Accidia


Le corna. Quello era il vero problema. Ogni volta che provava a coprirle con un cappello o facendosi crescere i capelli, le corna prudevano in maniera insopportabile. D’altronde il regolamento era chiaro. Ogni Diavolo non in attività doveva tagliarsi le corna alla base e rimanere anonimo fino alla chiamata. Ogni sorta di superpotere momentaneamente sospeso e l’unica missione sopravvivere.

Shaytan era un Diavolo minore. Nella gerarchia degli inferi era superiore soltanto agli spiriti maligni che infestavano i castelli. Il suo ultimo incarico non gli aveva dato grande soddisfazione, convincere degli azionisti di un fondo a boicottare un certo investimento era stato relativamente facile.

Ora si trovava nella sua casa di comodo. Un loft nella vecchia zona industriale arredato in maniera spartana. Il lusso era severamente vietato ai Diavoli inattivi e l’inattività poteva durare secoli.

«Allacciarsi le scarpe è un gesto inutile, una perdita di tempo. Come telefonare a un conoscente sapendo che questi non risponderà. Le stringhe delle scarpe, queste sono colpevoli del tempo sprecato. Da anni acquisto scarpe senza stringhe, le infilo e non devo perdere tempo».

Suonò il campanello, ma Shaytan non si alzò. Guardava con orgoglio le proprie scarpe. Suonò ancora.

«Che noia questo campanello. Adesso suonerà ancora una volta e poi se ne andrà. Tutte le mattine la stessa storia». Terzo suono.

«Non ho amici e nessuno conosce la mia casa. Chiunque suoni al mio campanello è uno scocciatore e io non ho tempo da perdere».

Il povero Diavolo si alzò dalla sedia e andò verso la cucina. L’arredamento di tutta la casa era confusionario. Oggetti appoggiati senza logica. Scatole di cereali aperte e lasciate sul tavolo. «Un giorno metto in ordine, ma oggi no.» Un pensiero ricorrente, come una filastrocca che amava raccontarsi per riempire il vuoto di parole.

Una pila di giornali ancora nel cellophane cadde e si sparpagliò per terra. Shaytan con un calcio cercò di rimetterli in fila, ma senza successo. Sbuffando li infilò sotto il divano.

«Domani li metto in ordine, o meglio ancora li brucio. Avessi almeno qualche potere, me ne starei sul divano e tutto andrebbe al proprio posto».

Si era svegliato come ogni mattina al suono della sveglia. Per anni aveva pensato se fosse meglio metterla in orario o mezzora prima. Aveva fatto tentativi, ma alla fine si svegliava alle sette e poltriva fino alle sette e trenta. Quel giorno era Domenica, ma per non avere il disturbo di cambiere l’ora manteneva la sveglia al solito orario.

Per non perdere tempo faceva colazione con delle merendine confezionate e beveva un sorso di latte freddo direttamente dal frigorifero. Era Domenica, quindi niente doccia. Odiava tutto se stesso per la propria indolenza, ma il solo pensiero di dover cambiare marcia lo abbatteva. Ogni giorno rimandava a domani.

«Queste corna cominciano a prudere, che destino infame. Ormai non posso più uscire di casa senza che, da sotto il cappello, si notino gli spuntoni ».

Un Diavolo inattivo deve rimanere nell’anonimato. Non può entrare dal barbiere dietro l’angolo e chiedere una spuntatina alle corna. Shaytan si arrangiava come poteva e, dopo molti esperimenti, aveva optato per una soluzione artigianale. Bloccava un flessibile, di quelli usati dai fabbri per tagliare il ferro, ad una struttura che si aveva rubato in un cantiere. Accendeva l’attrezzo e si avvicinava con cautela per troncare il moncone di corno che spuntava dai capelli. Ogni volta rischiava di mozzarsi la testa, ma con l’esperienza aveva raggiunto un buon livello di precisione.

«Vecchio mio, devi cambiare abitudini», si ripeteva guardando la propria immagine riflessa nel vetro della finestra. «La tua vita è stanca, lenta. Non hai voglia di fare nulla e ti affatichi solo a pensare, quando ti chiameranno sarai lento e flaccido. Eppure la mia forza è grande, i miei pensieri sono veloci. Solo che ogni volta che mi trovo a dover compiere qualsiasi azione, sono spinto dalla voglia di rimandare».

Si spostò dalla finestra e si diresse con decisione verso il piccolo divano al centro della sala. Provò ad accendere il televisore, ma il telecomando non rispondeva.

«Anche questa ci mancava, saranno le batterie. Dovevo già cambiarle la settimana scorsa. Adesso è ora di dare una svolta a questa apatia. Questa noia inesauribile che mi avvolge. I cattolici, loro si che hanno un nome per ogni cosa, la chiamano accidia. Che nome insulso, mi ricorda l’acido più che l’indolenza».

Shaytan appoggiò il telecomando a terra e mise i piedi sopra il tavolino di fronte al divano. La televisione rimase spenta e il Diavolo fissava il mondo fuori dalla finestra. Uno sbadiglio e il prurito alle corna quasi insopportabile. Si tolse il cappello e scostò i riccioli per darsi un sollievo.

«Domani farò sicuramente qualcosa»

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