Brian O’Driscoll


Brian O’Driscoll è un uomo.

Ogni mattina si alza con il sorriso sulle labbra e consuma la sua colazione molto lentamente. Legge il giornale e se trova qualche brutta recensione su di lui alza le spalle e gira la pagina. Saluta il gatto che si attorciglia alle gambe e comincia a pensare al suo lavoro. Prende l’autobus e qualcuno si avvicina per stringergli la mano, strappargli una firma su un taccuino pieno di altre firme o semplicemente respirare lo stesso ossigeno.

Non ama guidare la sua auto nel traffico di Dublino, il posto dove lavora è a pochi chilometri da casa e l’affetto della gente è la sua più grande forza. Lavora duramente, si allena duramente. Il capitano del Leinster Rugby deve sempre dare l’esempio e non c’è filo d’erba che non conosca le gocce del suo sudore.

Brian è un uomo buono.

Sul campo è diverso, non puoi pretendere di essere un giocatore gentile e cortese. Ci sono altri quattordici giocatori che cercano la tua testa per metterla nel frullatore e bere il tuo cervello. Quattordici uomini forti e veloci. C’è anche un quindicesimo uomo, il mediano di mischia. Quello di solito non è grosso, ma è cattivo e malvagio. Aggiungiamo alla lista anche i suoi compagni di squadra, se Brian non esegue al meglio tutti i suoi compiti perde la loro fiducia e quel ragazzino forte e geniale comincerà a pensare di avere un posto in prima squadra.

Il magazziniere lo saluta strizzandogli l’occhio. Lo conosce da quando era uno scolaro furbo e poco diligente. Brian non ha fretta di iniziare l’allenamento, preferisce trattenersi più tardi per capire i problemi di ogni singolo compagno di squadra.

Un giorno un giocatore colpito duro dal capitano Irlandese ha iniziato una rissa e Brian gli ha dato il resto. Sono volati schiaffoni e mani in faccia, ma finita la partita si sono abbracciati. La banale bontà di uno sport duro.

Brian O’Driscoll ora è particolarmente teso. Quando non è sul campo preferisce starsene in disparte e lasciare al presidente la noia delle celebrazioni, ma ora non può tirarsi indietro.

Si aggiusta il colletto della felpa e prova a pettinarsi con i palmi delle mani. Liscia il jeans e controlla il proprio aspetto nello specchio posto sopra il bancone della reception. L’infermiera sorride e lo invita a entrare nella stanza. La porta si apre lentamente e Brian tira un grosso respiro. L’odore di alcool denaturato gli riempie le narici e nella sua mente si sovrappongono immagini di vecchie ferite.

Stringe la Heineken Cup con entrambe le mani, c’è voluta più fatica a lucidarla dal sudore dei suoi compagni che a vincerla sul campo. Non è mai facile la vittoria, ma arriva inaspettata e non hai tempo per godertela. Appoggia la coppa sotto al braccio e spinge la porta con la mano. Entra. Finalmente il momento più bello della sua carriera si condensa. Gli allenamenti sotto la neve, le trasferte in posti che neppure esistono sulla carta geografica. Il primo placcaggio senza palla e le stelle che girano dietro le pupille. Entra Brian entra, sembra ripetersi mentre esita con la maniglia in mano.

Capisce che ha fatto proprio bene a regalarsi questo momento, questo spicchio di felicità come premio per tutta la sua fatica. Apre la porta e Charlotte urla la sua gioia alzando le braccia al cielo. Il lenzuolo le copre le gambe e il cuscino che le sorregge la nuca sembra troppo grande per la sua piccola testa. Charlotte urla e stringe i pugni al cielo. L’adesivo alle sue spalle raffigura una margherita che sorride, ma sono solo i suoi occhi azzurri che illuminano la stanza al Temple Hospital di Dublino.

Brian appoggia la coppa sulla coperta fucsia della bambina. Accarezza la guancia e le sistema la canottiera che le scopriva un lembo di pelle sul fianco. Charlotte bacia la Heineken Cup e prende la mano di Brian tra le sue piccole dita.

Brian O’Driscoll è un uomo.

Si siede sul lettino a fianco di Charlotte e comincia a raccontare ogni singola azione, ogni placcaggio e ogni millimetro di terreno strappato agli avversari. La bambina appoggia la testa al suo braccio e fissa la coppa.

  • Grazie Brian, vai anche da Gordon. Lui è più piccolo di me, ma abbiamo guardato la partita insieme e la coppa è anche sua – .

Brian O’Driscoll è un uomo.

Il suo lavoro è rendere felici i bambini di Dublino.

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One Response to Brian O’Driscoll

  1. This puts a smole on your face right away. BOD you are the greatest…on and off the field!! An inspiration to millions!

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