Definizione di autore nel mondo moderno


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Vi risparmio tutta la discussione attorno al ruolo dell’autore. Nella distinzione tra artisti e intrattenitori io mi ritrovo nella seconda. Il mio intento è intrattenere, divertire i lettori con delle storie e, se possibile, trasmettere sentimenti.


Oggi l’autore è parecchio diverso dal modello ottocentesco che ci hanno inculcato. Lo scrittore chiuso nella sua torre d’avorio che sforna un capolavoro epico ogni dieci anni è quanto di più lontano dalla realtà. Oggi l’autore deve prima di tutto vendere. Come sempre.

Per chi scrive è sempre difficile capire come gira il vento. Quando si inizia un romanzo si sa che ci si imbarca in un lavoro di almeno 6 mesi. Poi altri mesi per le correzioni e, alla fine, chissà cosa andrà di moda. Questo problema me lo sono lasciato alle spalle da tempo (non da molto, ma ormai è dimenticato). Cerco di scrivere storie con dei personaggi potenti. Azzeccata la profondità dei personaggi l’ambientazione non sarà più così importante.

Scrivete storie immortali

Ma stiamo parlando di autore. Cosa deve fare oggi uno scrittore? Per prima cosa essere social. Puoi anche cantarla e rimarla, ma se nessuno ti conosce non compreranno mai il tuo libro da sconosciuto. Essere social non significa spammare la copertina e la sinossi a tutto spiano. Facebook è pieno di gruppi con migliaia di autori che ogni giorno pubblicano il loro post. Il delirio. Questa politica è addirittura controproducente. Rimane in testa il titolo, ma lo si associa a un pesante rompicoglioni.

Siate social

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Invece si deve utilizzare i social per crearsi contatti veri. Intervenire nelle discussioni, aiutare condividendo la propria esperienza e acquisite autorevolezza. Concordo con quello della seconda fila che dice “è un percorso lungo”. Giusto, ma poi la strada sarà in discesa.

Entrate quindi nei gruppi con lo spirito di chi vuole aiutare e condividere.

La promozione classica con le presentazioni? Che volete che vi dica?  Per me non funziona molto. Organizzate la vostra bella presentazione con il giornalista e il rinfresco e alla fine vendete tre o quattro copie. Il gioco non vale la candela. Può essere bello e gratificante perchè si entra a contatto con la gente (e la gente è importante), però economicamente è un disastro. Un caro amico si piazza al bancone della libreria e vende uomo-su-uomo. Cioè ferma ogni singolo cliente e gli propone il libro. Questa è una strategia economicamente valida, basta riconoscere un giusto 20% al libraio. Però non tutti hanno la faccia tosta di vendersi in questo modo. Io vorrei proprio, ma ho una timidezza di fondo che mi blocca.

Ancora una volta la strada per l’emergente è acquisire autorevolezza. Costruitevi uno zoccolo duro di lettori che vi adorano. Meglio 10 che vi adorano, invece che 10.000 like sulla pagina Facebook.

Infine, per questa prima tornata, voglio concentrarmi sulla produzione dell’autore. Troppo spesso si scrive un libro e si punta tutto su questo. Mesi, anni a spammare il titolo senza ritegno. Ricordate che un libro ha un ciclo di vita realisticamente breve. Vendete bene i primi sei mesi e poi svanite. Doverso l’approccio dell’autore con una vasta produzione, non dico ottanta libri e neppure trenta. L’autore con una decina di pubblicazioni risulta più attendibile e, soprattutto, ogni libro è uno spot per gli altri. Quante volte avete letto un libro e subito vi siete innamorati dell’autore. Per me è successo con “Profondo blu” di Jeffery Deaver e quando ho visto la produzione ho iniziato a collezionarli.

Tanta produzione, tante possibilità.

Noterete che in questo post non ho parlato di Case editrici, di agenti letterari. Non ne parlo perchè la mia strada, per ora, non li contempla. Ho avuto le mie esperienze con case editrici (rigorosamente free), ma per ora preferisco la strada dell’artigiano.

Scrivo per intrattenere.

Seguitemi e premiatemi condividendo questo articolo.

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