La prima moglie di Maometto


Beh, sentite questa:

In Arabia Saudita le donne non possono viaggiare da sole, non possono guidare né accedere a un’istruzione superiore.
Il velo le copre dalla testa ai piedi rendendo i loro movimenti difficili, sono previste pene corporali per quelle che violano il dogma coranico così come interpretato dalla scuola hanbalita che vige nel Paese. Lapidazioni, frustate, amputazioni. Questo succede oggi, nel 2015, in una terra, l’Arabia, dove nel VI secolo d.C visse una donna straordinaria: Khadigia, la prima moglie di Maometto.

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Una donna che teneva il viso scoperto e che guardava gli uomini dritto negli occhi, senza timore. Non dipendeva da fratelli, zii o cugini né economicamente, né sentimentalmente. Sicuramente non doveva chiedere a nessuno il permesso per uscire di casa per svolgere le suoi affari economici, probabilmente avrà montato dromedari e cammelli senza problemi. Insomma, la donna di cui Maometto si innamorò non era proprio un angelo del focolare, quanto piuttosto quella che oggi definiremmo una businesswoman.

MAOMETTO LAVORAVA PER LA FUTURA MOGLIE. Quando i due si conobbero, lei aveva già 40 anni, due matrimoni alle spalle, diversi figli e una grande forza. Khadigia lavorava a tempo pieno per portare avanti le attività di famiglia che consistevano nell’organizzazione di carovane dirette in Siria alla ricerca di merci bizantine che poi venivano rivendute nella città di Mekka.
Alle sue dipendenze aveva tanti uomini tra i quali un giovane che veniva dal clan dei Banu Quraish, un ragazzo di 25 anni che aveva perso il padre prima della nascita e che a soli sei anni era rimasto orfano, dopo la morte precoce della madre.
Questo ragazzo si chiamava Maometto. Era educato, onesto, laborioso; qualità acquisite grazie alla formazione che gli era stata impartita dallo zio Abu Talib che lo aveva seguito durante l’adolescenza e lo aveva preparato a lavorare nel mondo del commercio.
LA PROPOSTA DI MATRIMONIO? LA FECE LEI. «Maometto non aveva moglie», spiega il professor Giulio Soravia, esperto di lingua e cultura araba, «anche se alla sua età era inusuale non essere sposato poiché lo status di celibe era considerato innaturale».
A rompere questa situazione fu proprio Khadigia: fu lei a chiedere in sposo Maometto, attraverso un’intermediaria che ne sondò i sentimenti. Secondo lo storico Maxime Rodinson, la mediatrice chiese a Maometto: «Che cosa ti impedisce di sposarti?». E lui rispose: «non ho i mezzi necessari a un matrimonio». Alla domanda «E se qualcuno ne possedesse per due e ti offrisse la bellezza, l’agiatezza, non accetteresti?» , lui acconsentì.

Khadigia, la donna libera che stregò il profeta

«Per Khadigia», afferma Soravia, «il matrimonio voleva dire prima di tutto protezione. Nella società preislamica la condizione delle donne sole non era semplice come quella degli orfani e di tutte le categorie deboli».
Ricordiamo, continua il professore, «che anche in quella che oggi è l’Europa vigeva all’epoca l’editto di Rotari, prima raccolta scritta delle leggi dei longobardi, secondo cui una donna non poteva assolutamente vivere in autonomia. O era sotto il padre o il fratello o il marito. Nel caso in cui si trovasse sola allora era automaticamente posta sotto il controllo del Re».
Pur non essendo più giovane, a Khadigia non mancavano i pretendenti. Lei però scelse Maometto, perché si fidava di lui in quanto lo aveva visto lavorare e sapeva che era un uomo onesto.
Fu un matrimonio d’amore? Si direbbe di sì. Un amore che crebbe lentamente e si rafforzò con il tempo. Khadigia era intelligente e volitiva e Maometto la amò in modo incondizionato tanto da rimanerle fedele fino a quando rimase in vita. Una figura materna, ma allo stesso tempo una donna attraente e libera, in grado di dire la sua opinione e di dare forza al proprio compagno nei momenti più difficili.
LA PRIMA PERSONA A CREDERE NELL’ISLAM. Khadigia fu la prima persona a credere nell’Islam. Fu la prima a sostenere il profeta dopo le rivelazioni di Allah e la prima a convertirsi. «Non dubitò mai che si trattasse della parola di Dio che comunicava con suo marito tramite l’angelo Gabriele», spiega Soravia, «non dubitò neanche quando lo stesso Maometto sembrava titubante e spaventato».
Dal loro matrimonio nacquero quattro figlie femmine, Zaynab, Ruqayya, Umm Kultuhum , Fatima; nacquero anche dei maschi che, disgraziatamente, morirono tutti in tenera età.
Maometto però non si disperò, non cercò un’altra donna. Preferì crescere Alì, suo giovane cugino, che più tardi prenderà in sposa Fatima. «Khadigia è considerata la madre dei musulmani», dice Mourad Maziond, giornalista tunisino. «La storia sua e di altre donne che Maometto sposò negli anni a venire, molte delle quali vedove e non più giovanissime, dimostra che il profeta rispettava le donne e non aveva come obiettivo primario quello del sesso», aggiunge Abdel Qader, imam di Perugia.
MAOMETTO AMAVA LE DONNE FORTI. Per lo scrittore ebreo polacco Marek Halter che ha da poco pubblicato un volume dedicato alla figura di Khadigia, la sua storia è fondamentale per far cadere l’idea della donna musulmana, sottomessa al marito, chiusa sotto veli neri che ne coprono le forme e il volto.
Viene infatti da chiedersi che cosa direbbe oggi il profeta della segregazione, dell’umiliazione e del disprezzo a cui molte donne che professano l’Islam vengono sottoposte da «sedicenti dottori della legge che hanno letto il testo sacro senza quell’interpretazione, ijtihad, che permetterebbe di adeguarlo ai tempi che cambiano», dice Soravia. «Dottori che non vogliono rinunciare al potere». Un potere che trova nella sottomissione della donna un pilastro fondamentale.
Maometto «amava donne forti che gli tenevano testa, come Khadigia alla quale rimase legato fino al 619 d.C, quando morì, o ad Aisha, l’ultima moglie che il profeta sposò quando era ancora una bambina».
Donne vitali, ambiziose, forti non come quelle di oggi che hanno perso molti dei loro diritti.

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