Masterpiece #6: Primo esercizio


2063 – Delitto ai mercati generali

Suo nonno aveva un callo nero sul polso destro. Se l’era procurato a furia di sfregare la mano sulle cassette della frutta, chiamare il prezzo tenendone due o tre in equilibrio sulle ginocchia e alla fine accatastare tutto sulla bilancia. Cinquant’anni prima era tutto diverso ai mercati generali, ma Leph aveva solo sentito quei racconti da suo padre; il nonno non l’aveva mai conosciuto.

Arrivò un carico dalla piattaforma Est e i microservi partirono in sequenza. Prima i controllori, quindi i desigillatori e alla fine la vera forza bruta. Sollevarono il container e lo aprirono. La porta si vaporizzò lasciando sul piazzale un puzzo di ferodi consumati. Leph lesse il rapporto in sovrimpresso sulla retina e autorizzò lo scarico. Sul bordo destro dell’occhiale scintillò l’icona di bitcoin incassati.

Il nonno, a quanto si raccontava, controllava ogni singola cassa. Annusava la merce e con un gesto della mano dava il consenso all’acquisto. Il nipote non aveva mai amato il contatto fisico con i prodotti, preferiva immaginarsi una serie di numeri e cifre. Codici e quantità, cosa rappresentassero era quanto più lontano dalla sua idea di nutrimento. I microservi tornarono alla gabbia elettrostatica in attesa di nuovi ordini. Dalle postazioni dei commercianti partirono altre scie di polvere, in gergo li chiamavano “le carogne”. Tecnicamente erano simili ai microservi, ma meno specializzati e non dotati di intelligenza artificiale. Ogni scia prese il proprio carico e lo sistemò sulla piazzola di vendita. Dodici casse rosse dai Fustemberg, tre gialle dai Lo Cascio. Tutto autorizzato.

Rimase una sola cassa grigia, di solito il colore destinato alla merce inerte. Leph controllò il software, aggiornò i dati con il comando-ciglia, ma non trovò traccia di quell’ultimo carico. Altri bitcoin scintillarono. Disattivò l’intelligenza artificiale dei microservi che rimasero con i soli comandi manuali attivi. Si avvicinò alla cassa, prese un carrello elettrostatico e lo infilò sotto i supporti. Guardò verso il cancello, tra cinque minuti ci sarebbe stato il cambio della guardia e doveva agire in fretta. Caricò la cassa e digitò sul pannello del carrello. Una scia di carogne gli passò sulla testa e andò a riposare nella piazzola dei Ramos.

Suo nonno aveva una postazione tutta sua, vendeva frutta e verdura in cambio di denaro. Banconote vere, di carta, che poi servivano per acquistare altro prodotto e il ciclo non finiva mai. Aveva fatto una fortuna e ora Leph ne godeva i benefici, ma i tempi stavano per cambiare. Il carrello depose la cassa sulla piazzola Z, non era segnata sulla mappa e non aveva neppure un vero nome. Leph rimosse manualmente i sigilli, aprì il coperchio e agganciò le dieci sacche sulla barra magnetica. I reni, polmoni, fegato e stomaco finirono nella cella con l’azoto. La parti muscolari vennero portate nella cella al Freon.

Rimase l’undicesima sacca. Bianca e senza codice. Leph la tolse dalla cassa e la portò a spalla sul tavolo in vetroresina. Aprì la sacca e lasciò che il corpo di un alieno si adagiasse sulla superficie lucida. La testa rotolò di lato e un dito della mano destra si staccò. Lo prese e tentò di riattaccarlo, ma ormai la decomposizione stava avanzando e i bordi della carne non coincidevano. Diede un comando-ciglia e l’immagine dell’alieno arrivò a destinazione, ancora l’icona dei bitcoin accesa.

Gli faceva schifo quel lavoro, ma doveva pur farlo. Prese l’alieno e lo rimise nella sacca, chiuse con un laccio, se lo caricò in spalla e guardò nuovamente verso il cancello. Il cambio della guardia era già avvenuto, tra tre minuti la smontante sarebbe passata a convalidare il turno. Andò verso la gabbia dei microservi e riattivò l’intelligenza artificiale, oltrepassò il piano di carico e gettò il sacco nell’inceneritore. Un lampo azzurro inghiottì l’alieno e sputò un fumo bianco.

Leph si tolse gli occhiali, prese il cavo della batteria e lo collegò alla matrice dei comandi-ciglia. Il cortocircuito cancellò tutti i dati della giornata, compreso la fotografia dell’alieno. La guardia smontante gil appoggiò una mano sulla spalla, Leph si ritrasse non per lo spavento, ma per lo schifo del contatto umano. Lo accompagnò verso la postazione di scarico turno e lo vide allontanarsi verso le navicelle del parcheggio.

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