Finisce il libro di carta… e quindi? (con questo racconto vinco il concorso di Liant Edizioni)


Le mode passano, passerà anche questa. Stavo seduto sulla mia poltrona di pelle e giocherellavo con i buchi fatti dal gatto. Ho sempre pensato che il mondo sia un grande contenitore di pensieri che si rincorrono. Un giorno tutti impazziscono per le gonne lunghe e il mese dopo le ragazze scoprono le gambe fino a mezza coscia. Le mode, bella invenzione fatta per riciclare le cose invendute.

Quella mattina ero impegnato a scrostare la serpentina del tostapane, quando mi hanno suonato il campanello. Nessuno mi suona il campanello da mesi, la gente manda le email e le cartoline solo mia nonna. Scesi e, nella buca delle lettere, trovai uno strano oggetto rettangolare. C’erano delle figure e un titolo a caratteri cubitali. Probabilmente una nuova forma di pubblicità. Lo appoggiai sul tavolo e mi dimenticai dell’oggetto per qualche ora, la serpentina del tostapane era un lavoro minuzioso e di grande concentrazione.

Mancava poco all’ora di cena e presi lo strano oggetto tra le mani. Mi ero convinto si trattasse di una nuova forma di lettore di ebook. Più spesso del mio e-reader, almeno un paio di centimetri. Cercai su tutto il perimetro un pulsante per l’accensione o, almeno, una fessura per infilare un cavo. Nulla, ermetico. Chi mi aveva spedito questo regalo non si era neppure degnato di mandarmi le istruzioni. Avrei cercato in rete, ma non c’era uno straccio di codice a barre per identificarlo.

Dopo le due porzioni di arrosto ebbi l’intuizione giusta. Presi un taglierino e rimossi il sottile strato di plastica che avvolgeva l’oggetto. L’avevo tra le mani, senza l’involucro e me lo rimirai girandolo da tutti i lati. Odorava di chiuso, come quelle cantine vicino al porto dove andavo a imboscarmi con le prime ragazze. Toccai con attenzione il bordo e notai delle zigrinature, come se fossero centinaia di e-reader impilati. Che idea geniale, mandarmi cento lettori di ebook.

Appoggiai l’oggetto e rimasi con i miei ragionamenti. Il lettore ebook può contenere milioni di libri, che senso avrebbe spedire cento e-reader. No, ero decisamente fuori strada. Provai a estrarre uno di quei sottili oggetti, ma era come incastrato. Feci leva con delicatezza e tutto si aprì mostrandomi una superficie bianca con le parole incise. Lessi velocemente, era la storia di un cavaliere e di una dama, un romanzo. Mi sono sempre piaciuti i romanzi.

Spostai l’oggetto sottile e lessi il concenuto di quello che stava sotto. Era una storia, il cavaliere che inseguiva il drago e tutte quelle belle parole che mi hanno sempre cullato. Però qualcosa non mi quadrava. Che senso aveva mettere tutti quei piccoli oggetti sottili in successione per creare una storia. Nel mio ebook reader da quattro soldi ne avevo centinaia di storie.

Dev’essere un nuovo esperimento, pensai scorrendo velocemente tutti gli strati dell’oggetto. Un sistema di lettura rivoluzionario. Eppure non aveva senso. Mettere un solo libro in una serie di strati, scomodo e pesante. L’analisi non era il mio forte, ma provai a riflettere con uno schema mentale aperto.

La lettura con questo oggetto era difficoltosa, pesava e non aveva un sistema integrato per tenere il segno. Conteneva solo un romanzo per volta, forse c’era il sistema di cambiarlo, ma non trovai nessuno spazio per inserire un cavo. Si rovinava e rischiava di incendiarsi; chiesi a un compagno di studi che si dilettava di chimica e mi confermò le mie prime impressioni. Era fatto di carta, quel materiale che si usava per mille scopi, ma che mai si sarebbe pensato di utilizzare per incidervi una storia.

Carta? Ecco il perchè dello strano odore. Che idea stramba incidere una storia su una serie di fogli, il rischio che si deteriori o che perisca in qualche incendio era troppo elevato per affidarsi a questo tipo di supporto. La mia libreria virtuale è conservata presso il server di qualche multinazionale e, anche se questo andasse a fuoco, ho le mie copie sul mio hard disk. Non parliamo poi di tenere il segno, con questo supporto ci si deve dotare di una fetta di cartone mentre con il mio ebook basta andare sul menu e impostare il segnalibro.

Ancora oggi mi interrogo sull’inutilità di quello strano supporto. Quel giorno però ero di umore indagatore e telefonai a un paio di amici, ma nessuno aveva mai sentito parlare di quell’oggetto. Cercai in rete, anche nei forum dei collezionisti, senza successo. Sembrava un manufatto alieno.

Sono passati due mesi dall’arrivo dell’oggetto in casa mia. Non sapevo dove metterlo, così lo chiusi nel cassetto della cucina. Dopo qualche giorno pensai di esporlo dentro una bacheca con quattro boccali di birra bavarese e la scarpa autografata del mio idolo calcistico. Devo ammettere che fa la sua figura. Quando viene qualche ragazza a trovarmi faccio l’intelligente e gli mostro il cartobook, l’ho chiamato così perchè suonava bene. Di solito le ospiti lo maneggiano con curiosità e lo ripongono nella vetrinetta come fosse una reliquia.

Il cartobook è bello. Ha un suo senso di integrità morale che non mi riesco a spiegare. L’odore di chiuso è quasi completamente scomparso, ma se si annusa tra le pieghe interne si sente ancora qualche traccia. Saranno ben strani questi alieni che hanno costruito il cartobook; alle ragazze dico che viene da Marte così le impressiono un po’.

Appoggiò le patate sul tavolo e inizio a pelarle. La buccia cade nel bidoncino della spazzatura. Intanto leggo, oggi ho scaricato “Il signore degli Anelli” e mi terrà compagnia per almeno un mese. Pelo le patate e sfoglio l’ebook con il mignolo. La lama percorre il perimetro del tubero mentre il mago Gandalf è in viaggio verso il villaggio.

Guardo il cartobook nella vetrinetta e avrei voglia di dargli una sniffata, ancora una prima che l’odore di muffa sparisca per sempre. Vorrei sniffarlo per l’ultima volta, ma Gandalf è ormai nel villaggio e ho ancora sedici patate da pelare.

 

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