Masterpiece #3: Primo esercizio


Diario di una madre superiora

Mia figlia è viva, ora ne sono sicura.

Quando le due ragazze si sono presentate al convento ho avuto come una scossa, una sensazione. Pensavo che il signore volesse mettermi in guardia, avvertirmi dell’arrivo di un gene guastare. Capita raramente di avere visite, ma all’insistenza della Rai non ho potuto dire di no. Il Vescovo mi aveva promesso che sarebbe stato breve e avrebbe portato una buona immagine alla nostra missione. In fondo ero quasi convinta che avremmo portato nuove anime al convento.
Speranza. Era solo la speranza di una vecchia monaca. Le due ragazze sono sembrate interessate, chiedevano e partecipavano con gioia, ma si vedeva chiaramente che lo facevano solo per la loro trasmissione e non sarebbero più tornate. La ragazza con i capelli rossi mi ha colpita. Quando le ho stretto la mano ho sentito una vibrazione elettrica, diversa dal potere della preghiera. All’inizio non ci ho fatto caso, spesso il male e il bene si presentano in mille forme e non è compito mio riconoscerle. Semplicemente ho registrato la sensazione e mi sono detta “attenta Palmira”. La rossa parlava molto, l’altra si guardava in giro e scriveva fitto sul suo taccuino.

Abbiamo fatto tutto quello che si conviene in questi casi. Le ho accompagnate per il convento e abbiamo cenato insieme. La rossa faticava a stare zitta, ma ha capito subito che le regole vanno rispettate. Sono andate a dormire presto, la preghiera della sera l’hanno fatta ma si leggeva nei loro occhi che parlavano di parole ripetute in automatico. Non c’è nulla di male, la fede arriva quando non è richiesta. Il fastidio non era tanto per me, ma per le altre monache. Non sono abituate al rumore e il convento è come un grande polmone che respira in una grotta, vuole abitudini e silenzio.

La mattina si sono svegliate presto, sembravano più rilassate e sorridevano. Credo fosse perchè ci lasciavano e tornavano al loro strano gioco. Il vescovo saprà usare questa esperienza per portare nuove novizie, è il suo lavoro e di lui mi fido. Avevo appetito, ma ho saziato il vecchio vizio con la preghiera. Le ragazze sono uscite dalla porta salutando con la mano e con grandi sorrisi. Pensavo fosse finita e invece la rossa si è avvicinata e mi ha guardato il polso. Ho aperto le mani, credevo volesse la benedizione. Ha toccato il segno che ho tra il pollice e l’indice e ancora ho sentito la scossa. Più forte e violenta.

“Anche mia madre ha una voglia simile sulla mano”

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