Masterpiece #5: Secondo esercizio


La droga dei forti

Spalava più forte di tutti, fossero calcinacci, letame, denaro o al limite titoli tossici. Ogni colpo era più forte del precedente e lo portava ancora più in alto. Emilio aveva un talento per gli affari, una vera visione periferica che gli permetteva di individuare un buon affare anche sotto una montagna di chiacchiere. Lo era nato, dotato. Sin da piccolo trafficava con i giornalini dei ragazzi più grandi e li rivendeva ai piccoli desiderosi di scoprire cosa c’era sotto la gonna delle femmine. Poi, con il tempo, il suo talento aveva richiesto nuovi mercati. Dopo una breve carriera nel giro delle scommesse e un matrimonio rapido si era trovato nel magico mondo della finanza.

Emilio era veloce. Pensava a velocità doppia e agiva incurante di quello che poteva succedere. Un mago. A volte i titoli andavano bene, altre volte male, ma non rimaneva mai con il cerino in mano. Tutta questa velocità aveva due spinte forti. Una si chiamava Vincenzo ed era suo padre, un banchiere della vecchia generazione tutto Bot, Cct e strette di mano con la gente che conta. Suo padre era la spinta più forte, non si parlavano da almeno quindici anni, ma si annusavano da lontano. Se Vincenzo si faceva la Posche, Emilio rispondeva con la Maserati. Sempre un passo avanti. L’odio paterno, il complesso di Edipo e tutte quelle spiegazioni fatte ad arte per confondere le menti non li accomunavano. Semplice e dura competizione. Pesce nuovo mangia pesce vecchio.

Per quanto Emilio si sforzasse di crearsi nuovi clienti era sempre considerato il figlio del banchiere. Questa spada lo costringeva a correre sempre più veloce, sempre avanti un passo. Tutto questo correre aveva però bisogno di benzina. Emilio si tolse la giacca e la piegò sul sedile della Maserati. Controllò i denti nello specchietto retrovisore, si slacciò la cravatta e uscì. Il sole picchiava sulla testa e lo faceva sudare, si asciugò con un fazzoletto e provò a ripararsi sotto all’unico tiglio della piazza. Non era ancora in calo, ma doveva premunirsi, la vita è pianificazione. Dopo un primo periodo di cocaina unito al fumo per rilassarsi era virato verso un suo personalissimo cocktail. Prendeva una mezza di eroina con del crack puro. Una botta che entrava in circolo con violenza, ma aveva molti lati positivi. Per prima cosa rimaneva attivo e vigile per più tempo e non mostrava segni evidenti di sudore. La pelle non diventava come quella dei polli e la lucidità durante la fase finale era sempre alta. Controindicazioni a migliaia, ma la vita è breve comunque.

Dal tiglio poteva vedere il fianco del furgone. I volontari stavano distribuendo la solita dose di siringhe per i tossici. Due ragazzi con la divisa rossa portarono uno scatolone di cartone e lo appoggiarono sul tavolo. Un giovane con i jeans stracciati e la camicia a quadri prese la siringa e ringraziò con un sorriso. Non rimase nessuno, Emilio capì che era arrivato il suo momento e si pulì il naso che iniziava a colare. Uscì dal tiglio e avanzò con passo deciso.

Una Porsche rossa si arrestò con le ruote sul marciapiede. Emilio rimase immobile. Un uomo con il completo stropicciato uscì dalla portiera e si fiondò al tavolo dei volontari. Uno dei ragazzi abbassò lo sguardo nello scatolone. L’uomo si guardò alle spalle, tolse un biglietto da venti dalla tasca e lo gettò sul tavolo. Prese la siringa, sorrise al ragazzo, ne prese una seconda e tornò verso l’automobile. Il ragazzo strinse le spalle, prese i venti e se li infilò in tasca.

Emilio fin da piccolo era stato veloce di pensiero. Non ci mise molto a capire. Guardò la targa della Porsche e si asciugò dal sudore. Il suo nemico, il suo acerrimo nemico usava il suo stesso carburante. Se voleva batterlo sul tempo doveva cambiare tattica. Nuova droga, più potente e più performante. Andò verso i volontari, fissò il ragazzo e gettò un biglietto da cinquanta nello scatolone.

“Cosa usa quello della Porsche?” Il ragazzo alzò le spalle e intascò anche il biglietto da cinquanta. Suo padre aveva pagato anche il silenzio dei volontari? Con questa domanda che tuonava nella testa prese due siringhe e tornò verso la Maserati.

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