Islam e concezione del Mondo


939e4de3-e7dc-4d4e-a806-b656d3265139_largeLa concezione del Mondo per l’Islam è diversa dal pensiero occidentale. Per noi esiste il Mondo, gli esseri umani, gli interessi personali e poi, quasi alla fine, il nostro rapporto spirituale con il divino. Per l’Islam è diverso.

Questa dottrina, che non compare nel Corano e negli hadith, è stata elaborata da Abū Ḥanīfa al-Nuʿmān e da altri pensatori musulmani nell’arco di cinque secoli. Un periodo di espansione territoriale per l’Islam, che per questo aveva necessità di dotarsi di una visione geo-politica del mondo che, secondo questa concezione, sarebbe diviso in tre parti:

  • Il “Territorio (lett. “Casa”) dell’Islam”, o “Dār al-Islām” (o Dārunā, “Il nostro territorio”), dove vivono i musulmani sotto la protezione della Legge islamica e i popoli sottomessi (dhimmī). Gli uomini appartenenti a fedi diverse da quella islamica, fino all’età contemporanea, furono infatti assoggettati al pagamento di un tributo personale, la jizya, che garantiva loro la protezione da aggressione esterne, venendo esentati dal servizio militare, dal pagamento della zakat – tassa riservata ai soli musulmani – venendo garantiti nel godimento di una sostanziosa, anche se limitata, indipendenza amministrativa. Le interpretazioni dei teologi musulmani differiscono sulla possibilità di accettare come dhimmī fedeli di religioni differenti da quella dei cristiani, ebrei, zoroastriani e sabei ma, storicamente, si accettò anche l’Induismo come religione proteggibile, in quanto esso poteva vantare un testo scritto (i Veda) che fu considerato anch’esso ispirato divinamente. I teologi hanafiti considerano Dār al-Islām anche un territorio non più sotto controllo musulmano che però permette ancora l’amministrazione del culto e la protezione, sia ai musulmani che ai dhimmī,ma anche il giurista malikita siciliano, l’Imām al-Māzarī, affermò questo principio riferendosi al periodo in cui i musulmani erano governati dai Normanni. In tal modo egli legittimava la loro permanenza nell’isola, da cui essi sarebbero invece dovuti emigrare qualora la Sicilia fosse stata da considerare Dār al-ḥarb, ossia “Territorio della Guerra”.
  • Il “Territorio della Tregua”, “Dār al-ʿahd” o “Dār al-Hudna“, territorio non islamico in cui però l’Islam è praticabile liberamente. Non può essere attaccato e, al contrario, deve essere difeso dai musulmani che hanno stabilito un patto con le autorità del paese; i musulmani devono anche rispettarne gli usi e i costumi. Se però la controparte rompe i patti, può trasformarsi in Dar al-Harb.
  • Il Territorio della Guerra, o “Dār al-ḥarb” (talora chiamato “Dār al-kufr“, “Casa dell’empietà” riguarda invece i territori confinanti con quelli islamici (ma anche all’interno di quelli) che non hanno un accordo di pace o di non-aggressione con i paesi musulmani circostanti. Secondo alcuni giuristi musulmani, un territorio a maggioranza musulmana conquistato da forze non-islamiche diventa Dār al-ḥarb. Secondo molti storici, dopo la scomparsa dell’ultimo grande califfato, quello Ottomano, e la frammentazione degli Stati islamici seguita al Colonialismo, questo concetto ha perso molto del suo significato.

Va comunque sottolineato che tali distinzioni appartengono alla discussione sviluppatasi in età islamica classica e che oggi essa non ha più motivo di essere riproposta, salvo da parte di chi auspica un ritorno a un autoreferenziale Islam delle origini.

« La dottrina islamica contemporanea tende a considerare la contrapposizione tra dār al-Islām e dār al-ḥarb come superata: la esistenza di trattati e istituzioni internazionali universali impone di considerare i paesi non musulmani come dār al-ʿahd, almeno in assenza di uno stato di guerra effettiva. »
(Roberta Aluffi Beck-Peccoz, s.v. «Dār al-Islām», in Dizionario dell’Islam (a cura di Massimo Campanini), Milano, Rizzoli, 2005, p. 83)

Il proselitismo è un obbligo morale per il musulmano (daʿwa, “appello” alla conversione) contro il paganesimo e l’idolatria, ma non riguarda i popoli monoteisti, che in diversa misura posseggono già una parte della Rivelazione tramite l’uso delle Sacre Scritture, che sono sempre ispirate dallo stesso Dio, ma rese incomplete e corrotte per via della manipolazione umana. Le popolazioni del Libro sono innanzitutto ebrei e cristiani, ma nel corso dell’espansione islamica vi furono compresi anche mandei, mazdei, induisti e buddhisti. Maometto stesso ha sottolineato in vari hadith della sua Sunna il portato della Rivelazione coranica.

Specificando con precisione quali differenze vi siano tra fede e sottomissione politica e impositiva per le Genti del Libro, cui la Umma islamica deve garantire il libero esercizio del proprio credo nei territori dell’Islam, pur dovendo rinunciare a qualsiasi forma di proselitismo e pur accettando, in quanto comunità protette, la superiorità politica dell’Islam, la lealtà verso la Umma in quanto entità politica e il pagamento di un tributo. Questa sostanziale “tolleranza religiosa” fu tra i fattori che permisero la veloce conquista dei territori dell’Impero bizantino, dove le eresie cristiane (come il monofisismo) erano invece pesantemente combattute e dove la tassazione era più alta di quella richiesta dagli arabi conquistatori.

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