e utile vademecum di strategie linguistiche da evitare e di strategie linguistiche da utilizzare per conquistare, nei confronti del tuo cliente, quella posizione che ti permetterà di condurre le tue trattative con serenità e assoluta padronanza di te.

 

DA EVITARE – DISTRUTTORI DI AUTORITÀ

Condizionali (“io farei…”, “potremmo fare…”, “potrebbe considerare…”)

Congiuntivi (“e se dessimo un’occhiata?”, “se lei facesse…”)

Il verbo “provare”

Parole tossiche come “disturbo”, “scusi”, “bisogna”

Indicatori di menzogna (“se devo essere sincero…”, “se devo dire la verità”)

 

DA USARE – COSTRUTTORI DI AUTORITÀ

Il verbo “voglio” (“ora voglio mostrarle una cosa…”, “ora voglio spiegarle esattamente di che si tratta”)

Verbi al modo indicativo, tempo presente (“ora facciamo insieme il punto della situazione…”, “adesso ti spiego cosa puoi fare con questo prodotto e ti mostro…”)

Verbi al modo imperativo (“fai attenzione, perché si tratta di una cosa molto importante”, “dimmi pure che ne pensi…”)

 

Già da questa breve descrizione puoi capire quanto padroneggiare questa legge sia fondamentale nel tuo business e puoi utilizzarla immediatamente per gestire al meglio le tue presentazioni di vendita.

Vuoi approfondire l’argomento? Visita la pagina del corso

 

Tutto quello che devi evitare prima e durante una presentazione

Questo articolo di Paolo Borzacchiello estratto dal libro “PNL per le presentazioni ad alto impatto” è rivolto ai public speaker, ma calza a pennello per qualsiasi autore alle prese con la presentazione del proprio libro.

Cosa NON fare assolutamente!

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1. MANCANZA DI PREPARAZIONE

La mancanza di preparazione, in genere, è il più grave degli errori che puoi commettere. Dovresti prepararti al punto da poter fare la presentazione a occhi chiusi: memorizzare ogni slide e ogni passaggio così bene da fare la tua presentazione senza mai girarti a controllare lo schermo.

Questo è il livello di preparazione che devi perseguire: poter svolgere la tua presentazione senza mai controllare schermo o monitor.
Qualsiasi livello di preparazione inferiore rappresenta un rischio per la riuscita della tua presentazione ad alto impatto.

Ricorda: speaker preparato, speaker in stato!

2. ESSERE FUORI STATO

Esser fuori stato significa non avere lo stato d’animo più utile alla presentazione.

Se sei nervoso, agitato, impaurito o altro, puoi imparare a gestire la cosa prima di iniziare la presentazione, non durante.

Puoi commuoverti, ridere, persino piangere: ma ricorda di gestire sempre le tue emozioni, per il bene tuo e di chi ti ascolta.

 

3. FARE MODIFICHE ALL’ULTIMO MINUTO

In generale, una presentazione efficace è tale proprio perché è strutturata in modo ragionato e con un filo logico ben preciso. La sequenza delle slide, il susseguirsi degli argomenti e delle  interazioni con il pubblico: ogni cosa è progettata per produrre un determinato risultato, in un momento prestabilito.

Ricorda che il cervello funziona secondo schemi molto precisi e per lui la sequenza con cui riceve le informazioni è fondamentale.

Se apporti modifiche all’ultimo secondo o se decidi di modificare lo schema portante di una presentazione, rischi di violare sequenze progettate per funzionare.

Potresti comunque ottenere un buon risultato, ma senza dubbio inferiore rispetto a quello che avresti ottenuto seguendo lo schema prestabilito o predisponendo per tempo le tue slide.

 

4. PARLARE TROPPO DI TE

Le persone valutano la bontà della tua presentazione anche in funzione di quanto trovano in essa utilità personale.

Per questo, se proprio devi parlare di te e della tua esperienza, fallo in modo da lanciare un messaggio che coinvolga chi ti ascolta. Ad esempio: “Grazie alla mia esperienza xyz, posso farvi ottenere xyz”, “La mia esperienza vi può essere utile per questi e questi altri motivi” e così via.

In ogni caso ricorda: nessuno viene ad ascoltare la tua storia personale. Vengono per sentir parlare di loro e di cosa interessa a loro.

 

15171175_10211189073833244_5422524682214587466_n5. TROPPO, DI TUTTO

Ad esempio, troppi dati e poche storie.

I dati, annoiano. Le storie, eccitano.

E se proprio devi parlare di dati perché è necessario, dedica poco tempo all’elenco dei numeri e concentrati sul “come” si è arrivati a quei numeri.

Se racconti una storia, chi ti ascolta sarà interessato! Oppure, troppo testo. Ti voglio rivelare un segreto: le slide non sono documenti di testo. Molte persone confondono le slide con articoli redazionali e scrivono sulla slide tutto quel che scriverebbero in un fi le scritto.

Ricorda: quel che proietti, la gente lo legge. E se leggono troppo, non ascoltano te.

 

6. TROPPO CONTENUTO DA LEGGERE

Uno dei più clamorosi errori che puoi commettere nella preparazione delle slide è quello di farcirle con troppo testo. Considera che il tuo spettatore dedicherà circa 3 secondi a una rapida lettura della slide, dopo di che possono succedere due cose, entrambe svantaggiose per te e per il successo della tua presentazione.

La prima, e la più frequente, è che il tuo spettatore decida che c’è troppo testo da leggere e quindi si distragga, distogliendo lo sguardo prima di aver recepito tutte le informazioni.

La seconda è che continui a leggere fino in fondo. Questa seconda opzione è altrettanto indesiderabile, perché il tuo spettatore (come te, del resto) può fare solo una cosa alla volta. O legge il testo delle tue slide, o ti ascolta.

Per questo, ricorda di inserire nelle slide poche parole, poche o pochissime frasi, pochi concetti (uno per slide va benissimo): non si tratta di documenti di testo, le regole grammaticali valgono poco.

 

15095523_10211189070193153_7780255079587244214_n7. METTERE TROPPI ELENCHI PUNTATI

Il cervello non solo non li sopporta, ma non è nemmeno predisposto per comprenderli.

Come ci insegna Tony Buzan, l’inventore delle mappe mentali, il cervello pensa in modo radiante (dal centro verso l’esterno) e attraverso le immagini: se vede elenchi puntati, si perde. Lo annoiano e lo distraggono, soprattutto se i punti sono più di tre.

So bene che a volte è necessario fare questi elenchi: in ogni caso, se puoi evitalo e inserisci poche idee, chiare, possibilmente scritte al centro della slide.

Piuttosto, usa una nuova slide per ogni punto o concetto: le slide sono gratis.

 

8. METTERE TROPPE ANIMAZIONI

A meno che tu sia un mago degli effetti speciali, devi moderare l’uso delle animazioni.

Io le amo particolarmente, fra l’altro, per cui di tanto in tanto mi piace impreziosire le mie slide con qualche particolare effetto. Keynote, il software di Apple per realizzare presentazioni su slide, offre effetti di transizione fra le slide e di animazione del testo davvero notevoli. Allo stesso tempo, come dicevo, ne uso una ogni tanto.

Ricorda che l’avvertimento vale sia per le transizioni fra le slide (una tradizionale “dissolvenza” va benissimo nella maggior parte dei casi: è elegante ed eviti di distrarre chi ti segue) sia per le animazioni di immagini e testi (anche perché se hai seguito i punti 6 e 7 dovresti avere davvero ben poco da animare!).

 

9. MANCANZA DI IMMAGINI

Il cervello processa le informazioni in modo visivo e questo è il primo importante motivo per cui le tue presentazioni devono contenere molte immagini.

Inoltre, le immagini suscitano emozioni e questo è il secondo importante motivo per cui la mancanza di immagini è un grave errore.

Il terzo e ultimo motivo per cui la mancanza di immagini rappresenta un errore che ti si può ritorcere contro è che senza immagini sei costretto a inserire più testo.

 

10. USARE IL PUNTATORE LASER

Il puntatore laser è fastidioso, noioso, vecchio. Rende la tua presentazione molto accademica e tutt’altro che ad alto impatto. Lavora su te stesso e sulle tue slide in modo da poterne fare a meno.

E se ti sei abituato nel corso del tempo a usarlo, semplicemente smetti. Se la tua obiezione è che il puntatore laser ti serve per evidenziare qualcosa di importante, la mia riposta è che se è così  importante, allora dovrebbe avere una slide dedicata, con il concetto in grande evidenza.

 

11. TESTI O IMMAGINI TROPPO PICCOLI

Questo è un errore in cui incorrono moltissime persone, progettando la presentazione “a monitor” e basando la dimensione di testi o immagini sul quel che si vede dallo schermo del computer.

Considera che la dimensione del carattere deve essere tale da poter essere vista anche dal fondo della sala e considera che deve tener conto anche del tipo di proiettore che utilizzi.

Circa la  dimensione migliore da utilizzare, ti consiglio di calibrare direttamente in aula. Prima di presentare (in aula o in una sala riunioni), sistemati nel punto più distante rispetto allo schermo e
proietta le tue slide: se riesci a leggerle con chiarezza tu, ci riusciranno quasi sicuramente anche gli altri.

In ogni caso: abbonda. Meglio scritte o immagini più grandi rispetto a scritte o immagini più piccole.

 

12. SCUSARTI

Gli imprevisti capitano a tutti. Capitano a me, che ho sulle spalle un numero di ore di aula davvero poderoso, capitano agli uomini di Microsoft, capitano alle presentazioni di Apple, capitano al Presidente degli Stati Uniti: sono più che certo che capiteranno anche a te.

Come si dice, gli imprevisti capitano a chi fa le cose. A chi non le fa, capitano molto meno.

La differenza sta tutta nel modo in cui li affronti. Se ti scusi perché il computer si blocca, sembrerà che sia colpa tua, anche se non lo è. Soprattutto, se ti scusi dai troppa importanza a quel che sta capitando.

Nessuno ti mangerà per un computer che si blocca o per un videoproiettore guasto o per un pennarello che cade, perciò stai tranquillo e, in caso di imprevisto, limitati a sorridere o a stemperare il tutto con una battuta.

Evita di scusarti anche quando fai cose naturali, come bere. Se bevi e ti scusi, tutti penseranno che bere è sbagliato. Bevi, e basta.

 

13. ESSERE TROPPO PERFETTO

Hai capito bene. Le persone amano chi è se stesso, chi è vero, chi parla con il cuore.

A nessuno piacciono i robot o i manichini che hanno sorrisi falsi stampati in faccia e che si muovono come le marionette.

Puoi sbagliare, puoi essere impreciso, puoi persino essere imperfetto: basta che tu sia autentico e che parli con il cuore.

 

Articolo di Paolo Borzacchiello estratto dal libro “PNL per le presentazioni ad alto impatto”

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Sei pronto per affrontare il tuo nemico?

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«Al-Baghdadi vuole lanciare un’onda di attentati a livello globale. Hanno centinaia di cellule dormienti e integrate, possono colpire in ogni momento e in ogni luogo. Però non sono stupidi. Sanno che si scatenerebbe la nostra reazione e del loro sedicente Stato non rimarrebbe altro che deserto. Il Presidente preferisce rimanere su posizioni neutrali, ma una parte del consiglio inizia a premere. Io stesso sarei dell’idea di radere al suolo quei bastardi e toglierci il pensiero una volta per tutte. Eppure sappiamo che non è così facile, ne faremmo dei martiri globali.»

Sei sicuro di poter discutere ad armi pari con un musulmano? Sei sicuro di conoscere cosa li guida e cosa vogliono ottenere? L’Islam è un concetto molto vasto e, allo stesso tempo, di una semplicità disarmante. Elena Finley ho combattuto gli uomini in nero armata solo della sua logica e della sua intelligenza.

Leggi la sua storia e capirai come affrontare il tuo prossimo nemico.

 

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Il velo di Aisha.

text3893.pngIl velo di Aisha è il mio prossimo romanzo. Questa è l’anteprima della copertina, rimanete in contatto.

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Cent’anni di solitudine

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Non puoi dirti un lettore appassionato se i tuoi occhi non si sono posati sull’incipit più spettacolare della storia della letteratura.

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

Si narra che Gabo abbia scritto il suo capolavoro dopo un lungo periodo di indigenza, quasi al limite della sua spinta creativa e al confine tra la fiducia e la disperazione. Preso da un lampo ha portato la famiglia a casa e ha iniziato a scrivere la storia che aveva da sempre nel cuore, la storia che la nonna gli narrava da piccolo intrisa di magia e di realtà sbilenca come solo le “abuelas” riescono a raccontare. Nasce così il villaggio di Macondo, il limite tra quei piccoli paesi che tutti conosciamo e la lucida follia degli uomini che abitano la terra.

Se sono diventato un lettore forte e appassionato lo devo anche e soprattutto al signor Garcia Marquez.

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Un po’ in sordina, ma c’è una novità

text3889-1Voglio raccontarvi di un truffatore.

Tutti abbiamo la curiosità di capire come si muove, su che basi agisce e come si è formato un uomo che, di professione, truffa le persone.

Ebbene, amici, questa storia è una storia vera. Ho cambiato i nomi, in qualche punto ho dovuto adattare la trama e in altri ho tagliato delle scene, ma alla fine è una storia vera.

Siamo abituati a leggere sui giornali o vedere in televisione le imprese di truffatori di vario livello. Dai grandi professionisti che lottano contro le Nazioni ai piccoli che raccattano centesimi nelle tasche dei passanti.

Il nostro eroe è un ragazzo, cresciuto nel denaro facile e con principi poco profondi.

Seguite la sua evoluzione. Questa è la sua storia.

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Di cosa parliamo, quando parliamo di incipit.

letteratura_antoL’incipit di un romanzo è la parte iniziale, la prima pagina o anche meno. Sono le prime parole di una storia e da queste si deve subito capire il carattere dell’autore.

Dunque, nella vita ho ucciso assassini e animali feroci, ho fatto l’amore nella stessa notte e nello stesso carro con quattro donne cinesi, tra cui una che aveva una gamba di legno, il che rende le cose un tantino difficili, in certi casi. Una volta, mentre attraversavo le pianure, ho pure mangiato un tizio morto, non intero, ovviamente, ma sia chiaro che non lo conoscevo tanto bene, mica eravamo parenti, insomma si è trattato solo di un malinteso

Joe R. Lansdale – Paradise Sky

Questo è l’incipit di uno dei maestri dell’incipit. In sei righe hai una voglia pazza di capire dove ti porterà la sua storia.

Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine

Questo incipit è stato eletto il più bello del millennio. La classe di Marquez e il suo modo di entrarti con passione è una cifra stilistica che ne ha fatto uno dei maestri.

«È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.»

Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen

Anche in questo caso, dalle prime parole, si entra nel vivo della storia con una frase che caratterizza l’ambiente e il percorso che andremo a fare con l’autrice.

«Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato, nel suo letto, in un insetto mostruoso.»

La metamorfosi, di Franz Kafka

Quindi, per un buon incipit, subito nel pezzo e dentro la storia.

 

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42.000 parole in sette giorni

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui? Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di […]

via 42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith — strategie evolutive

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Sempre parlando di donne nell’Islam

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Nel mondo arabo preislamico, le beduine avevano tanto lavoro da svolgere, non esisteva l’uso di velarsi. A volte sia le donne, sia gli uomini si coprivano con un mantello per proteggersi dalla sabbia. Il concetto della donna segregata in casa viene dalla cultura bizantina. Il Corano infatti prescrive alle donne di non esibire troppo le loro parti belle, ovvero il seno e le parti intime. Il volto chiaramente può essere mostrato senza problemi.
Lo faceva ai tempi anche la giovane Aisha, figlia di Abu Bakr, il primo califfo che succedette al profeta dopo la sua morte.
«Aisha aveva colpito l’immaginazione di Maometto: bella, brillante, entusiasta, ambiziosa», spiega Soravia, «il legame tra i due era vigoroso e non venne indebolito neanche da un episodio di cui fu protagonista la giovane».
LA FIDUCIA NELLA MOGLIE. Nel corso di un trasferimento in carovana, racconta il professore, «la sposa del profeta si era fermata per una normale necessità fisiologica e aveva perso tempo cercando i grani di una collana che le si era rotta. La carovana però era ripartita non accorgendosi della sua assenza». La donna allora rimase fuori diverse notti e fu riportata a casa sana e salva da un giovane beduino che la trovò in mezzo al deserto.
«Quando venne vista tornare con questo ragazzo piuttosto bello», continua Soravia, «in tanti iniziarono a parlare male di lei e tra questi il più duro fu Ali, che suggerì al profeta di ripudiarla. Maometto invece non credette alle chiacchiere ed ebbe una rivelazione dall’angelo Gabriele che assolse la moglie da qualsiasi sospetto di adulterio».
La prova dell’amore tra Aisha e il profeta si ebbe nel 632 d.C, quando Maometto morì tra le braccia della sua ultima moglie. Lei, Aisha, la donna alla quale dedicava più tempo, con la quale discuteva, alla quale aveva creduto sempre nonostante non fosse riuscita a dargli neanche un figlio.
QUEI MESSAGGI CONTRO LA DISCRIMINAZIONE. Dopo la morte del profeta, Aisha non si mise in disparte ma sfidò nel 656 d.C Ali, colui che l’aveva diffamata. In quella che viene ricordata come la “battaglia del cammello” , questa donna guerriera venne leggermente ferita e solo dopo la sconfitta del suo acerrimo nemico si ritirò dalla vita pubblica.
Oltre alla prima e all’ultima moglie, Maometto ha avuto però altre donne. «Con i suoi matrimoni», conclude Soravia, «il profeta lanciò dei segnali emblematici su come trattarle. Sposò molte vedove che avevano già figli per dare loro protezione, convolò a nozze con una etiope per lanciare un messaggio contro il razzismo, sposò una cristiana perché la ‘gente del libro’ (i seguaci delle due grandi religioni monoteiste, cristianesimo ed ebraismo, e di altri culti come quello professato da Sabei e Zoroastriani, ndr) merita rispetto».
Rispetto che oggi viene calpestato da un esercito di uomini vestiti di nero, quell’autoproclamato Stato Islamico che con l’Islam non ha nulla a che fare

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