Intervista a Italo Bonera


Italo Bonera è nato a Brescia nel 1962, dove vive e lavora. Nel tempo libero si occupa di narrativa, soprattutto come lettore, e di fotografia (http://italobonera.altervista.org).

Nel 2004 con “American dream” ha vinto il premio Frederic Brown per racconti brevi, indetto da Delos Book (www.fantascienza.com/magazine/racconti/6697)

Insieme a Paolo Frusca ha firmato il romanzo di storia alternativa “Ph0xGen!”, finalista al premio Urania 2006 e pubblicato nel febbraio 2010 da Mondadori nella collana “Millemondi Urania”, in tandem con altro romanzo finalista; Un impero per l’inferno è il titolo del volume. “Ph0xGen!” è stato definito da Salvatore Proietti “La più brillante ucronia (…) che ripercorre con incisività un Novecento europeo dominato dall’impero asburgico” (rivista Robot, nr. 26, estate 2012).


Il suo romanzo “Io non sono come voi” (un thriller ambientato nel prossimo futuro), finalista – col titolo “Demone” – al premio Urania assegnato nel 2012, è uscito per i tipi di Gargoyle nel giugno 2013.

La riedizione di “Ph0xGen!” è in programma con l’editore Multiplayer.it, mentre l’editore viennese Evolver Book ne curerà la traduzione in tedesco, prevista per il prossimo autunno.

Dello stesso romanzo si sta lavorando alla trasposizione in graphic novel; disegnatore è Angelo Bussacchini, mentre Christian Bisin è autore dei testi..

Di interviste tue è pieno il web, quindi vorrei impostare qualcosa di diverso.

Come è stato scrivere a quattro mani il romanzo precedente? In pratica come funziona questa modalità?

Non c’era un metodo definito, non ci siamo divisi i compiti, ha funzionato tutto in maniera molto anarchica. Uno dei due proponeva una pagina, un capitolo, o lanciava un’idea, e su questo materiale l’altro interveniva, anche pesantemente, prima di ripassare al primo perché vi lavorasse ancora, e così via. Di certo, Paolo, appassionato di storia, lavorava in maniera complementare a me, che sono più rivolto alla narrativa di genere.

Quanto c’è di te in “Io non sono come voi”.

Anche senza volerlo, esperienze, sensazioni, suggestioni, citazioni, finiscono nella propria scrittura, ma vengono masticate, rielaborate, contaminate, depurate… perché al lettore in fondo interessa la narrazione, e che sia scritta bene.

Il pubblico ha premiato il tuo romanzo con i fatti. Cosa possiede più degli altri, visto che sul “genere” c’è una produzione sterminata. Specialmente negli ultimi tempi.

Dubito che il mio romanzo abbia qualcosa in più rispetto ad altri, le valutazioni sono soggettive. Di sicuro, vi si mescolano molti generi e piani di lettura, ma non è indispensabile che vengano riconosciuti.

Com’è nato il personaggio del protagonista con il suo dualismo interiore?

Intellettuale, eppure spietato esecutore. Mi piaceva l’idea di un personaggio che agisse spinto da pulsioni istintive e contemporaneamente da scelte consapevoli. Un connubio improbabile, ma interessante.

Quando leggo un libro, mi capita quasi sempre di immaginare i personaggi con le sembianze di attori reali, come se fosse un film. Tu, in questo caso, hai avuto in mente qualcuno mentre scrivevi?

Solo nell’aspetto fisico ho tenuto presente alcune persone reali come modello, ma preferisco non rivelare di chi si tratta, anche se ci sono lettori che ne hanno individuati alcuni.

Italo Bonera scrive, ma mettendosi dall’altra parte, quella dei lettori, cosa legge e quali romanzi l’hanno segnato o ispirato nella vita?

In passato, fantascienza dell’età d’oro. Oggi amo soprattutto il noir, e nell’ultima pagina del romanzo cito autori e opere dalle quali ho rubato senza ritegno frasi, descrizioni, atmosfere, come se si trattasse di una tavolozza, un ready made della narrativa. Mi piacciono anche gli scrittori italiani contemporanei, come Carlotto, Evangelisti, Altieri, Wu Ming e altri. Tra i grandi, Kafka e Philip Roth.

Quando scrivi le tue storie hai già in mente tutta la trama dall’inizio oppure le sviluppi man mano che vai avanti?

Di solito inizio immaginando una situazione, alcuni dettagli, suggestioni, che poi collego con altre, finché ne esce una trama che il più delle volte si discosta dalle intenzioni iniziali. Quando ho un inizio e un finale soddisfacenti, passo a riempire le pagine che restano in mezzo.

C’è qualche personaggio nel tuo romanzo che ti rappresenta? Io ho il pessimo vizio di piazzare un personaggio sullo sfondo che mi rappresenta, ma spesso lo conosco solo io.

No. È vero che in ogni personaggio è inevitabile inserire qualcosa di sé. Per esempio, un personaggio di “Ph0xGen!” soffre di bruciori di stomaco e ingoia pasticche antiacido; il protagonista di “Io non sono come voi” ha l’abitudine di fumare una sigaretta dopo cena seduto sui gradini del duomo: questi sono elementi del mio vissuto, ma non c’è un Italo Bonera nelle mie pagine.

I tuoi romanzi sono del genere “ucronico” come si dice oggi. Una scelta mirata oppure scrivi senza pianificazione? Vuoi tentare altri generi in futuro ?

Non mi capita di scrivere mirando a un genere: piuttosto seguo una suggestione. Il genere è uno strumento narrativo per sviluppare la narrazione che voglio costruire. Ad esempio, in “Io non sono come voi” – romanzo che non mi sento di definire “ucronico” – collocare la storia nel futuro mi ha consentito la libertà di inventare un regime e una società che riflettessero, esasperandolo, il nostro presente, e al contempo di sfruttare elementi immaginari come il Polialcaloide Viola, la Divisione Terza, il Distretto Cinese, o la diffusione dei sintocarburanti.

C’è qualcosa in cantiere?

A breve dovrebbe uscire un’antologia di racconti ambientati tutti nel medesimo futuro distopico, scritti insieme a Paolo Frusca. Sicuramente sarà un e-book, ma non è esclusa la pubblicazione in cartaceo, vedremo. Più avanti, la riedizione di “Ph0xGen!” sarà pubblicata per Multiplayer.it. Inoltre si sta preparando la trasposizione a fumetti del romanzo: il disegnatore è Angelo Bussacchini, mentre i testi sono di Christian Bisin. Sto anche lavorando a un nuovo romanzo, ma è troppo presto per parlarne.

Come è stata la ricerca della casa editrice e come sei arrivato a Gargoyle?

Una volta qualificato tra i finalisti del premio Urania, ho cercato di spendere il prestigio di questo riconoscimento per destare un poco di interesse, avendo alle spalle anche una pubblicazione con Mondadori. Alcuni editori hanno risposto positivamente, la scelta è andata su Gargoyle. Ma ne avevo contattato alcune decine, ed è stato faticoso: c’è chi chiede le prime trenta cartelle da 1800 battute in Times New Roman, chi due capitoli a scelta in cartelle da 2000 Courier, chi vuole il cartaceo non rilegato, chi lo vuole rilegato ma stampato solo su un lato, chi chiede la sinossi da tre cartelle, chi da una cartella… Per ogni editore bisogna preparare materiale ad hoc – e alla fine pochi rispondono.

Come promuovi la tua attività di scrittore? Ti concentri più sul libro o preferisci costruirti una reputazione di autore?

A dire il vero dubito di avere una reputazione da scrittore, non ho pubblicato a sufficienza.

Hai uno zoccolo duro di lettori? li curi personalmente o lasci che la marea salga e scenda senza il tuo intervento?

Il primo romanzo, scritto insieme a Paolo Frusca, è uscito in edicola, il secondo in libreria: il pubblico dei lettori è diverso, si sovrappone solo marginalmente, difficile che ci sia qualcuno che li abbia letti entrambi, e non ho la percezione che esistano lettori che mi seguano, a parte gli amici.

Pubblicare con Gargoyle è un bel colpo, ti aggiornano sulle vendite? Ti sostengono nella promozione?

Il report delle vendite è annuale, e i dati provengono dal distributore, che nel mio caso è Messaggerie. Il romanzo è uscito da un anno, e so più o meno quante copie sono state vendute anche senza un riscontro ufficiale. Per la promozione, Gargoyle ha un ufficio stampa piuttosto attivo, non è cosa frequente per un editore di questa dimensione. In ogni caso, di solito la promozione non va oltre i primi mesi dalla pubblicazione, quando si concentra il grosso delle vendite. Gargoyle mi ha sostenuto anche oltre questo periodo.

Perché non esce la versione ebook? Cosa ne pensi di questo supporto?

Non è detto che non esca, l’editore sta valutando per questa come per altre pubblicazioni. Io sono legato al libro tradizionale, non possiedo un ereader, ma capisco le potenzialità del mezzo. Al momento è ancora una nicchia di mercato marginale, vedremo in futuro se soppianterà o si affiancherà al cartaceo.

Cosa ne pensi del print on demand e dell’autopubblicazione in genere?

È una grande opportunità per gli autori, ma un rischio per i lettori. L’editore è importante: intanto, è qualcuno che valuta l’opera (magari non sempre con criteri di qualità, è vero), poi esegue l’editing che in molti casi è importantissimo, cui segue la correzione delle bozze. Poi, cura il lancio con un ufficio stampa. Nell’autopubblicazione tutto questo manca, in primis il filtro di un occhio terzo e professionale che valuti il lavoro. C’è il rischio, per il lettore, di trovare molto materiale di dubbia qualità, oppure mal sviluppato. Di converso, è vero che gli editori devono seguire il mercato, e non sempre vogliono o possono rischiare con qualcosa di nuovo.

Regali mai i tuoi libri? Te lo chiedo perchè ho un certo odio per le copie regalo, di solito chi riceve il regalo ha la brutta abitudine di non leggere neppure il libro.

Per le copie destinate alla promozione ci ha pensato più che altro l’editore, anche accettando i miei suggerimenti. Io l’ho regalato a tutte quelle persone cui sono per qualche motivo riconoscente, perché mi hanno aiutato, corretto, dato suggerimenti o sostenuto. Alcune settimane fa ho avuto modo di regalarne una copia anche a Claudio Lolli: gli sono debitore per almeno un paio di citazioni.

Grazie per la cortesia e speriamo di incontrarci ancora su questo blog.


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