Masterpiece: Il mio doppio


Il doppio
Me ne stavo fermo, appollaiato dietro una grossa porta in ferro. Potevo sentire la ruggine colare per terra, tanto ero immobile. Per quattro volte mi era sfuggito e non era per causa della sua bravura. Semplicemente ero stato stupido, poco attento. I particolari sono tutto nella vita, qualcuno ci ha pure costruito un detto. Comunque, questa volta non mi sfuggirà.
Ho lasciato aperto il chiavistello, doveva sembrare una dimenticanza del custode, una di quelle cose che sembrano infinitesimali e alla fine fanno la differenza. Lui arriverà con cautela, si guarderò attorno e quando sarà sicuro di non essere visto entrerà. Me lo vedo già, mi sembra di averlo davanti. Con la sua faccia spavalda e l’aria di quello che è convinto che tutti siano dei fessi. Certo, ultimamente la figura del fesso l’ho fatta più di una volta, ma erano i particolari.
Dietro la porta ho sistemato una lampada al freon, una di quelle che al comando sprigionano una potenza tale da accecare chiunque. Lui si coprirà gli occhi e io mirerò dritto alle gambe. Non lo voglio finire, sarebbe troppo comodo e poco divertente. Due colpi di Beretta, metti che il primo non vada a segno. Lo vedo già in ginocchio con gli occhi chiusi a chiedersi che cosa gli sta succedendo. Non può sfuggire a questa trappola.
Quando si sarà ripreso dal flash mi vedrò con la pistola puntata, distante qualche metro perchè non sono stupido e conosco la sua agilità. Il colpo in canna, quasi quasi ne sparo uno alla spalla. Tanto per farlo stare buono. Sono proprio curioso di vedere i suoi occhi. Me li hanno descritti freddi e furbi, come quelli di un topo affamato. Mi ha rubato tutto, pur senza portarmi via nulla.
Dicono che mi somigli. Il commissario che mi ha tenuto sotto torchio per quattro giorni sostiene che sono stato io a portare via l’incasso dell’Oviesse. Io, proprio io che non sono mai neppure stato in un supermercato. Il commissario mi ha passato ai suoi colleghi che hanno provato a farmi cadere in contraddizione, ma se uno non ha commesso un reato non può neppure confessarlo. Ora sono fuori, lui ha colpito ancora un paio di volte e per altre due giornate sono passato sotto l’interrogatorio dei poliziotti. Inutile, non posso confessare un delitto che non ho commesso.
Sento dei passi nel corridoio. Lui ha abboccato e si avvicina. La porta, la luce e due colpi. Un piano semplice che mi porterà faccia a faccia con quel criminale. E sostengono che sono io, ma come potrei rapinare un supermercato, deragliare un bus, sequestrare un camionista e fuggire con due ostaggi che poi avrei abbandonato vicino al fiume. Gli ostaggi pensano di avermi riconosciuto, ma quando gli porterò il vero criminale allora mi faranno le loro scuse più sincere. Stupidi loro e stupida la Polizia che ha creduto alle loro testimonianze. Poi c’è stata anche la faccenda delle impronte digitali, ma oggi basta un paio di guanti e con la tecnologia chissà cosa si riesce a inventare.
Altri passi, si ferma. Sento il suo odore fuori dalla porta. L’ho ribattezzato il mio doppio, ma tra pochi secondi vedremo chi è il più furbo.

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