Masterpiece #2: Secondo esercizio


La regola è sempre la stessa.

Il matrimonio di mia moglie

Guarda nel piatto. La osservo dalla mia posizione, lei mi ha notato e finge di non vedermi. Guarda nel piatto e sbuffa via la ciocca di capelli che le oscura il volto. Passano i primi e lo sposo si volta verso di lei, le accarezza la spalla e sorride come un babbeo. Cosa avrà trovato in quel vestito blu e in quelle mostrine che brillano sulle spalle? Fossi stato io a sposarla mi sarei messo il vestito di tutti i giorni, insieme a me sarebbe stato il giorno più bello della sua vita ogni giorno. Lei alza gli occhi e smette di giocare con la fede, intreccia le dita e mi fissa. Mi metto impettito a fianco dello stipite della porta, un cameriere si piazza alle mie spalle e tossisce. Lo faccio passare e torno sullo sguardo di mia moglie, ma non è più al suo tavolo. Lo sposo la porta a passeggio per il locale come fosse una mucca alla fiera. Con me sarebbe stato diverso, non avrei mai avuto bisogno di mostrarla come un trofeo. Gli invitati si alzano e stringono le mani agli sposi, ricevono chi un sorriso, chi poche parole. Il piatto della sposa inizia a raffreddarsi, vorrei andare a coprirlo, ma rimango al mio posto.

Il matrimonio di mia moglie è l’evento peggiore dei miei primi trentadue anni di vita. Neppure quando ho dovuto sopprimere il cane ho sofferto tanto. Lei mi cerca con lo sguardo e quando trova il contatto abbassa gli occhi. Il marito la riaccompagna al tavolo e le versa da bere. Un uomo con la divisa della Marina alza il calice e chiama un brindisi. Tutti ridono e lei ringrazia. Si siede e fissa il piatto. Ormai gli invitati hanno finito il primo e anche lo sposo ha terminato il risotto. Mia moglie gioca con la forchetta, spiana i chicchi e sospira. Allontana il piatto e capisco che è arrivato il mio momento. Stringo i pugni e mi avvicino. Il marito non mi nota, controlla il display del cellulare e sorride. Arrivo al tavolo degli sposi in sei passi decisi, sento il calore delle luci sulla testa e ho paura di sudare. Sudo dentro, ma sono di fronte a mia moglie e a suo marito. Lei sorride e annuisce, sbuffa via il ricciolo nero.

“Posso?” dico rivolgendomi alla coppia. “Prego” risponde il marito intascando il cellulare. Mia moglie appoggia la forchetta sul tovagliolo. Ritiro i due piatti fondi e chino la testa. Torno in cucina attraverso gli sguardi dei genitori di lei che non mi hanno riconosciuto. Mia moglie si è sposata, ma ho letto dentro di lei. Potrà avere mille mariti e non la porterò mai all’altare, ma sarà sempre mia moglie.

 

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