Oggi parliamo dei Dire Straits


Oggi ti propongo un formato diverso del post “la canzone letteraria”.

Quando ero ragazzo, diciamo sui docici-tredici anni, ho iniziato a cercare il mio gusto musicale. Prima di allora ero cresciuto con quei grossi cassettoni provvisti di maniglia che mio padre infilava nell’autoradio. Credo si chiamassero Stereo 8, ma non sono sicuro. C’era Celentano che andava a tutto spiano e anche il buon Battisti aveva il suo spazio. Cantautori rockettari direi.

A tredici anni l’uomo vola. La mia prima canzone in assoluto, intendo quella scelta da me e registrata sulla cassetta per ascoltarla fino allo svinimento è stata “Tunnel of love” dei Dire Straits. Ricordo ancora il rallentamento dell’intro dovuto agli ascolti infiniti.

Poi sono entrato nel trip di Knopfler e compagni. Bruciato l’album “making movies”, conoscevo testi in inglese e relativa traduzione in italiano a memoria. Ancora adesso potrei recitarle come una poesia di Natale.

L’anno dopo (o qualche mese non saprei perchè a quell’età il tempo è relativo) sono andato alla scoperta degli album precedenti: Dire Straits e Communiquè, amando chicche come “once upon a time in the west” e “lady writer”. Però il vero must è arrivato con “sultans of swing”. Che bello recitare l’assolo finale come fosse un rosario.

Arriva il 1982 e i nostri escono con Love over Gold. Ora, non voglio fare il fanatico, ma ancora adesso resta un disco che spacca. Ci sono delle sonorità e delle ambientazioni che lasciano stupiti. Una grande classe e soprattutto atmosfera. Mi lancio a dire che sia il loro album migliore.

85: Brothers in arms. Bello, bellissimo per quei temi. un successo di pubblico e di vendite. Concerti sold out con lo storico live “Alchemy”. A bocce ferme risulta un po’ passatello, ma consideriamo la potenza per l’epoca. Segue poi, nel 91, “on Every Street”. Bello anche questo, ma rispetto a “Love over Gold” un po’ convenzionale e piacione per i canoni dei primi anni 90. Knopfler è sempre stato un tipo riservato e la sua carriera solista non gli ha riservato l’esaltante successo degli Straits, però che classe e che tecnica.

Avrei voluto scegliere un solo brano, ma è impossibile. Anche tre, quattro, sarebbero sempre pochi. Parlo da tifoso ovviamente.

Allora mi sbilancio e sparo i tre colpi che ho già inserito nel testo:

  1. Sultans of swing. La storia degli Straits sia come testo che come musica: A Harry non importa se non sfonda, lui ha un lavoro a tempo pieno ed è tutto quello che interessa Potrebbe suonare “Honky Tonk” come niente, ma si riserva per il Venerdì sera. Per i Sultani, per i sultani dello swing.
  2. Once upon a time in the west. Omaggio a Morricone con tutta la sagacia del miglior Knopfler.
  3. Private investigations: Ascoltatela con la pioggia.

Auguri e figli rockers

 

 

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