Masterpiece. Prima puntata


Alla fine è iniziato. Il format sugli scrittori, l’X-factor della letteratura. Sentendo le premesse c’erano le basi per un tonfo catastrofico. Scrittori, su Rai Tre, in seconda serata. Vade retro! Aggiungi che in questo genere di competizione si cerca il personaggio più che il talento e ne viene fuori un mostro dal quale fuggire.

I commenti del giorno dopo sono allineati sul fatto che di talenti non se ne sono visti e che hanno premiato il personaggio. Ora, non voglio dire la solita frase “io quelli me li mangiavo a merenda”, ma sottolineare con dei dati oggettivi quello che ho visto.

La selezione è avvenuta leggendo il romanzo del candidato e analizzandolo durante un colloquio. Di quelli che sono passati alla prima fase ho potuto constatare due grandi difetti: l’aggettivismo e il personaggismo. Bastava ascoltare quello che leggevano per rendersi conto del basso livello tecnico. Aggettivi a volte anche doppi, Carver si rivoltava nella tomba. Il ragazzo, Lilith, almeno è andato al nocciolo della narrazione. Sarà un già sentito, ma almeno un bel sentito. L’operaia era melensa come una suora che prepara la minestra. Il pregiudicato puntava tutto sul personaggio, la sua prosa non era male, però uno scrittore non deve MAI essere autobiografico (delle vite meravigliose degli altri non ce ne frega nulla).

La prova è stata la vera delusione. L’idea è bellissima, entri in una situazione e ne scrivi. L’anoressica (scusate la generalizzazione, ma lei per prima ha puntato su questo stereotipo) ha scritto una cosa patetica. Mia figlia di 11 anni scrive una specie di racconto a puntate di Istangram che è avanti anni luce. Il criminale si è seduto su uno stile che sentiva suo e ha partorito la solita storiella senza capo ne coda. Meglio sono andati i due avanzi di balera. Il ragazzo ha sparato un ritmo Beat che non mi è dispiaciuto, sempre un già sentito, ma almeno era un lavoro. L’operaia mi ha fatto desiderare di essere donna per ingiuriarle addosso senza la scusa di maschilismo. Aggettivi, aggettivi, meravigliose lacrime. Comunque sempre meglio degli altri due.

L’ascensione sulla Mole con la Sgarbi non saprei che dire. Io stesso avrei fatto scena muta.

In definitiva il format mi piace, mi ha dato spunti di riflessione e mi ha divertito. Spero che duri e che faccia parlare di se. Cosa avrei fatto io? Domani, se trovo il momento, provo a sviluppare i due temi in tutta fretta, in una situazione di stress perchè nella calma sarebbe troppo facile.

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