Il passaggio dei miei valori


Adoro la nebbia. Suona strano che una persona nata e cresciuta al Nord possa amare la nebbia, eppure quella sensazione di umidità sospesa mi rinfresca. Mi piace camminare nella notte e osservare l’alone di luce malata che si crea attorno ai lampioni. Passeggiare avvolto dall’oscurità luminosa.

Raramente esco di sera da solo. Preferisco cenare con mia moglie o al limite leggo un libro. Quel Venerdì però eravamo rimasti senza birra che, per annaffiare i miei spaghetti del marinaio, era fondamentale. Indossai il mio cappotto e mi immersi nella nebbia. Un sottile profumo di carne alla brace mi stuzzicò l’appetito, forse era solo la mia fantasia o la mia indomabile voglia di cibo, ma l’aroma era talmente intenso da spingermi in una direzione che non era quella che mi ero prefissato.

Pochi passi e dal mio vicoletto entrai in una via più larga. Un fiume di ragazzi si dirigevano abbottonati verso il loro Venerdì sera. Bar chiassosi, ristoranti alla moda e vecchie trattori riadattate. Questa è la vita che tutti vogliono vivere.

Oltrepassai la vetrina della Trattoria del Moro quando un’immagine si materializzò nella mia mente. Mia figlia, al tavolo della trattoria, con il suo fidanzato. Non ho mai avuto particolare avversione per quel ragazzo, credo che il piercing al sopracciglio e i capelli da punk non siano più un grande scandalo. Le rare volte in cui gli ho parlato mi è sembrato un ragazzo di solidi valori e senza troppi grilli per la testa. Purtroppo, e lo dico con grande rammarico, non distingue un barricato da un vino novello.

I due ragazzi parlavano con calma e con grande affiatamento aspettando il cameriere. La trattoria poggiava su una lunga tradizione, sempre fedele a piatti semplici e vini al bicchiere. Il cameriere si presentò con la sua camicia nera, grembiule nero e sorriso luminoso. Mia figlia ordinò per tutti e due, meglio così, il punk poteva solo far danni.

In tutti questi anni è cresciuta fino a farsi donna. Decisa, solare e implacabile. Mi sono sempre chiesto cosa pensasse di questo padre che viveva la lentezza come un valore.

Quello che un uomo vuole, o almeno quello che vorrei io, è trasmettere alle nuove generazione parte dei propri valori. Speriamo sempre che i nostri figli siano la nostra copia migliorata e aggiornata. Una versione dei nostri sentimenti tramandati all’infinito.

La mia birra poteva aspettare, mi appostai dietro un’automobile parcheggiata e rimasi a guardare. Cosa aveva ordinato ? Se azzeccano il primo è già un buon inizio. Attesi più del dovuto, ma il locale era pieno e probabilmente i ragazzi avevano prenotato. Iniziai a sentire i primi sintomi di stanchezza alle gambe quando arrivò il cameriere.

Tagliatelle ai porcini per lui e paccheri con pomodorini per lei. Buona scelta, annotai mentalmente. Arrivarono due bicchieri di rosso. Dalla colorazione e del sorriso stupito del punk pensai si trattasse di un vino corposo. Lei gli spiegava, disegnando strane figure nell’aria, qualcosa riguardo al vino e lui, estasiato, annuiva con la testa.

Ero in ritardo, ma chi mi aspettava avrebbe capito, così mi appoggiai al muro per continuare la visione del mio film. Un passante mi guardò con insistenza, ma lo ignorai. Arrivò il secondo e dovetti sporgermi dal mio nascondiglio per decifrare i piatti. Manzo all’olio per lui e salmerino con guazzetto di pomodoro e basilico per lei. Che donna la mia bambina.

Misi le mani in tasca cercando i cinque euro per la birra e tentai di uscire dal mio nascondiglio di fortuna. Ero tentato di aspettare il dolce, ma conoscevo bene i gusti di mia figlia e i miei spaghetti non potevano più aspettare. Diedi un’ultima occhiata al ragazzo. Masticava con lentezza e la fissava. Lei sorrise e gli accerezzò la mano con dolcezza.

Scrollai i miei dubbi come polvere da sotto le scarpe e mi misi in cammino. Una lacrima calda si mescolò alla nebbia, ero felice. I miei valori erano passati alla prossima generazione. Trasferiti.

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