Masterpiece: Secondo esercizio


Ancora sotto stress il secondo esercizio della trasmissione Masterpiece. In balera vedo i miei genitori ballare.

La balera

La zia era in ritardo. Il lato negativo di stare con una donna di vent’anni più vecchia è di ritrovarsi in una balera con un bicchiere di coca in mano. La mia sete chiamava qualcosa di forte, specialmente dopo la veloce sniffata in macchina, ma oltre che spumanti il barista non aveva nulla da offrirmi. La zia amava farsi attendere, era lecito da parte sua sparare le ultime voglie con uno come me. Non che mi facessi pagare esplicitamente, ma qualche regalino ogni tanto mi faceva piacere. Mi incamminai verso il bagno per asciugarmi il sudore quando venni travolto dalla luce di una lampada stroboscopica, mi riparai gli occhi e vidi due coppie che ballavano al centro della pista. Aprivano le danze, mentre altri anziani con le giacche e le gonne luccicanti stavano sul bordo come lupi sulla roccia. Una coppia si fermò di colpo, l’uomo saltellò verso il bagno mentre la donna ticchettò in direzione del divano di pelle rosso. Rimase una sola coppia in pista. Il maschio era ripiegato sulla femmina e sembrava proteggerla dagli sguardi degli altri predatori. Ruotò sul piede destro e per un secondo i nostri sguardi si incrociarono. Sarà stata la luce, le piastrelle a terra, i gemelli ai polsi, capelli mancanti, risate sconnesse, pudicizia, abitudine o semplicemente cambio di ritmo, ma l’uomo non mi riconobbe. Misi una mano davanti agli occhi e strizzai la vista. La donna ora mi dava le spalle. La stessa che per mesi mi aveva picchiato con il dorso della spazzola ora guardava sognante il suo cavaliere. Quel gigante dalle spalle sformate che arrivava sempre quando avevo finito di cenare e mi vietava di guardare la televisione. I due erano felici. Lei appoggiava la mano sulla spalla di lui senza curarsi della postura. Ballavano come due granelli di polvere nel tornado. La musica rallentò. Lui la strinse al petto e strizzò l’occhio al barista che puliva un bicchiere con uno strofinaccio azzurro. Infilai le mani in tasca e abbassai lo sguardo. Ancora una volta. Presi la porta e respirai un po’ di aria fresca. La zia era in ritardo, potevo aspettarla fuori.

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