Le mirabolanti avventure di Francesco nel tempio del Subbuteo


DSCN2165Dal Subbuteo non si guarisce. Certo, puoi passare del tempo lontano, teso a correre come un disperato dietro alla vita. Però prima o poi torna la malattia.


DSCN2164Sono Francesco e mi conoscono per la mia passione.
Sono un giocatore modesto, non sono uno che vince i tornei o che illumina i campi con i risultati.
Eppure, quando entro in una location dove si gioca solo old, tutti corrono a salutarmi.


10941690_10206614475234114_1126221205_nForse perchè in questo strano mondo che è il Subbuteo non contano i risultati. Conta la passione.
Rientrato in questo mondo dopo tanti anni mi sono subito appassionato, per non dire drogato, del collezionismo subbuteistico, stregato da sempre del Regno Unito, patria del sacro gioco. Gli innamorati del Subbuteo conoscono la storia di Sir Peter Adolph, il suo inventore, e della sua straordinaria epopea. La storia è molto importante, ma io voglio raccontarvi del presente.


Dopo i primi acquisti su aste, forum, eBay inglesi e italiani mi sono guardato in giro e ho scoperto di avere un club proprio nella mia città dove vivo da quasi dieci anni.
I ragazzi dell’Osc Leonessa Brescia mi hanno accolto e ho iniziato a frequentarli.
Dopo qualche scoramento e qualche incazzatura ho trovato il giusto equilibrio.
C’era magari qualche punto di vista differente tra il mio approccio ludico e l’agonismo di altri, fortuna che questi non ci sono più …
Nulla che non si potesse appianare. Ho iniziato una collezione impossibile, i miei spares Hw. Per chi non lo sapesse gli spares sono miniature singole, per un certo punto di vista più facili da collezionare. D’altro canto è poi difficile che qualche appassionato si separi dall’unica miniatura per privare la squadre dell’undicesimo giocatore. I questo 2015 mi sono recato a giocare nella patria del Subbuteo. Giocare forse è una parola grossa, diciamo che sono uno che si accontenta della presenza sul panno, ma è forse proprio per questo che sono apprezzato…non sono un problema per i campioni.
A Marzo, insieme a un nutrito gruppo di oldisti, sono partito per l’Inghilterra.
Maidenhead è la mecca “moderna” del Subbuteo.
Un torneo unico al mondo con tanto di mercatino e ambiente british style. Imperdibile.
In Italia fanno molti tornei, tutti splendidi, ma un conto è la messa della Domenica, un conto è la visita al Papa…senza nulla togliere a tutti i fantastici Osc spartsi per lo stivale che conosco.
Maidenhead quindi per poter dire “eccomi, io ci sono”.
Due giorni in cui non solo si è giocato con lo spirito che mi ha riportato a quando ero bambino, ma ho fatto nuove conoscenze e in alcuni casi vere e proprie amicizie che ancora si protraggono nel tempo.
La ciliegina sulla torta viene però dalla mia ultima apparizione in terra d’Albione.
Un nuovo, almeno per me, amico inglese, che per molti versi sembra più italiano di noi, organizza un torneo a casa sua e del vicino.
Sembra una storia come tante, ma l’amico è un vero e proprio mito.
Sul forum italiano di Old Subbuteo avevo più volte visto le sue mirabolanti avventure.
La sua opera d’arte è il mitico e innarrivabile “Stadium of fingers” e per me, che neppure ho il campo a casa, anche solo vedere le foto era una gioia.
Per capire l’importanza di questo stadio basterebbe guardare le tante fotografie che si trovano su internet, ma ogni appassionato lo conosce.
Come arrivare a Southend on Sea che dista 60km da Londra ?
Bella domanda, mi informo e inizio la mia opera organizzativa.
Sia mai che un palermitano si spaventi delle distanze.
Vengo a conoscenza di una nuova rotta che da Southend arriva a Venezia e decido di partire.
Non vi racconto la notte prima della partenza, non riuscivo a dormire e continuavo a pensare alla casa di Steve.
DSCN2220Per i pochi che non conoscono la casa di Steve basta dire che ha ben nove campi tutti con temi diversi e io, umile monaco, li avrei visti dal vivo.
Venerdì mattina parto per Venezia direzione London Gatwick con il pensiero rivolto a quello che vedrò Sabato e Domenica.
Arrivo a Londra e mi distendo girovagando per il centro.
Contrariamente a quello che tutti pensano a Londra non si trova quasi nulla in tema Subbuteistico. Cadmen Town, l’unico posto con qualche articolo interessante, ha venduto tutto e anche in centro non trovo le automobiline che da qualche tempo ho iniziato a collezionare.
La Lledo per intenderci, fallita da tempo, ma vera passione dei collezionisti.
Ceno in zona Piccadilly, ma sempre con la testa al sacro tempio di Steve.
Sabato mattina mi sveglio presto e salgo sul treno che da Liverpool street mi porterà a Southend on Sea.
Un’ora attraverso le campagne dell’Essex e dopo aver raggiunto l’albergo incontro altri “malati di mente” come me.
Ci sono i ragazzi dell’Osc Mestre, Egregio, Niefra, Borto72 e Paolo19720.
Nel nostro ambiente si usa un nickname, un soprannome anche se mi piace pensare sia un nome di battaglia.
Io mi chiamo Francesco, ma sono VecchiaGuardia1972.
Sarà un caso, ma nell’isola pedonale di Southend oggi c’è l’Italian Festival.
Una sorta di festa a tema italiano, con la mostra di Ferrari, Alfa Romeo d’epoca e moderne e l’immancabile degustazione di prodotti tipici.
Triste e finto. Nulla a che vedere con i nostri piatti, ma agli inglesi piace così. Da siculo provo un moto di ribrezzo davanti a dei fantomatici arancini con accanto la foto di Montalbano.
Vorrei immolarmi, ma non sono venuto a difendere l’onore di nessuno.
Sospiro e mi incammino verso il mare. Dicono che quì c’è il molo più lungo del mondo che, visto dall’alto, appare infinito.
Peccato per il vento che rende la giornata fin troppo fresca. Meglio affrettarsi a tornare verso il centro della città e da lì raggiungere il Roots Hall, ovvero lo stadio dove gioca la squadra di casa il Southend United Footbal Club. Insieme con Gilanzal, Fabio Bertola e il figlio assisto alla prima vittoria interna del Southend in uno stadio dove si respira il vero calcio. Un stadio dove anche la conquista di un fallo laterale a metà campo viene accolto con un’esultanza manco fosse stato un gol.
Fine del match e finalmente, dopo qualche pinta di birra nel pub dove venne fondato il Southend United, ci rechiamo verso la Mecca del Subbuteo.
Steve ci aspetta e con lui anche il suo amico/collega che ha messo a disposizione la casa accanto.
DSCN2172Ci attendono nove campi di Subbuteo, ci attende il “paradiso”.
Dopo una ottima merenda “inglese” e dopo aver testato  la Formula 1 a punta di dito, Steve ci ha portato alla “perlustrazione” della propria casa.
Non aspettavo altro, qui comincia il bello…in una sorta di patio ci sono in bella mostra il Castle Ruins, il No Man’s Land e il The Park, il primo con i crociati e i soldati intorno alle rovine di un castello, il secondo con i tedeschi e gli alleati, e il terzo con la particolarità che le porte non sono porte, ma possono essere due tronchi di albero oppure due maglioni di lana appoggiati per terra come quando da piccoli non si andava a scuola e i pali delle porte immaginarie erano fatte da maglioni o da zaini. Non esiste traversa e la pallina sarà alta solo se colpirà in faccia il giocatore che in quel momento sta parando. Geniale. Di seguito in cucina è posizionato il Christmas Pitch, dal nome non ci sono dubbi è lo Stadio di Natale con tutte le casette con le luci accese e (immenso stupore) la neve sul campo che renderà impossibile fare giocate spettacolari perfino al vincitore del torneo della domenica che perderà con me forse la sua unica partita … grande Gilanzal.
Continua la scoperta della casa con Steve che da gran cicerone ci illustra cosa ancora ci aspetta.
In un altro giardino c’è l’Allotments of Don Bosco con i contadini che a bordo campo arano il terreno e gli ortaggi che stanno maturando (il nome del campo è in onore di Giampaolo, alias HW1966). In un’altra dependance c’è l’Old Subbuteo Town con delle particolarità che manco se avessi una giornata intera riuscirei a vederle tutte, su tutti il negozio che vende materiale Subbuteo con riprodotte le scatole del nostro amato gioco.
Quando già basterebbe tutto questo ben di Dio per potermene già tornare in Italia ci sono ancora tre campi da vedere.
Il Carpet pitch che ci riporta a quando eravamo bambini e si giocava per terra sul tappeto, l’Anglo Italian Pitch con i più famosi monumenti italiani e londinesi riprodotti fedelmente in scala e con gli spettatori del Subbuteo che siedono su di essi per godersi lo spettacolo di una partita e dulcis in fundo lo Stadium of Fingers.
Una sola parola CAPOLAVORO. Il mito al quale cospetto tutti rimangono senza parole.
Tre piani di spalti con migliaia di spettatori, panchine, torrette della tv, polizia e steward, medici e portantini, e gli amici di Steve, con particolare riferimento a quelli che troppo presto se ne sono andati. E’ la stanza in se che è uno spettacolo dedicato al Subbuteo con il murales di Teofilo, con la sua anima che veglia sulle notti insonni dei subbuteisti. Le vetrate in tema Subbuteo e poi, dulcis in fundo, le tantissime telecamere con la sala regia che ti registrano mentre stai giocando. Per poco non svengo dopo aver visto tutto ciò. Penso che adesso posso dire di aver visto quasi tutto, potrei anche prendere il primo aereo per l’Italia e tornarmene a casa. Sarei comunque felice per il resto della vita.
DSCN2168Il sabato è dedicato al torneo con le flat dove tutti giocano contro tutti con tutte le squadre messe a disposizione dall’eccezionale padrone di casa.
Un miscuglio di miniature che vanno e vengono come sospinte dallo spirito della storia.
Si gioca, si ride e si rimane concentrati perchè giocare con le flat è da veri funamboli.
Finisce che vinco due partite, una contro il vincitore del torneo della domenica e un’altra sul campo Anglo Italian.
Tutti siamo tornati indietro di almeno venti anni e penso che qualsiasi altro divertimento in questo momento perderebbe cento a zero.
Penso distrattamente ai sogni che facevo da bambino, neppure vicini a questi istanti magici.
La cena offerta da Steve per tutti i partecipanti ci attende in un ottimo ristorante italiano del posto e lì lo spirito old raggiungerà livelli massimi e con essa anche i nostri stomaci.
Il vero campione lo dimostra a tavola, è lì che conta il risultato e mi faccio onore.
Non sentiremo la stanchezza né il freddo nella lunga passeggiata che ci riaccompagna in albergo in attesa dell’atto finale della domenica.
Perchè oggi è oggi, ma domani sarà meglio.
La sveglia suona molto presto nella giornata di domenica e il breakfast che ci attende a casa di Steve è da albergo a cinque stelle.
Ed eccoci al tanto sospirato momento, il torneo finale della domenica con 16 partecipanti di Italia e Regno Unito pronti a sfidarsi su tutti i nove campi e con ogni tipo di miniatura consentita dal circuito old.
La pazzia nella pazzia.
Il mio girone è difficilissimo, ma alla prima partita nello Stadium riesco a difendermi per bene e a cogliere un meritato successo in una per me bellissima azione di contropiede.
Sembra che l’aria del Regno Unito influenzi positivamente il mio gioco.
Giocare con le tribune alte è veramente difficile. Per l’occasione Gullseye, il mio avversario inglese indosserà degli stivali con zeppa altissima.
10941690_10206614475234114_1126221205_nNelle due successive gare al Park ed al Subbuteo Town subirò una sonora sconfitta contro Westwood e una di misura contro il grandissimo Egregio di Mestre.
Sono giocatori di classe e lo dimostrano.
Nulla è perduto. Dopo un ennesimo luculliano lunch ci sarà tempo per continuare a giocare nella S’fortunato Cup dove però verrò presto eliminato da FabioBertola e da Niefra.
La gara finale del torneo vedrà invece di fronte il grande Gigi Gilanzal di Varese contro The Cat, campione inglese di flat negli anni novanta. Visto che al piano inferiore della casa c’è il maxischermo vedrò per la prima volta una finale di un torneo in diretta Tv.
Vittoria di Gigi sul bravissimo The Cat per uno a zero quasi allo scadere e spazio alle tante premiazioni. Di lì a breve l’impegnatissimo Steve e un suo amico accompagneranno me e i ragazzi di Mestre al vicino aeroporto per far rientro in Italia.
Porterò per sempre con me il ricordo di questo bellissimo e lunghissimo week end e insieme il ricordo di aver conosciuto nuovi “malati” come me del gioco del Subbuteo e in primis Steve Moreton, senza di lui mai e poi mai avrei immaginato minimamente nulla del genere.

DSCN2164
Grazie ancora Steve the fingermakesmeflick

Francesco Caltagirone: VecchiaGuardia72 raccontato da Flavio Firmo

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