Home made movie


Si svegliò. La luce entrava dalla finestra e gli si stampava sulle palpebre. Poteva essere qualsiasi ora, ma era certo di non essere in ritardo per nessuno dei suoi appuntamenti. Si voltò dando le spalle alle finestre e tentò di concedersi ancora qualche scampolo di sonno. La Domenica è il giorno del riposo e sua moglie aveva l’ordine tassativo di non fare rumore fino a che non si fosse presentato per la colazione.

Allungò il braccio infilandolo sotto al cuscino della compagna, ma qualcosa lo bloccava. Faticava, come se un peso gravasse sul lenzuolo. Toccò un corpo caldo. Aprì gli occhi e un uomo nudo giaceva addormentato accanto a lui. I muscoli, la pelle abbronzata e una folta peluria sul petto non davano dubbi.

Rimase immobile. In certi casi ci si aspetta che un uomo si alzi di scatto o si porti le mani al volto. In gola si stava formando un grumo solido di saliva che gli impediva ogni reazione.

Pensò rapidamente agli eventi della serata. Era rincasato verso le diciannove e aveva cenato con sua moglie, la monotonia del suo lavoro non regalava grandi distrazioni. La figlia maggiore era uscita mentre il piccolo si era rintanato nella sua stanza. Tutto normale. Un film con quell’attore che piaceva a sua moglie e poi erano andati a letto.

Una sera come tante. Riportò lo sguardo sull’uomo, gli era del tutto sconosciuto. Nessun tratto familiare e soprattutto cosa ci faceva nel suo letto. Sull’inguine c’era un tatuaggio tribale che avvolgeva il fianco come una cintura. Rappresentava un falco, forse un’aquila o comunque un rapace nell’atto di ghermire la preda. Gli occhi seguirono la direzione del becco e si trovarono a fissare il membro dell’uomo. Molle e carnoso si piegava dal lato opposto del tatuaggio e si appoggiava addormentato sulla pelle abbronzata.

Gabriele non era gay, lo sapeva per certo come era sicuro dell’aria che respirava. Quando entrava in doccia con i compagni di calcetto rimaneva contro la parete e si lavava rapidamente. Il contatto con gli altri uomini grassi e pelosi lo disgustava.

Però una sensazione nuova si stava impossessando di lui. Solo, con quel maschio nudo e addormentato, si sentiva come uno spirito senza corpo. Non riusciva a togliere gli occhi da quel pene rilassato e carnoso. Si guardò la mano e poi il proprio membro. La differenza di dimensioni giocava a favore dello sconosciuto. Immaginò il contatto del suo palmo attorno al suo nuovo compagno. Il pensiero non lo schifò, anzi, una scarica di adrenalina si infilò sotto la lingua e lo spinse a desiderare di leccarlo. L’immagine del membro che gli riempiva la bocca e si irrigidiva nella stretta della sua mano lo eccitò.

Respinse tutti i pensieri e tolse lo sguardo. Non conosceva quell’uomo e soprattutto non riusciva a capacitarsi di come fosse finito nel suo letto. Sua moglie non era quel tipo di donna che chiamava uno stallone e lo presentava al marito per una serata trasgressiva. Lei cucinava, accudiva i bambini e, se doveva scopare, lo faceva con giudizio.

Si alzò dal letto e si sistemò i pantaloni del pigiama, allacciò l’ultimo bottone della camicia e provò a guardare la scena con occhio critico. Dall’orecchio dell’uomo, nella parte che prima non riusciva a vedere, usciva un rivolo di sangue che si stava rapprendendo sul lenzuolo. Si avvicinò cercando di non toccare il corpo e vide un coltello da cucina piantato nel collo. La striscia di sangue che usciva dalla ferita percorreva la spalla e colorava di nero tutta la zona fino al limite del materasso.

Adesso sono veramente nei guai, pensò Gabriele ormai proiettato dentro l’incubo. Sul comodino non c’erano tracce di alcool o di droghe. Smise di ragionare e uscì dalla camera da letto. Il silenzio che regnava nella casa era innaturale. Nessun figlio che urlava, solo un cane nel vicolo che abbaiava senza troppa convinzione.

Scese le scale lentamente. Per un secondo si materializzò nella sua mente l’idea di una carneficina. Una banda di rapinatori era entrata in casa e gli aveva sterminato la famiglia. Forse aveva lottato con uno di loro e quello in camera era il cadavere del criminale. Impossibile, non quadrava nulla nella sua teoria.

Aprì la porta scorrevole e venne investito da una luce artificiale. Un faro illuminava il salotto e sovrastava ogni raggio di sole che tentava di entrare dalle finestre. Si coprì gli occhi e si spostò di lato. Dalla sua postazione poteva vedere il divano in pelle bianca e la libreria addossata alla parete.

La sagoma di una donna attraversò il fascio di luce e andò verso il divano. Appoggiò le ginocchia sui cuscini e i palmi delle mani sulla testata. Le unghie laccate di nero si conficcarono nel divano e i pugni strinsero la presa.

Un sedere liscio e morbido si mostrava in tutto il suo splendore. La schiena si inarcava delineando i muscoli lombari. Gabriele aveva sempre avuto un debole per i capelli lunghi e ricci che cadevano selvatici sulla pelle. Estasiato dalla visione e ancora sconvolto dal cadavere nella sua camera da letto non provò neppure a uscire dal suo posto di osservazione.

Semplicemente non sapeva cosa fare.

Una sagoma maschile oscurò la luce che puntava verso la porta e si portò alle spalle della donna. La schiena e le natiche dell’uomo erano un fascio di muscoli secchi e nervosi. L’abbronzatura dorata non mostrava interruzioni o segni più chiari. Il maschio si girò in direzione di Gabriele e fece svettare il suo pene mostrandolo in tutta la sua potenza. Per un momento temette per la sua sicurezza, si sentì scoperto e si immaginò in balia dell’uomo.

La donna gli passò un flacone di crema dopo essersi bagnata abbondantemente le dita. L’uomo si spalmò tutta la verga con il liquido viscoso e Gabriele, alla vista di quel membro lucido, ebbe un’erezione immediata. La dita della femmina stavano lavorando con cura la pelle attorno all’ano e lentamente lo penetravano.

Un sorriso soddisfatto percorse le labbra del maschio che si avvicinò continuando a massaggiarsi il pene. Lo appoggiò al culetto della compagna e senza tanti complimenti entrò fino a metà. La ragazza si voltò a guardare il compagno e gli occhi neri sembravano volerlo sgridare. L’uomo annuì e con una nuova spinta penetrò fino in fondo.

Gabriele non aveva mai posseduto la moglie in quel modo, aveva visto qualche film pornografico, ma la visione di quei due e del loro affiatamento lo lasciò senza respiro.

L’uomo entrava lentamente, ma con decisione e la sua compagna mugolava stringendo le labbra. La mano di Gabriele scese istintivamente fino a toccarsi la punta del glande che sembrava sul punto di scoppiare. La ragazza disse qualcosa in una lingua che gli sembrò straniera, forse sudamericana. Sicuramente una domanda perché il maschio rispose con un balbettio. Allargò le natiche con le dita e affondò il cazzo fino in fondo. I polpacci dell’uomo di irrigidirono e alzandosi in punta di piedi scaricò tutto il piacere dentro la donna.

Gabriele sentì il bisogno di masturbarsi. Il piacere dell’uomo era il suo, voleva quella donna e la voleva subito. Lei si voltò verso il compagno e sorrise mentre il membro gocciolante usciva dal suo piccolo buchetto. Si sedette di fronte e lo prese tutto tra le labbra. Tutto il mondo della coppia ruotava attorno a quel pezzo di carne ancora duro. Una nuova scarica di passione uscì dai lati della bocca e segnò il mento della donna con due piccole rughe liquide.

Perfetta!” Una voce nascosta si inserì nel rapporto della coppia e i due amanti si scambiarono un sorriso.

Zafira sei semplicemente splendida e tu, Tom, sei sempre una sicurezza. Amore fermati ancora qualche secondo per le fotografie mentre il tuo stallone lo mandiamo a riposarsi.”

L’uomo con i pantaloni a righe azzurre e la camicia a fiori avanzò verso la ragazza. Le diede un fazzoletto di carta e l’aiutò a pulirsi le labbra. Si tolse le cuffie dalle orecchie e le inforcò al collo. La luce artificiale si specchiava sulla fronte sudata e faceva luccicare la pelle butterata.

Gabriele era confuso. Stavano girando un film nel salotto di casa sua e al piano superiore c’era un cadavere nel suo letto. Moglie e figlie scomparse. Inspirò fiato nei polmoni e si decise, sarebbe entrato nella stanza e avrebbe chiesto spiegazioni.

Michele, bentornato tra noi. Cosa cazzo ci fai ancora in pigiama.” La voce del regista salutò l’ingresso di Gabriele nel salotto. La ragazza sorrise portandosi le dita alla bocca. Anche Tom sembrava sorpreso e si appoggiò le mani sui fianchi mostrando il suo pene ormai molle.

Michele? Questi mi hanno confuso. Chi sono e cosa ci fanno in casa mia, pensò mentre rimaneva immobile a fissare il membro dell’attore.

Accompagna Tom nella sua stanza e chiama quell’altro che dobbiamo girare la seconda scena.” Gabriele si scostò per far passare l’attore e con il dorso della mano gli sfiorò il fianco. Il contatto con la pelle dell’uomo gli diede una scarica su tutto il corpo. L’odore del maschio lo avvolse e per pochi secondi immaginò di trovarsi sul divano in balia delle sue mani. Sentì il petto di Tom sulla schiena e il membro duro e largo che si faceva strada dentro di lui.

Zafira li superò e diede una pacca sul sedere ai due risvegliandolo dal suo pensiero. La ragazza entrò in bagno lasciando la porta aperta e aprì l’acqua della doccia. Le prime gocce bagnavano il vetro e nella mente di Gabriele cominciò a farsi chiarezza. I capelli neri, la pelle ambrata, quel sorriso aperto e ingenuo.

Come uno scoglio che emerge dall’oceano la verità cominciava a farsi largo nella sua mente confusa. Tom saliva le scale appoggiandosi al corrimano e le sue natiche si irrigidivano ad ogni gradino. Una statua, Gabriele ne era affascinato. Si immaginò a carponi con la fronte appoggiata al marmo mentre lo stallone lo penetrava con tutta la sua furia.

Tom aprì la porta della camera da letto e si irrigidì. Si voltò di colpo e una fitta al fianco lo fece urlare di dolore. Le punte delle forbici da giardinaggio erano infilate completamene nel rene destro e Gabriele spingeva con rabbia stringendo la presa.

Tieni, questo è per come ti sei scopato mia moglie.” L’attore sentì mancare il respiro. Gli occhi cercavano una via di fuga, ma il corpo stava cedendo rapidamente. Il suo aggressore estrasse le forbici e affondò un secondo colpo all’altezza del polmone. Si inginocchiò e un rivolo di sangue gli colò sui talloni.

Lo sguardo di Gabriele divenne freddo e deciso. Prese Tom ormai senza sensi da sotto le ascelle e lo gettò su letto. Dovette sporcarsi il pigiama mentre, con varie manovre, tentava di affiancare i due corpi senza che invadessero il suo posto sul materasso.

Te lo sei proprio meritato” disse al cadavere dell’attore. “Scopare mia moglie, in quel modo così…Sporco. Neppure io, che sono suo marito, ho mai osato fare tanto. Hai goduto? Bene, questo è quello che ti spetta.”

I due corpi erano allineati come due spighe di grano dopo la mietitura. La mano di Tom, sporca di sangue, si appoggiava al fianco dell’altro cadavere fondendosi con il tatuaggio a forma di uccello rapace.

Ora mi ricordo anche di te” disse sibilando le parole tra i denti. “Sei quello stronzo che voleva farsi mia moglie. Ricordo come la baciavi e di come gli accarezzavi i capelli.” Prese le forbici e si avvicinò al corpo con l’intento di aggredirlo. La carta di un preservativo si appiccicò sotto la ciabatta e si dovette appoggiare al bordo del letto per non scivolare.

Con te faremo i conti dopo, ora ho bisogno di dormire.” Il tono della voce si fece più basso e tutto il corpo venne pervaso da un senso di spossatezza. Si sdraiò sul letto.

Solo due minuti, chiudo gli occhi due minuti e poi penso a cosa fare. Lottò con la stanchezza che lo stava avvolgendo e incrociò le braccia sul petto. Le palpebre si chiusero lentamente, il respiro di fece profondo e si addormentò.

Zafira, ti vibra il telefono.” Il ragazzo con la felpa dei Boston Celtic entrò in bagno tenendo il cellulare con il braccio teso in avanti. La ragazza si allacciò l’accappatoio bianco con lo stemma dell’albergo e sorrise.

Dev’essere il tuo fidanzato. Durante la scena ha chiamato quattro volte.” Il cameraman tornò in salotto mentre con l’orecchio tentava di decifrare il contenuto della telefonata. Zafira appoggiò il telefono sulla mensola e inserì il vivavoce.

Si, lo sai. Sempre uguale…si.” Rispondeva alle domande del fidanzato senza soffermarsi sui particolari. Si pettinò e, dopo essersi cosparsa il corpo di crema, chiuse la telefonata.

Il regista si slacciò anche l’ultimo bottone della camicia a fiori. Il medaglione placcato oro penzolava dal petto coperto di peli bianchi e grigi.

Dieci minuti di pausa e poi giriamo la scena in cucina. Dite a quel Michele di andare a prendere dei panini che ho una fame da lupo. Ma chi ce l’ha mandato?” chiese passando le cuffie al cameraman.

Stiamo girando da questa mattina e lui è ancora in pigiama. Panini, mi servono un paio di panini e una birra. Cazzo, è quasi mezzogiorno e quello è ancora in pigiama.”

Zafira entrò in salotto e appoggiò l’accappatoio su una sedia in legno chiaro. Strinse le spalle quando incrociò lo sguardo del regista che gli indicava il telefono gettato malamente sul divano.

Dove è finito l’assistente? Mi serve il lubrificante. Quella bestia di Tom lo dimentica sempre in auto. Sembra lo faccia apposta. Cazzo grosso e cervello piccolo. Chiama Michele. Si chiama così vero?” domandò al regista abbassando il tono della voce.

Il ragazzo si tolse la felpa. La maglietta con l’immagine di Gatto Silvestro fece scoppiare una sonora risata nel salotto.

Vado io a prenderti il lubrificante, altrimenti la scena in cucina diventa un massacro. Poi, se non è tornato, vado a chiamare l’assistente. Ho il sospetto che si sia preso una cotta per il nostro Tom.”

Zafira si era infilata una canotta rosa, ma rimaneva imperterrita senza mutandine. Guardò il cellulare abbandonato sul divano e si morse il labbro inferiore.

Allora prendi due flaconi di lubrificante, magari l’assistente si rivela un grande attore.” Entrò in cucina e con il dorso della mano toccò il ripiano in pietra.

Tom non è uno che si scandalizza, per lui un buco è sempre un buco. Pensa che ha girato un paio di film per gay”

Il regista smise si armeggiare con i cuscini e fissò il soffitto come assorto nei propri pensieri.

Sempre da attivo” si affrettò a precisare la ragazza. “Dice che lo pagano bene e si diverte, ma sapete come è fatto. Dopo qualche giorno che non scopa gli sale il sangue al cervello e deve sfogarsi. Mi dice sempre che i soldi sono un particolare secondario, lui farebbe l’attore anche gratis.”

Dicono tutti così, poi al momento della verità gli si ammoscia” disse il regista avvicinandosi a Zafira. Pulì il ripiano della cucina con uno strofinaccio e fece cenno alla ragazza di passargli un flacone di detersivo appoggiato sul tavolo.

L’assistente tornò con le confezioni di lubrificante, ne diede una alla ragazza e rimase con tre tubetti rossi in mano. Il regista lo guardò con aria interrogativa.

Vai a chiamare quel mezzo matto in pigiama e digli di prendersi pure la giornata libera. Poi chiama l’ufficio del personale e insisti perché lo trasferiscano da qualche altra parte.”

Gabriele si svegliò con la bocca impastata. Aveva dormito pochi minuti, ma il suo corpo era distrutto. Guardò i due corpi nel suo letto senza muovere un muscolo. Il sangue di Tom si era completamente coagulato e disegnava un nuovo rivolo che andava a sporcare il fianco dell’altro cadavere.

Cosa cazzo ho bevuto ieri sera, pensò mentre si slacciava i bottoni del pigiama. Si avvicinò ai due corpi e li fece rotolare sul pavimento. Scrollò le lenzuola senza vedere le croste di sangue che si staccavano dal telo e finivano il loro volo sul tappeto ai piedi del letto. Calpestò la mano inerte di Tom e quasi si stupì del fatto che il piede non stava in equilibrio. Si abbassò e guardò sotto al materasso.

Mia moglie è proprio una brava donna, quando il suo caro maritino dorme non deve essere disturbato. Riassettò il letto e andò in bagno a sistemarsi. Gli piaceva la tranquillità della sua casa nei giorni festivi. Rimpianse la mancanza di figli, ma sospirando riprese a lavarsi i denti.

Che distratta la mia mogliettina, si dimentica sempre le cose importanti in bagno. Aprì la scatola rossa con la scritta bianca e ne estrasse un fallo in plastica rosa. Il cuore cominciò a pompargli sangue per tutto il corpo, il taglio degli occhi divenne più stretto e digrignò i denti.

Puttana! Ti avevo ordinato di non vederlo più.” Scagliò il fallo in terra e si portò le mani alla gola.

Ti strangolerò con queste dita, sentirai che bella sensazione. Poi ti taglierò a pezzettini e ti getterò in pasto ai pesci. Prima però devo fare i conti con il tuo biondino.”

Aprì l’acqua e infilò la testa sotto al getto gelido. Si asciugò i capelli e guardò la salvietta sporca di sangue. Ora a noi due, pensò sputando sullo specchio. L’immagine della sua mano che entrava nel petto dell’amante di sua moglie lo eccitò a tal punto da disegnargli un ghigno sulle labbra.

Andò deciso nella stanza di fronte al bagno e rovistò in tutti i cassetti. Mutandine, reggiseni, calze autoreggenti. Cercava come una furia e accumulava biancheria intima al centro della stanza. Aprì le ante dell’armadio e tolse tutti i vestiti. Sudava, ma si sentiva bene e in forma.

Anni di palestra saranno serviti a qualcosa, si domandò mentre le scarpe da ginnastica gli ricordarono le corse al parco in compagnia di tanti aspiranti maratoneti. Finalmente si fermò, sorrise e guardò quello che stava cercando.

Le mani non bastano, ci vuole un piccolo aiuto.”

Accerezzò la fibbia della cintura e strinse il cuoio tra le mani. Tirò le estremità per saggiarne la tenura e se la arrotolò attorno al pugno.

Questa è per te” disse annusandosi il dorso della mani. “Sarà bellissimo vedere i tuoi occhietti azzurri scoppiare fuori. Ti taglierò la lingua e le palle. Ci divertiremo molto insieme.”

Chiuse l’armadio e calpestò i vestiti sparsi per la stanza. L’odore del cuoio mescolato con il sudore salato della pelle lo inebriava.

Non avere fretta, si disse scendendo le scale. Prima il biondino e poi quel ciccione con la sua camicia a fiori. Sono sicuro che lui li guarda mentre scopano. Gabriele inspirò l’aria a pieni polmoni e si rilassò, tutta una serie di immagini e di urla si succedevano nella sua testa. Confusione che aveva lo scopo di calmarlo e di renderlo efficace nel suo compito.

Zafira cercò nella borsa un paio di mutandine nere. La sceneggiatura che gli avevano consegnato la settimana precedente era scarna nei particolari. Intimo nero sportivo e una serie di sigle che indicavano le posizioni da tenere e per quanti minuti.

Adesso vado a svegliare il bello addormentato” disse l’assistente pettinandosi i capelli con i palmi delle mani. La luce artificiale del faro li faceva sembrare più biondi di quanto fossero in realtà. Strinse gli occhi per sopportare il fascio che gli puntava nell’iride azzurra e uscì dal salotto.

Le mani di Gabriele strinsero la cintura con forza. Il ragazzo si portò le mani al collo tentando di divincolarsi, ma una coltre di nebbia gli offuscò la vista. Si accasciò a terra e il suo aggressore gli sputò in faccia, ma sbagliò mira e la saliva andò a bagnare il collo del ragazzo.

Con uno sforzo estremo si caricò sulle spalle il corpo senza vita dell’assistente. Tornò in camera da letto e adagiò il cadavere sul letto.

Ora mi devo riposare, sono distrutto, pensò sdraiandosi sul materasso. Chiudo gli occhi, solo pochi minuti e poi finirò il mio lavoro…solo pochi minuti.

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