Antefatto:. tutto inizio così


Uno sparo macchia l’aria di Milano. Ci sono rumori che assordano e situazioni che bloccano il respiro. Un fumo bianco si alza dalla canna della Beretta semiautomatica. Il corpo della guardia è a terra, scomposto e inerte. Dalla bocca esce lentamente un fiotto di sangue che macchia la divisa.

L’uomo, senza fretta, si rimette l’arma in tasca e si pulisce le scarpe sui pantaloni dell’assassinato. Il vicolo è abbastanza buio e isolato per non temere occhi indiscreti. Un muretto delimita la sua zona di caccia con il parco adiacente, solo carte e siringhe.

Il nome dell’esecutore materiale non è importante. L’unico indizio che troverà la Polizia sarà un bossolo nascosto tra le erbacce. Qualche tecnico si impegnerà più del dovuto, telefonerà sicuramente a qualche collega negli Stati Uniti. Probabilmente riusciranno a capire che tipo di arma ha esploso il colpo.

Molta gente si farà delle domande, indagini e interrogatori. Spacciatori di lungo corso diranno di aver sentito qualcosa, voci, movimenti di denaro insoliti. Alla fine il fascicolo arriverà sulla scrivania di qualche grande capo. L’uomo gli darà un’occhiata distratta e lo lascerà a marcire in qualche scomparto di un raccoglitore in ferro arrugginito.

Quanti sforzi per nulla, pensò il killer cercando di togliersi il fango secco da sotto le scarpe. Nel 1983 era semplice assassinare una guardia giurata troppo curiosa e rimanere impunito. Sandro Valseriati era uno dei pochi assassini al soldo della camorra di chiare origini milanesi. Non faceva mistero di quel suo accento meneghino, suo nonno era stato anche candidato sindaco per un piccolo comune.

Si allacciò il cappotto per nascondere meglio la Beretta. Il silenzio era sempre stato il suo migliore alleato, nulla copre meglio gli spari del silenzio che li segue.

C’è qualche macchia di sangue sull’orlo dei suoi pantaloni, domani li dovrà portare alla tintoria dei Fratelli Sciannameo. Quale miglior prova per i suoi padroni.

Alza il bavero, un gesto che gli era entrato dentro fin dai primi tempi. L’aria punge, sembrano tanti spilli che si conficcano nella cervice e, come una benefica agopuntura, gli danno una scarica di adrenalina che lo spingono a continuare la sua strada.

Si dirige verso la sua Alfa. Riesce già a gustarsi l’aroma del sigaro portoricano che gli ha regalato Antonio Sciannameo. Quella è gente capace di godersi la vita.

Un’ombra si muove. No, è ferma. Sotto una quercia la distingue bene, ombra umana. La luna scintilla sorda negli occhi dell’uomo che tenta di nascondersi.

«Chi cazzo sei ? Vieni fuori o ti sparo.» Sando sapeva che comunque gli avrebbe sparato. Lui sparava, non era uno che pensava. L’ombra non si muoveva. Le foglie segnavano il corpo dell’osservatore come minuscoli pennelli intrisi di inchiostro secco.

Il killer alza l’arma e la punta. L’ombra sparisce, ma la luna non si è mossa. Sandro si muove, prima piano e poi più veloce. Un testimone, l’unico in grado di assassinare l’assassino.

Suo nonno si era candidato sindaco, ma non aveva vinto. Una manciata di voti, forse la vita di suo nipote sarebbe stata diversa. Sandro sente il cemento sotto le scarpe. Strada e una sola auto che si allontana.

Lui è un killer attento ai particolari, non è distratto come la Polizia. Legge e memorizza la targa della Lancia Beta color bronzo

«E’ solo questione di tempo, sei un morto che cammina.»

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3 Responses to Antefatto:. tutto inizio così

  1. Gianni says:

    Lo vogliamo di carta!!!!!
    Complimenti!!

  2. Luca Rajna says:

    Grande Flavio!

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