I dieci peggiori lettori della mia vita (e come farne buon uso)


come ottenere una buona recensioneNella carriera di uno scrittore (e nella biografia di chi lavora nell’editoria), le schede di lettura, le recensioni, le critiche (offline e online) sono il pane quotidiano. A volte fanno bene, a volte fanno male, a volte fanno molto (ma molto) male. Chi scrive un libro si espone indifeso allo sguardo degli altri (e di riflesso capita lo stesso a chi glielo pubblica…). E qualcuno se ne approfitta, o magari non si rende conto che il suo giudizio può diventare un’arma, che può ferire. (Sempre ricordando che una critica negativa – ma intelligente e motivata – può essere utilissima, se accolta con intelligenza e umiltà.)

Quello che segue è un elenco dei “Dieci peggiori lettori (e critici) della mia vita”. Spero possa essere utile a chi giudica i romanzi altrui, per evitare alcuni errori di prospettiva. Spero possa anche dare conforto a chi viene giudicato, perché la letteratura è una cosa seria (quasi quanto la vita), ma il torneo è anche un gioco (come la letteratura, come la vita).
I dieci peggiori lettori della mia vita: 

  1. Lo stilista. Non ti interessano la trama, l’ambientazione, i personaggi. Tu correggi i refusi. Sottolinei gli errori di grammatica. Strilli davanti agli svarioni sintattici. Qualche errore te lo inventi, perché hai della grammatica la stessa visione della signorina Rottermeier: una implacabile gabbia alla quale puoi aggiungere, a tuo insindacabile giudizio, nuove sbarre e inferriate. Poi concludi che il mio è un problema di stile. Evidentemente sogni di fare l’estetista. Prendere un testo altrui per fargli permanente, tinta, manicure, pedicure, massaggio anticellulite, fango rassodante… Ma quello che c’è sotto, ti piace o no? Il mio romanzo ha un corpo? E magari pure un’anima? Se quei brufoli, che tanto ti irritano, fossero solo il frutto di eccessi ormonali, di intemperanze da adolescente? (Naturalmente quando rimanderò il romanzo alla prossima edizione di IoScrittore, qualche brufolo lo tolgo, ma i nei non li cancello di sicuro: sono, come dicono in francese, i grains-de-beauté del mio libro, i “grani di bellezza” che lo rendono unico.) Per quanto riguarda lo stile, non oso pensare come vai vestito, pidocchioso.
  2. L’irritabile. Forse il mio romanzo l’hai letto tutto, o forse hai letto solo quella pagina lì. Una sola. E ci hai trovato qualcosa che non ti è piaciuto, che ti ha profondamente irritato. Evidentemente quel personaggio, quella scena, quella frase, ti hanno ricordato un episodio particolarmente spiacevole della tua miserabile vita. Probabilmente non sai nemmeno perché ti sei irritato così tanto, ma il tuo inconscio di sicuro lo sa benissimo. Così ti sei concentrato su quella pagina, e basandoti su quella – e solo su quella – hai demolito di slancio anche le altre 250 (che secondo me non ha nemmeno letto…). Un po’ come quelli che, dopo che gli hai presentato una ragazza troppo bella per lui, ti spiega: “Ma l’hai vista? Ha le ginocchia grosse…” Va bene, quelle venti righe le tolgo, le aggiusto, le sistemo. Ma il resto del romanzo ti è piaciuto o no? Post scriptum. Tranquillo. A quella ragazza troppo bella, viso angelico, seno perfetto, lato B da antologia, pure intelligente e spiritosa, tu non le piaci… E non ha le ginocchia grosse!
  3. Lo snob. Il mio libro non ti interessa. Proprio per niente. Come probabilmente non ti interessa nessuno dei libri che leggi. Per te, la lettura è solo un pretesto per citare tutti i libri che hai letto. Anzi, tutti i libri che probabilmente non hai letto, ma te li sei fatti raccontare dalla mamma, dal fidanzato, dalla maestra… E infatti spari titoli a raffica, ma a sproposito, a casaccio (alcuni di quelli che secondo te mi hanno ispirato, confesso, mica lo ho letti…). Per quanto riguarda il romanzo con cui tu, caro lettore, partecipi a IoScrittore, già me lo immagino: profondo come 50 sfumature di grigio, divertente come La noia, sexy come I promessi sposi. Qualcosa ho letto anch’io, sai?
  4. Il frettoloso. È vero, hai mille cose più importanti da fare. Probabilmente la tua velocità media di lettura è di 100 pagine ogni mezz’ora: una lettura diagonale e balzellante che salta la parte alta e quella bassa della pagina, l’inizio e la fine di ogni riga (e secondo me probabilmente anche quello che ci sta in mezzo ti sfugge, nello slancio). Insomma, non mi sorprende che tu non ci abbia capito niente del mio libro. Ma riassumere il mio romanzo in un tweet, che assomma varie imprecisioni, non mi pare serio. Il protagonista non si chiama Rino ma Tino, la vicenda non è ambientata a Cagliari ma a Calgary, non è intitolato Il corruttore ma Il correttore. Se dietro l’# di questa tweet-recensione metterai il mio nick, di certo non avrai il mio RT.
  5. Il pignolo. Hai riassunto il libro, elencando tutti gli snodi della trama e delle sottotrame. Hai identificato lo stile, anche se ci hai messo qualche aggettivo di troppo: che intendi quando dici: “tra il bucolico e il sottile”, oppure “più verdeggiante che mozartiano, anche se tuttavia aromatizzato al timo”? Hai schedato i punti di vista, la diegetica e le deissi, l’intertestualità e gli omoteleuti. Non è una lettura, è una radiografia del mio testo. È vero, ti dovrei ringraziare: non ho mai avuto, e probabilmente non avrò mai, una lettura così attenta e minuziosa. L’ho studiata con attenzione, ho meditato su ogni tua virgola. Però mi resta una curiosità: il mio libro ti è piaciuto?
  6. Il maniaco delle liste. Anagrafe dei personaggi: nome, cognome, età, professione, aspetto fisico, caratteristiche psicologiche. Linkografia dei siti dove navigano i personaggi. Elenco di libri, canzoni, film, trasmissioni radio e tv, opere d’arte, eccetera, citati dai personaggi (mi hai dato un’idea, contatto le star citate per la presentazione del libro). Lista degli alimenti con cui si nutrono i personaggi, compreso il gattino della protagonista (mi hai dato un’idea, a inizio capitolo ci metto le ricette). Itinerario dei luoghi visitati nel romanzo (mi hai dato un’idea per una joint venture con TripAdvisor). Censimento dei brand menzionati nel romanzo (mi hai dato un’idea per il product placement). Grazie mille, la tua recensione mi è stata utilissima. Ma sei sicuro che basti mettere questi ingredienti nel computer, agitarlo vigorosamente (o mixare il tutto con il minipimer), passare il tutto per cinque minuti al microonde (funzione grill), e poi viene fuori un romanzo come il mio?
  7. Il serial killer. Va bene, sono un analfabeta in preda a un raptus di grafomania. Va bene, i miei personaggi sono idioti senz’anima, specchio della mia psicologia spelacchiata. Va bene, il mio romanzo è noioso come una piovosa domenica pomeriggio d’inverno seduto sulla panchina del parco, come certamente dev’essere la mia vita sessuale e sentimentale. Va bene, i miei dialoghi sembrano inventati da un computer dislessico e dunque è ovvio che ho una vita sociale meno frenetica di quella di una monaca di clausura. Va bene gli insulti, ma entrare nel merito? Ma poi, della mia vita, che ne sai? Magari scrivo libri così brutti e noiosi proprio per compensare l’eccesso di emozioni della mia vita vera…
  8. Il generale. Per te la letteratura sono i generi letterari. Nella tua analisi hai usato sofisticati marker lessicali e paragoni con gli autori cult, attingendo alla tua esperienza di fan di qualunque ossessione culturale e sottoculturale. Perciò hai decretato che il mio romanzo è 20,4% fantasy, 15,2% noir con una sfumatura di thriller (1,12% circa), 30% storico, 27,2% rosa, 43% fantascienza, 3% saggio economico, 8% romanzo di formazione (che corrisponde al 15% nella prima parte e 3% nella seconda). Ho provato a fare la somma, siamo molto oltre il 140%. Ma allora tutto quello che va oltre il 100% è metaletteratura? È un buon segno? Devo essere orgoglioso?
  9. Il consigliere. Sì, è vero, il mio romanzo ti ha fatto schifo, è davvero pieno di difetti e tu mi hai dato una moltitudine indicazioni utili. Anna potrebbe avere i capelli rosso Tiziano, invece che biondo cenere. Lei e Marco avrebbero potuto andare in vacanza a Varigotti invece che ai Piani di Bobbio. Quel giorno la temperatura avrebbe potuto esser un po’ più fresca. L’accento di Andrea avrebbe potuto essere più zurighese che bavarese. E quella sera avrebbe potuto guidare una BMW invece che una Audi (ma quale modello, cara?). C’è solo un piccolo problema: il romanzo l’ho scritto io. Tuttavia mi sorge un sospetto: forse avresti voluto scriverlo tu, il mio romanzo. Secondo me, la tua lettura è sintomo di un acuto attacco d’invidia…
  10. Il fanatico. Va bene, hai scritto che il mio romanzo ti ha commosso più di Love Story. Ti ha fatto più ridere di Un pesce di nome Wanda. E’ più profondo e misterioso del Castello di Platone. Il mio stile ha la musicalità leggera di Mozart e la complessità di una fuga di Bach. La mia autoconsapevolezza vale quella di Agostino e Rousseau dopo le loro confessioni, quanto quella di Proust dopo che ha ritrovato il tempo perduto. La mia conoscenza dell’animo umano ricorda Freud e Dostoevskij. E io ci devo credere?

Conclusione. A parte gli scherzi, leggete tutti i pareri di lettura sul vostro libro con umiltà e attenzione, come se si riferissero all’opera di qualcun altro. Valutateli tutti con attenzione: alcuni commenti sono probabilmente idioti o malevoli, ma di sicuro molte osservazioni sono ragionevoli.

Dunque valutatele con attenzione, e riflettete se possono essere utili a migliorare il vostro romanzo. E alla fine, dopo averci ragionato, meditato, riflettuto, fidatevi della vostra pancia.
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