Il parere dell’esperto


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Ultimamente sono davvero pochi i libri che riesco a iniziare e finire. A leggere d’un fiato. Poche cose scritte in uno spazio che non sia quello di un post sul web riescono ad appassionarmi. “Il campione di Subbuteo” è una tra queste. Indice di scorrevolezza ottimo: l’ho letto in due riprese da 100 pagine l’una. Una storia che trasuda passione e diversità. La passione per un gioco, il calcio da tavolo, la diversità di chi coltiva un hobby di super-nicchia e che su tempi, logiche e regole di quest’ultimo finisce per misurare gran parte (la più saporita) della propria esistenza. L’ho trovato nella piccola libreria della festa dei grillini bresciani. Mi piaceva l’idea di un libro sul Subbuteo come passione. Questo lo capisci già dalla copertina. La tipa a cui l’ho chiesto mi ha detto “Ah si, il libro di Flavio”. E’ sempre bello acquistare un libro da una persona che nell’incassare sembra quasi solidarizzare con l’autore che – fosse presente – ti ringrazierebbe chiedendoti cosa ti ha incuriosito della sua opera. Dentro i racconti dell’aspirante campione Davide – il protagonista – ho trovato le atmosfere che il mio amico Crox mi raccontava a proposito dei giocatori di tennistavolo. Una passione oscura, quella per il calciotavolo, da sembrare quasi un rito zen, pignolo e minimalista, applicato al gioco più bello del mondo. Bella anche l’ambientazione, più lombarda che bresciana in senso stretto. Il mio personaggio preferito è certamente Colatazzi, una significativa presenza in tutto il libro, certamente secondaria, ma con una sua morfologia psicologica ben marcata e particolarmente accattivante. Nella storia non si nasconde una malcelata ironia nei confronti dei giornalisti che seguono il Subbuteo (facendo “i loro articoli di 4 righe”) la cui presenza anonima sembra contrapporsi a quella a bordo campo di questo appassionato osservatore – che accarezza e pratica l’idea di scendere in campo in prima persona -, un dualismo che sembra definire la linea di demarcazione tra l’osservatore professionale (svogliato e distante) e l’appassionato e competente osservatore-tifoso-amico, destinatario di una sorta di dualismo che paragonerei a quello giornalista-blogger, evidentemente risolto con la simpatia che ricade dichiaratamente sul secondo. Più “primo tifoso” che “critico” ma non per questo meno competente, anzi. Una sorta di “grillino” del Subbuteo. Insomma, per uno come me che ultimamente cerca letture appassionanti, magari trasversali al calcio e tutto ciò che gira in torno, è un libro da consigliare

Giovanni Armanini

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