Masterpiece: Il mio esercizio


Chi ha visto Masterpiece avrà notato l’esercizio per i concorrenti, scrivere l’esperienza vissuta. Senza entrare nella polemica della qualità dei lavori mi cimento nell’esercizio in una situazione di stress.

Lettera dal centro

Egregio direttore,

scrivo dai bagni del centro assistenziale, seduto sulla tavoletta con le gambe rannicchiate per non farmi trovare. La missione è un disastro, mi sono impegnato e ho dato tutto il possibile, ma questo è troppo anche per me. Al mio arrivo ho trovato molti punti deboli e pensavo di inserirmi nel gruppo per diventare uno di loro. Ci sono quindici criminali laterali e solo due centrali. L’uomo che dirige il centro è un prete, ma non mi ha riconosciuto. Per prima cosa ho fatto amicizia con Gennaro, ha rapinato un paio di bancomat e ha la truffa nel sangue. Abbiamo giocato a carte e mi ha ripulito della mia scorta personale di grissini, quella che avevo rubato a tavola durante il pranzo. Dalla nostra amicizia non è uscito nulla, l’uomo è troppo impegnato nel suo progetto di risistemare il tetto della stalla e non sentiva ragioni. Continua a dire che la sua malavita è finita e ora è come nuovo, ripulito. Uno spacciatore dalla pelle piena di pustole ha cercato di farmi lavorare nell’orto, ho resistito qualche giorno e ora penso che chiederò al prete di trasferirmi. Troppa natura mi destabilizza. Avrei mille motivi per rimanere e tentare di proseguire la missione, ma la realtà è che non ci sono speranze di riuscita. Il male non riesce a fare breccia in questi criminali. La prego di riportarmi a casa al più presto.

Il suo fidato demonio

 

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