Masterpiece #2: Primo esercizio


Le regole me le impongo da solo. Fare l’esercizio della trasmissione Masterpiece sotto stress e in 15 minuti.

Lettera dall’istituto ciechi.

Carissimo,

Non è vero che la troppa droga rende ciechi. Le mie parole ti arrivano grazie all’amico Rahmid che traduce in braille quello che gli racconto. Sarebbe troppo lunga da spiegare e dovrei soffermarmi sul percorso che mi ha portato fino a quì. Mi disgusta ricordare gli eccessi, le sballate con gli amici e tutte le volte che mi dicevi di smetterla e io non ti ascoltavo. Però devo continuare a parlarti della mia malattia, mi dicono che è una cosa genetica, ereditata sicuramente da qualche nonno. La droga non ha nulla a che fare con queste immagini che mi ballano davanti agli occhi, ormai sono ombre e mi hanno spiegato che tra cinque giorni non vedrò nemmeno quelle. Cerca di tenerti lontano da quel nostro amico comune, lui crede di avere la soluzione e invece guarda in che stato mi ha ridotto. Faccio fatica a riconoscere le mie mani quando le agito a pochi centimetri dal naso. Per fortuna che quì dentro sono tutti ciechi, la maggior parte dalla nascita anche se ci sono un paio di anziani con la retina spappolata. Rahmin mi stringe il braccio quando dico parole tipo “retina spappolata” e mi corregge, che vuoi che ne capisca lui? Noi descriviamo quello che vediamo e quello che ci è oscuro cerchiamo di immaginarlo. Dentro la mia testa è diventato tutto buio, tra cinque giorni dovrò basarmi solo sui ricordi e sull’aiuto di Rahmid. Adesso devo andare, pensa che mi tocca apparecchiare la tavola; proprio io. I ciechi mi cercano e mi stanno vicino, sono soffocanti anche se mi aiutano e senza di loro sarei perduto. Ti scriverò presto, magari da vedente perchè credo che questi dottori non capiscano nulla della mia situazione. Non ho chiesto a nessuno perchè sono diventato quasi cieco, ma sono sicuro che la droga non ha nulla a che fare. Prima di risolvere il mio problema ti ricordo ancora una volta di stare lontano dal nostro amico comune. Ti dice che ha la cura, ma non crederci, è solo un ciarlatano.

a presto

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