Il vero senso dell’ambientazione

Il vero senso dell’ambientazione

Di Richard Ridley

L’ambientazione non è il luogo in cui si svolge la tua storia. O meglio, non è solo il luogo in cui si svolge la tua storia. Rimango a volte sorpreso quando anche gli autori con una certa esperienza fraintendono il significato di questo termine. Se chiedi loro informazioni sull’ambientazione della loro storia, ti risponderanno con una descrizione riferita più che altro a un luogo specifico. Magari risponderanno: “È ambientata nel sud”, “Si svolge in un bosco” o ancora “Si sviluppa in una fattoria”. Questi sono certamente elementi dell’ambientazione, ma non la illustrano nella sua completezza.

L’ambientazione è la condizione del fienile. È il suono graffiante della voce del barbiere locale. È il fitto intreccio dei rami attraverso il quale solo pochi raggi di luce riescono a raggiungere il tappeto di radici della foresta. L’ambientazione è ciò che si insinua nell’immaginazione di ogni lettore permettendogli, a sua volta, di immergersi nella vicenda. Sono anche i personaggi di sfondo. Sono gli odori, i colori e il tempo atmosferico. Sono tutti quei dettagli che singolarmente non sono altro che notiziole più o meno interessanti mentre, una volta considerati nel complesso, conferiscono ai fatti narrati una convincente profondità.

Bisognerebbe dedicare all’ambientazione la medesima attenzione riservata ai personaggi e dialoghi, eppure è un elemento fondante della narrazione spesso dimenticato. Se chiediamo a 10 scrittori qual è il loro punto di forza, ci risponderanno sicuramente qualcosa che ha che fare con la creazione di personaggi tridimensionali o la scrittura di dialoghi realistici. Nessuno di loro sosterrà di avere una grande abilità nel dare vita a un’ambientazione completa in grado di inglobare il lettore al suo interno. E questo non perché privi di un simile talento, ma semplicemente perché non lo considerano tanto importante da ricordare.

E invece lo è. L’ambientazione è l’anima della tua storia. Se sei davvero bravo in questo, rivelalo. Ha molta importanza. Se non è proprio il tuo forte, cerca di migliorare: solo così la tua scrittura potrà diventare di qualità superiore.

Tradotto da un articolo messo gentilmente a disposizione da CreateSpace.com

Copertina

| Leave a comment

Intrattenimento 2024

Originally posted on Plutonia Experiment:

tecnologia futura

Oggi voglio dilettarmi una previsione a lunga scadenza.
Cerchiamo di capire come sarà il mondo dell’intrattenimento e della cultura popolare (Pop) da qui a 10 anni.
Mica facile, eh, ma nemmeno impossibile. Basta applicare un po’ di futurologia alla situazione attuale e ragionare sulle tendenze degli ultimi anni.
Un esempio pratico: ricordare i primi vagiti del formato mp3, a fine anni ’90? I più svegli capirono che, da fenomeno di nicchia (per geek), sarebbero diventati presto un serio problema per l’industria discografica tradizionale. Con la sola differenza che gli imprenditori più furbi hanno in realtà saputo intervenire sul problema, trasformandolo in un business. Vedi alla voce iTunes.
Ok, ma fra dieci anni? Come gireranno le cose?

View original 400 more words

| Leave a comment

25% di sconto per fino al 31 Luglio

L’Estate è arrivata, quale migliore occasione per goderti le vacanze con un buon libro. I lettori de “il Campione di Subbuteo” mi chiedono da tempo il secondo volume, ci lavoro e vi assicuro che sarà un concentrato di emozioni e storia vera del nostro gioco.
Da oggi fino alla mezzanotte del 31 Luglio, puoi acquistare i miei libri con il 25% di sconto sul nostro store!
Utilizza il codice sconto ESTATE14 da inserire nel campo coupon durante l’acquisto, in questo modo avrai  diritto allo sconto del 25% sull’intero ordine.
Copertina
Sul mio blog continua la Storia del Subbuteo, una serie di articoli che raccontano il lato agonistico del nostro gioco. Ho iniziato con il 1993.L’anno della svolta e ieri è uscito 1970. Una data fondamentale. La settimana prossima andrò ancora più indietro nel tempo, seguimi sul blog.

Buone vacanze.

| Leave a comment

Subbuteo 1970, perchè la data è importante?

 

Il 1970, per i calciofili, è l’anno del 4-3 sulla Germania e del mito di Pelè. Per il mondo del subbuteo è da considerarsi una delle tappe fondamentali, come ho già riassunto precedentemente. Se il 1993 è stato l’anno del Calcio tavolo, il 1970 è l’anno del subbuteo considerato moderno.

Facciamo un riepilogo per capire cosa è successo. Prima del 1970 si disputavano i campionati europei con materiali liberi, soprattutto le mitiche Flat. Nel mondiale del 1970 iniziò di fatto il monopolio Subbuteo.

 


Campionato del Mondo 1970

Nel 1970 la Waddington acquistò il marchio Subbuteo. Fino a quel momento le nostre amate miniature erano considerate dei giocattolini a confronto delle basi professionali usate dai campioni. La Waddington mise in campo una vera e propria macchina finanziaria e pubblicitaria. Il gioco doveva esplodere e cosa c’era di meglio che organizzare un Mondiale?

L’Hotel Savoy di Londra ospitò il primo Campionato del Mondo, il 22 e 23 Agosto 1970. Molti storsero il naso, quello che era considerato un gioco per funanboli e strateghi diventava la vetrina di lancio per un giochino da bambini.

La Waddington produceva giocattoli e chiese aiuto alla federazione ufficiale, l’ETF che fino a quel giorno aveva organizzato i campionati europei. L’accordo sfumò, forse per le differenti visioni tra agonismo e lancio pubblicitario. La ditta allora si appoggiò alla ETS che altro non era che la Federazione Inglese di Calcio da tavolo.

Lo strappo tra la Federazione Europea e la Waddington si consumò attorno al veto di usare le flat durante il Mondiale. La Waddington era interessata al lancio del Subbuteo e impose l’uso delle miniature di plastica.

Nonostante questi problemi tecnici il Mondiale si risolse in un grande successo. Parteciparono 25 giocatori provenienti da 13 nazioni. I campioni della ETF non vollero mancare all’evento, a costo di rinunciare alle proprie amate squadre. Tignani (Belgio), Czarkowsky (Germania), il campione Europeo Rietveld (Olanda) e il beniamino di cala Vickers (Inghilterra)

L’organizzazione fece le cose in grande. Inni nazionali, bandiere e banda musicale. La festa del nostro amato gioco. I Nazionali inglesi Bobby Mood e Gordon Banks fecero da testimonial alla manifestazione. La Waddington era una potente macchina da guerra.

Il lato agonistico riservò alcune sorprese. Non tutti i campioni dell’epoca riuscirono a convertirsi alle miniature di plastica. Le Flat dei campioni prediligevano un gioco fatto di curve, effetti e parabole impossibili. Diversa impostazione con la miniature di plastica che, pur conservando l’abituale gioco basculante, davano linee più definite e verticali.

Come nelle storie migliori vinse la sorpresa. Peter Czarkowski, tedesco di Dortmund, piegò in finale il belga Tignani campione europeo per due anni. Quando il belga strinse la mano al nostro Peter si congratulò e gli augurò una brillante carriera. Il neo campione del mondo, infatti, aveva solo 16 anni ed era al suo esordio internazionale. Una favola nella storia.


 

Ogni Nazione schierò due giocatori:

Belgio: Pierre Tignani e Claude Holland.

E.I.R.E :Francis Robinson e P.Martin

Galles: Mike Thomas e Tim Gronow

Germania:Gunter e Peter Czarkowski

Gibilterra: I.C. Miles e Lionel Olivero

Inghilterra: Colin Vickers e John Maison

Irlanda del Nord: W.Swamm e G.Mcmullen

Israele: Stuart Goldman

Malta: Andrew Ellul e Emanuel Ellul

Olanda: Dick Rietveld e Marinus Mulder

Scozia: Jim Paterson e Derek Somers

Svizzera: Dieter Brechbul e Christian Spreng

U.S.A. : D.Cucalon e S.King

Risultati:

Semifinali

Tignani-Rietveld 2-0

P.Czarkowski-Goldman 3-2 D.T.P.

Finale 3° Posto

Rietveld-Goldman 4-1

FINALE

PETER CZARKOWSKI-PIERRE TIGNANI 2-0


Vi aggiungo una breve cronologia del tempo *

  • 1964 Rotterdam (Olanda): 1° Campionato Europeo individuale ETF – European Table-Football Federation (materiali misti). Vi partecipano giocatori da Olanda, Belgio e Germania. Come per i primi eventi internazionali di calcio, i pesi britannici inventori del gioco sono assenti.
  • 1967 Viene fondata la English Table Soccer Association. E’ indipendente dal marchio Subbuteo e usa regole di gioco diverse. Materiali liberi.
  • 1968 Primo Campionato Europeo a squadre ETF
  • 1969 Prima Federazione Subbuteo sponsorizzata dalla Waddington (entra in scena il primo circuito monomateriale Subbuteo). Inizia la produzione della palla di dimensioni medie Subbuteo (set C121; rimarrà considerata di utilizzo amatoriale sino al 1983)
  • 1970 Primo Campionato Mondiale Subbuteo (monomateriale HW Subbuteo, non sono consentite le miniature flat)
  • 1973 Primi tornei “ufficiali” in Italia, probabilmente gestiti dalla ditta Parodi (importatrice del marchio Subbuteo). Non si hanno sicure informazioni su chi organizzava i tornei in quel periodo, il più importante nel 1973 fu il Torneo di Primavera.L’organizzazione era locale e durante le fasi eliminatorie regionali dei primi Campionati Italiani si giocò principalmente in negozi di giocattoli, circoli e parrocchie.
  • 1974 Si infittisce la stagione agonistica in Italia.

 

*Fonte http://ilforumsubbuteo.forumfree.it/?t=65571570


| 4 Comments

Intervista a Italo Bonera

Italo Bonera è nato a Brescia nel 1962, dove vive e lavora. Nel tempo libero si occupa di narrativa, soprattutto come lettore, e di fotografia (http://italobonera.altervista.org).

Nel 2004 con “American dream” ha vinto il premio Frederic Brown per racconti brevi, indetto da Delos Book (www.fantascienza.com/magazine/racconti/6697)

Insieme a Paolo Frusca ha firmato il romanzo di storia alternativa “Ph0xGen!”, finalista al premio Urania 2006 e pubblicato nel febbraio 2010 da Mondadori nella collana “Millemondi Urania”, in tandem con altro romanzo finalista; Un impero per l’inferno è il titolo del volume. “Ph0xGen!” è stato definito da Salvatore Proietti “La più brillante ucronia (…) che ripercorre con incisività un Novecento europeo dominato dall’impero asburgico” (rivista Robot, nr. 26, estate 2012).


Il suo romanzo “Io non sono come voi” (un thriller ambientato nel prossimo futuro), finalista – col titolo “Demone” – al premio Urania assegnato nel 2012, è uscito per i tipi di Gargoyle nel giugno 2013.

La riedizione di “Ph0xGen!” è in programma con l’editore Multiplayer.it, mentre l’editore viennese Evolver Book ne curerà la traduzione in tedesco, prevista per il prossimo autunno.

Dello stesso romanzo si sta lavorando alla trasposizione in graphic novel; disegnatore è Angelo Bussacchini, mentre Christian Bisin è autore dei testi..

Di interviste tue è pieno il web, quindi vorrei impostare qualcosa di diverso.

Come è stato scrivere a quattro mani il romanzo precedente? In pratica come funziona questa modalità?

Non c’era un metodo definito, non ci siamo divisi i compiti, ha funzionato tutto in maniera molto anarchica. Uno dei due proponeva una pagina, un capitolo, o lanciava un’idea, e su questo materiale l’altro interveniva, anche pesantemente, prima di ripassare al primo perché vi lavorasse ancora, e così via. Di certo, Paolo, appassionato di storia, lavorava in maniera complementare a me, che sono più rivolto alla narrativa di genere.

Quanto c’è di te in “Io non sono come voi”.

Anche senza volerlo, esperienze, sensazioni, suggestioni, citazioni, finiscono nella propria scrittura, ma vengono masticate, rielaborate, contaminate, depurate… perché al lettore in fondo interessa la narrazione, e che sia scritta bene.

Il pubblico ha premiato il tuo romanzo con i fatti. Cosa possiede più degli altri, visto che sul “genere” c’è una produzione sterminata. Specialmente negli ultimi tempi.

Dubito che il mio romanzo abbia qualcosa in più rispetto ad altri, le valutazioni sono soggettive. Di sicuro, vi si mescolano molti generi e piani di lettura, ma non è indispensabile che vengano riconosciuti.

Com’è nato il personaggio del protagonista con il suo dualismo interiore?

Intellettuale, eppure spietato esecutore. Mi piaceva l’idea di un personaggio che agisse spinto da pulsioni istintive e contemporaneamente da scelte consapevoli. Un connubio improbabile, ma interessante.

Quando leggo un libro, mi capita quasi sempre di immaginare i personaggi con le sembianze di attori reali, come se fosse un film. Tu, in questo caso, hai avuto in mente qualcuno mentre scrivevi?

Solo nell’aspetto fisico ho tenuto presente alcune persone reali come modello, ma preferisco non rivelare di chi si tratta, anche se ci sono lettori che ne hanno individuati alcuni.

Italo Bonera scrive, ma mettendosi dall’altra parte, quella dei lettori, cosa legge e quali romanzi l’hanno segnato o ispirato nella vita?

In passato, fantascienza dell’età d’oro. Oggi amo soprattutto il noir, e nell’ultima pagina del romanzo cito autori e opere dalle quali ho rubato senza ritegno frasi, descrizioni, atmosfere, come se si trattasse di una tavolozza, un ready made della narrativa. Mi piacciono anche gli scrittori italiani contemporanei, come Carlotto, Evangelisti, Altieri, Wu Ming e altri. Tra i grandi, Kafka e Philip Roth.

Quando scrivi le tue storie hai già in mente tutta la trama dall’inizio oppure le sviluppi man mano che vai avanti?

Di solito inizio immaginando una situazione, alcuni dettagli, suggestioni, che poi collego con altre, finché ne esce una trama che il più delle volte si discosta dalle intenzioni iniziali. Quando ho un inizio e un finale soddisfacenti, passo a riempire le pagine che restano in mezzo.

C’è qualche personaggio nel tuo romanzo che ti rappresenta? Io ho il pessimo vizio di piazzare un personaggio sullo sfondo che mi rappresenta, ma spesso lo conosco solo io.

No. È vero che in ogni personaggio è inevitabile inserire qualcosa di sé. Per esempio, un personaggio di “Ph0xGen!” soffre di bruciori di stomaco e ingoia pasticche antiacido; il protagonista di “Io non sono come voi” ha l’abitudine di fumare una sigaretta dopo cena seduto sui gradini del duomo: questi sono elementi del mio vissuto, ma non c’è un Italo Bonera nelle mie pagine.

I tuoi romanzi sono del genere “ucronico” come si dice oggi. Una scelta mirata oppure scrivi senza pianificazione? Vuoi tentare altri generi in futuro ?

Non mi capita di scrivere mirando a un genere: piuttosto seguo una suggestione. Il genere è uno strumento narrativo per sviluppare la narrazione che voglio costruire. Ad esempio, in “Io non sono come voi” – romanzo che non mi sento di definire “ucronico” – collocare la storia nel futuro mi ha consentito la libertà di inventare un regime e una società che riflettessero, esasperandolo, il nostro presente, e al contempo di sfruttare elementi immaginari come il Polialcaloide Viola, la Divisione Terza, il Distretto Cinese, o la diffusione dei sintocarburanti.

C’è qualcosa in cantiere?

A breve dovrebbe uscire un’antologia di racconti ambientati tutti nel medesimo futuro distopico, scritti insieme a Paolo Frusca. Sicuramente sarà un e-book, ma non è esclusa la pubblicazione in cartaceo, vedremo. Più avanti, la riedizione di “Ph0xGen!” sarà pubblicata per Multiplayer.it. Inoltre si sta preparando la trasposizione a fumetti del romanzo: il disegnatore è Angelo Bussacchini, mentre i testi sono di Christian Bisin. Sto anche lavorando a un nuovo romanzo, ma è troppo presto per parlarne.

Come è stata la ricerca della casa editrice e come sei arrivato a Gargoyle?

Una volta qualificato tra i finalisti del premio Urania, ho cercato di spendere il prestigio di questo riconoscimento per destare un poco di interesse, avendo alle spalle anche una pubblicazione con Mondadori. Alcuni editori hanno risposto positivamente, la scelta è andata su Gargoyle. Ma ne avevo contattato alcune decine, ed è stato faticoso: c’è chi chiede le prime trenta cartelle da 1800 battute in Times New Roman, chi due capitoli a scelta in cartelle da 2000 Courier, chi vuole il cartaceo non rilegato, chi lo vuole rilegato ma stampato solo su un lato, chi chiede la sinossi da tre cartelle, chi da una cartella… Per ogni editore bisogna preparare materiale ad hoc – e alla fine pochi rispondono.

Come promuovi la tua attività di scrittore? Ti concentri più sul libro o preferisci costruirti una reputazione di autore?

A dire il vero dubito di avere una reputazione da scrittore, non ho pubblicato a sufficienza.

Hai uno zoccolo duro di lettori? li curi personalmente o lasci che la marea salga e scenda senza il tuo intervento?

Il primo romanzo, scritto insieme a Paolo Frusca, è uscito in edicola, il secondo in libreria: il pubblico dei lettori è diverso, si sovrappone solo marginalmente, difficile che ci sia qualcuno che li abbia letti entrambi, e non ho la percezione che esistano lettori che mi seguano, a parte gli amici.

Pubblicare con Gargoyle è un bel colpo, ti aggiornano sulle vendite? Ti sostengono nella promozione?

Il report delle vendite è annuale, e i dati provengono dal distributore, che nel mio caso è Messaggerie. Il romanzo è uscito da un anno, e so più o meno quante copie sono state vendute anche senza un riscontro ufficiale. Per la promozione, Gargoyle ha un ufficio stampa piuttosto attivo, non è cosa frequente per un editore di questa dimensione. In ogni caso, di solito la promozione non va oltre i primi mesi dalla pubblicazione, quando si concentra il grosso delle vendite. Gargoyle mi ha sostenuto anche oltre questo periodo.

Perché non esce la versione ebook? Cosa ne pensi di questo supporto?

Non è detto che non esca, l’editore sta valutando per questa come per altre pubblicazioni. Io sono legato al libro tradizionale, non possiedo un ereader, ma capisco le potenzialità del mezzo. Al momento è ancora una nicchia di mercato marginale, vedremo in futuro se soppianterà o si affiancherà al cartaceo.

Cosa ne pensi del print on demand e dell’autopubblicazione in genere?

È una grande opportunità per gli autori, ma un rischio per i lettori. L’editore è importante: intanto, è qualcuno che valuta l’opera (magari non sempre con criteri di qualità, è vero), poi esegue l’editing che in molti casi è importantissimo, cui segue la correzione delle bozze. Poi, cura il lancio con un ufficio stampa. Nell’autopubblicazione tutto questo manca, in primis il filtro di un occhio terzo e professionale che valuti il lavoro. C’è il rischio, per il lettore, di trovare molto materiale di dubbia qualità, oppure mal sviluppato. Di converso, è vero che gli editori devono seguire il mercato, e non sempre vogliono o possono rischiare con qualcosa di nuovo.

Regali mai i tuoi libri? Te lo chiedo perchè ho un certo odio per le copie regalo, di solito chi riceve il regalo ha la brutta abitudine di non leggere neppure il libro.

Per le copie destinate alla promozione ci ha pensato più che altro l’editore, anche accettando i miei suggerimenti. Io l’ho regalato a tutte quelle persone cui sono per qualche motivo riconoscente, perché mi hanno aiutato, corretto, dato suggerimenti o sostenuto. Alcune settimane fa ho avuto modo di regalarne una copia anche a Claudio Lolli: gli sono debitore per almeno un paio di citazioni.

Grazie per la cortesia e speriamo di incontrarci ancora su questo blog.


Posted in Interviste | Leave a comment

Una recensione al Campione di Subbuteo

L’amico e lettore Roberto Gregorio mi ha lasciato una recensione su Amazon:

Lo stile di questo libro è abbastanza scorrevole, con poche ma accurate descrizioni che lo rendono piacevole. Quel geniaccio di Flavio Firmo riesce ad appassionarci dalla prima all’ultima pagina con accelerazioni e rallentamenti improvvisi, cambi di scena, di personaggi e così via.
Uno dei punti di forza maggiori di questo romanzo sono appunto i personaggi molto ben costruiti e ve ne accorgerete
Comunque in questa storia vengono toccate tematiche di scottante attualità: dall’estrema facilità discutibile e immorale, all’importanza dell’educazione impartita da un genitore per il futuro del figlio, come se fosse Antani.

Fanno sempre piacere.

| Leave a comment

Hashtag per scrittori

Originally posted on Plutonia Experiment:

hashtag

Da Wikipedia:

Gli hashtag sono un tipo di tag utilizzato in alcuni social network per creare delle etichette.
Essi sono formati da parole o combinazioni di parole concatenate precedute dal simbolo # (cancelletto), inseriti come commenti alle immagini.

Questo per chi ancora non le conoscesse. Altrove le hashtag sono molto utilizzate, per fare ordine sui social network. Sono indispensabili su Instagram e su Twitter, ma funzionano bene anche su Google +. Vengono usate anche su Facebook, anche se sono meno necessarie, e servono soprattutto nei gruppi, non tanto sulla bacheca pubblica.
In Italia c’è ancora parecchia confusione, riguardo alle hashtag. La verità è però che occorrerebbe imparare a inserirle in modo intelligente e costruttivo: né troppe, né troppo poche.
Ma le hashtag servono anche per promuovere libri ed ebook?

View original 263 more words

| Leave a comment