Il tesoro della suocera


Mia suocera svuota le cantine. No, non è come pensate. Non c’entrano nulla cadaveri o misteri spaventosi. Semplicemente il suo hobby è fare il rigattiere. Posso chiamarla rigattiere ora che tutto transita su internet?

Insomma, per farla breve, la gente la chiama perché vuole liberarsi di tutto il ciarpame accumulato in cantina. Vuoi perché devono traslocare, vuoi perché vogliono pulire, il fatto è che la natura umana è insondabile. La suocera è attiva, sembra un fulmine in attesa di scagliarsi sul terreno. Quando il cellulare suona e vi garantisco che la musichetta è veramente rivoltante, lei si impenna e risponde sull’attenti.

Svuotare le cantina non è una facile impresa. Ci vuole energia, buon senso e soprattutto un furgone capiente. Arrivano quadri, lattine di olio, mobiletti in formica e carabattole di vario genere. Quando il suo motore entra nel mio raggio d’azione mi faccio piccolo e invisibile. Fuggo perlopiù verso il negozio del fornaio o mi invento qualche improvviso impegno. L’avrete capito, il rigattiere non è il mio hobby.

A essere sinceri la vecchia ha il fiuto per gli affari. Ritira tutto a zero euro e rivende tutto a quel che riesce a racimolare. La gente compra di tutto, proprio di tutto. Una volta ho assistito personalmente all’acquisto di un quadro con l’immagine di un bambino vestito con la divisa da alpino da parte di una signora elegante. Avrei giurato di non vedere mai venduta quella pacchianata, eppure la gente acquista di tutto. Quando butta bene si mette in tasca anche duecento euro, trecento se piazza qualche colpo da maestro.

Non mi dilungo sulla sua descrizione, anche se le regole del narratore lo imporrebbero. Provate a immaginare una donna sulla settantina, capelli miele quasi sulle spalle e un sorriso che tradisce una dentiera fissata con fastidio. Cosa posso aggiungere? Ha la gonna plissettata, ma preferirebbe girare con i pantaloni della tuta. Quasi dimenticavo; ti fissa negli occhi in cerca dell’affare e se ti trova a secco guizza alle tue spalle. Nonostante questa descrizione, che solo a leggerla mi mette i brividi, è un pezzo di pane. Chiunque telefona a ogni ora per chiedere dei favori senza offrire nulla in cambio e lei si spacca in quattro per accontentarli. A pensarci è strano, tanto risulta affamata di guadagno da oggetti e tanto è disinteressata al guadagno da servizi.

Però non è la storia sulla suocera che volevo raccontare, ma un tesoro che ha scovato in una cantina. Arriva come un fulmine e mi chiama dal cortile. Fingo indifferenza, ma le urla rischiano di far affacciare tutto il vicinato. Scendo e la aiuto con alcune scatole piene di stracci che odorano di velluto ammuffito. Toglie una coperta dal sedile e scopre un vero tesoro. Non erano dobloni di qualche galeone spagnolo, cazzo non sarei qui a raccontarvi la storia, ma me ne starei con la pancia all’aria su qualche spiaggia tropicale. Cinque scatoloni pieni di libri, quelli veri con i nomi degli autori scritti in copertina. Si, perché a volte cerca di rifilarmi qualche libro vecchio con le pagine smangiucchiate dai topi.

Scorro velocemente i titoli leggendoli dal dorso e comincio a fare un piccolo gruzzolo dei pezzi più succulenti. Non pensate a me come a uno snob di quelli che annusano l’odore antico della pagine. La piccola montagna contava almeno una decina di libri. King, Deaver e altri giallisti di poco conto. Vedo già i nasi ingrugnati di quelli che si aspettavano qualche pezzo forte, ma per me questi sono gli amici che mi tengono compagnia.

Guardo soddisfatto il mio piccolo Kilimangiaro e poi comincio a togliere i titoli che ho già. Inutile avere due copie di un libro che ho già letto. Scarto anche quelli che ho letto in ebook; ecco ancora i nasi ingrugnati, lo sapevate che non sono un bibliofilo. Alla fine di questa seconda cernita rimane un libro solo che regalo a mia moglie per darmi arie da intellettuale, ma non l’avrei mai letto. La montagna è scomparsa. Il tesoro vaporizzato e nelle mie mani è rimasta solo qualche piccola scheggia di euforia.

Torno in casa e ripenso a tutto quel ben di Dio sprecato. Finirà in qualche mercatino, però almeno i libri verranno letti. Poi la visione. Un libro che ho letto e che non mi interessa avere in libreria. Un pezzo da novanta che a qualcuno potrebbe interessare. Conosco uno che ama alla follia l’autore e sicuramente avrà già quel particolare libro, deve averlo.

Ci sentiamo velocemente in chat e mi confessa che quello proprio gli manca. Blocco la suocera e il piccolo lingotto sotterrato sotto l’odore stantio delle coperte. Sono felice, finalmente qualcuno apprezzerà il tesoro.

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