Una volta c’ero io


Una volta c’ero io. Seduto sulla poltrona del barbiere con le dita intrecciate sotto il mantello. Guardavo fisso i miei capelli allo specchio che cadevano a ciocche. I miei amici, al baretto dell’oratorio, mi avrebbero preso in giro per almeno una settimana. La mia ragazza, quella tagliata a caschetto della quarta B, si sarebbe scaldata le mani a furia di accarezzarmi la testa. Bastava questo a farne la mia fidanzata.

Tra due anni saremo alle medie, ma non cambierà nulla. La scuola è sempre quella e anche io rimarrò lo stesso. Forse andrò con il motorino, magari non subito, ma almeno in terza di sicuro. Tornerò dal barbiere e gli amici la smetteranno di prendermi in giro. Parlerò una nuova lingua e riuscirò a indossare gli occhiali da sole senza sembrare un fesso. Cambieranno tante cose, ma la ragazza tagliata a caschetto sarà ancora la mia fidanzata.

Questa è una certezza, come il fatto che le foglie cadono dagli alberi. Alle medie troverò il coraggio di dirle che è la mia ragazza; lei capirà e ci terremo per mano. Le stringerò le dita tra le mie, come a volerlo fare sul serio. Non come quella volta ai giardini. Le mani si sono sfiorate e per un secondo c’è stato un contatto.

Quella volta non valeva, era stato per caso. Anche se per me è stato il momento più bello della mia vita.

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