Il castello di Kirkwall


Con questo racconto partecipo al concorso letterario Pallidamente 2011. Chiunque può votarlo all’indirizzo:

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«Mi piacerebbe capire perchè mi hai chiamato nel cuore della notte, se il caso è già chiuso». Mc Mahon era diventato magister da cinque anni e, pur essendo il tutore della legge con l’incarico più alto, cercava sempre di non farsi trovare quando il suo vice lo mandava a chiamare.
Il castello di Bishop era arroccato sulla sommità della collina che dominava la città di Kirkwall. Dalle sue mura, nelle giornate limpide, si poteva vedere la costa scozzese e sentire il suono delle cornamuse di guerra dell’esercito di Roberto I. Il magister aveva attraversato il lungo viale che conduceva alla porta del castello con la rabbia di chi si vede strappato del suo letto nel cuore della notte. Le onde si schiantavano sugli scogli inondando di spuma salmastra le due guardie che lo scortavano. Arrivarono in fretta. «Magister, io non ho titolo per procedere all’arresto in un caso di omicidio. Non posso neppure trattenere il criminale per più di due ore e non potevo rischiare di farlo salpare per la Scozia».
John Comyn era il magister in seconda. Dalle sue guance senza barba e dagli occhi piccoli e azzurri traspariva l’aspetto di un giovane alle prime armi, ma i suoi successi nelle battaglie di Dunfermine gli avevano fatto guadagnare molto credito nell’esercito di sua Maestà. Proveniva da una nobile famiglia, anticamente proprietaria del castello, ma caduta  in disgrazia per il supporto dato al Re degli invasori danesi. Roberto I, ammirando il coraggio del giovane, lo aveva nominato magister in seconda nella landa desolata di Kirwall.
«La servitù ha trovato Bishop in questa posizione e, in virtù della mia carica, ho ordinato di non toccare nulla e ho provveduto a raggruppare tutti gli ospiti nel salone.»
Mc Mahon fissava il Conte Bishop appeso al lampadario con un cappio al collo. Gli occhi fissavano un punto lontano e la lingua penzolava grigia dal lato della bocca. Nella stanza adibita a studio non c’erano segni di lotta. Le carte, le pergamente e i blocchi di ceralacca colorati erano in ordine sulla scrivania. Una folata di vento gelido e salmastro entrò dalla finestra senza tuttavia muovere i fogli.
«Tirate giù il Conte e chiudete la finestra, quello che c’era da vedere l’ho visto. Comyn, cosa credi sia successo ?»
Il magister in seconda fece un cenno con la testa alle due guardie e si portò alla destra di Mc Mahon. Con fare furtivo gli sussurrò all’orecchio di aspettare la fine delle operazioni di pulizia. Voleva rimanere solo con il suo superiore.
«Chiaramente non si tratta di suicidio, l’assassino non si è neppure degnato di appoggiare uno sgabello ai piedi del conte per simularlo. Bishop, come vede, era molto leggero e non poteva spezzarsi il collo semplicemente alzando le ginocchia. La finestra era aperta, ma si affaccia su uno strapiombo. La porta chiusa dall’esterno. Non riesco a immaginarmi il fantasma del Conte che esce dalla stanza e chiude la porta.»
Il magister seguiva con lo sguardo le indicazioni del suo sottoposto. Spostava gli occhi dalla finestra alla porta, passando per il cappio ora appoggiato a terra.
«Il Conte conosceva il suo assassino che probabilmente gli ha somministrato un sonnifero, lo ha appeso ed è uscito chiudendo la porta. Una serie di errori che lasciano pensare a un dilettante che non ha pianificato con cura»
Comyn era visibilmente eccitato, dalla fronte scendeva un rivolo di sudore nonostante la temperatura glaciale della stanza. Mc Mahon lo fissò lasciando trasparire una domanda che venne fermata prima di sgorgare.
«Ero ospite alla cena dei Bishop per l’inaugurazione di una nuova ala del castello. Una cena di cortesia, tra amici, la vera cerimonia ci sarà la prossima settimana con tutte le autorità. Gli altri invitati sono nel salone che aspettano»
I due scesero per la grande scalinata in legno. Dalle finestre del corridoio la luna proiettava ombre sinistre sul muro. Persone, candelabri e armature acquistavano una seconda forma che tremolava quando Mc Mahon sfiorava la fiamma di una delle tante candele appese alle pareti. Le guardie aspettavano con ansia di terminare la nottata.
«I signori Bothwell sono seduti sul divano, i fratelli Paul e John Turnberry sono quelli che confabulano vicino al camino e la signora in piedi è la contessa»
Il magister venne subito colpito dalla bellezza di Lady Bishop. Molte volte l’aveva intravista in città, accompagnata dalla serva o a colloquio con qualche alta carica, ma sempre da lontano. Ora aveva l’opportunità di avvicinarsi e capire se fossero vere le leggende che circolavano sulla donna.
Nei secoli precedenti, quando le Orcadi erano un territorio inesplorato, si dice fossero governate da una stirpe di uomini lupo. Tremendi e sanguinari iniziarono una guerra fratricida che vide sopravvivere solo una particolare razza. La leggenda non è chiara e spesso cambia passando di bocca in bocca, ma tutti sono concordi nell’affermare che l’unico uomo lupo rimasto si accoppiò con una donna scampata al naufragio di una goletta danese.
Dalla loro unione nacque una bambina che, grazie alla protezione del padre, riuscì ad accumulare enormi ricchezze. Tale bellezza selvatica attorniata da oro e sete preziose attirò lo sguardo del figlio di un nobile scozzese. Il conte Bishop organizzò un matrimonio in grande stile per il suo primogenito e, dall’unione dei due patrimoni, si crearono le premesse per il dominio sulla città di Kirkwall e sulle isole Orcadi.
Il magister si avvicinò alla contessa cercando di annusare l’aria attorno a lei. Sperava di sentire puzzo di selvatico sotto il profumo sofisticato che avvolgeva la donna.
«Se vuole interrogare gli ospiti magister, inizierei dai signori Bothwell». Si avvicinò e gli sussurrò all’orecchio. «Il conte si è assentato prima del dolce, voleva andare a prendere una sorpresa per i suoi ospiti. I Bothwell erano miei vicini di posto e posso garantire che non si sono alzati da tavola. Paul Turnberry si è seduto davanti al camino a fumare la pipa e il fratello camminava per la sala da pranzo, ma senza mai allontanarsi. La contessa, dopo qualche minuto d’imbarazzo, è andata a cercare il marito ed è tornata urlando»
Mc Mahon non era un magister esperto, a Kirkwall non succedeva mai nulla di grave e lui amava troppo il Whisky di torba per cercare una carriera fuori dalle isole Orcadi. Tuttavia aveva uno straordinario intuito, riusciva a sentire nell’aria quel misto di verità e bugia nel quale perdersi fino a separare il falso dal vero.
Il suo secondo fissava la contessa, da come aveva esposto i fatti era logico che l’unica indiziata era la figlia dell’uomo lupo. Gli ospiti erano nervosi, guardavano il magister in attesa di una parola, ma il silenzio inondava il salone. La contessa di torceva le mani e guardava continuamente fuori dalla finestra, oltre i campi coltivati; verso la foresta.
La luna, ormai sgombra dalle nuvole, sigillò l’atmosfera del castello proiettanto i suoi raggi sul tappeto del salone. Le decorazioni sembrarono animarsi e, dentro a quel silenzio, sembrò di sentire lo scintillare della armi da battaglia.
«Confessi signora contessa. Ci risparmi questa agonia. Lei è andata da suo marito e l’ha trovato svenuto a causa di qualche veleno che le ha messo nel vino. L’ha appeso al cappio ed è tornata in lacrime. Finiamola con questo teatro».
La voce stridula di Comyn ruppe il silenzio. La contessa, girandosi verso il magister in seconda, vide solo il suo dito indice puntato verso di lei. Gli altri ospiti la fissarono increduli. La morte del marito e l’accusa pronunciata contro di lei gli tolsero il respiro. Una scarica di ghiaccio fetido si arrampicò sulla sua schiena andando a perforargli i polmoni. Il sangue si scaldò e il viso cominciò a trasformarsi in una maschera scura.
Mc Mahon arretrò di un passo. La donna di portò le mani al volto e i vestiti fecero fatica a contenere la trasformazione del suo corpo. Unghie, zanne e peli dove prima c’era pelle setosa e profumata. Un ringhio e la donna divenne lupo. Era chiaro a tutti. Una bestia alta due metri balzò fuori dalla finestra.
I fratelli Turnberry videro la donna lupo fuggire sui campi e dirigersi verso la foresta. Il magister di avvicinò alla finestra e venne invaso da un puzzo di bestia. Guardò gli altri ospiti che si stavano allontanando e urlò.
«Fermi tutti, dobbiamo ancora scoprire l’assassino».
Ci fù stupore, ovviamente, tutti erano ormai attaccati alla ricostruzione di Comyn. La donna lupo aveva assassinato il marito. La bestia era tornata bestia.
Mc Mahon, ancora impressionato dalla trasfigurazione della donna, faticava a trattenere le proprie emozioni. D’istinto voleva chiudere la finestra, sprangare le porte e attendere tremante il castigo di Dio. Chiamò le due guardie e ordinò loro di mettersi ai due lati del salone, presidiando le uniche uscite oltre le finestre.
Mentre il suo vice arringava la contessa, una voce misteriosa, come una goccia di sangue che scende lenta sul corpo del ferito, gli sussurrava un pensiero. La ricostruzione di Comyn era perfetta, lineare e qualsiasi tribunale l’avrebbe accolta come vera. Eppure la voce gli diceva il contrario. Troppo perfetta, troppo lineare.
Di colpo la luna venne oscurata da una nube nera e la stanza si trovò illuminata solo dalle luci dei candelabri appesi alle pareti.
«Guardie, arrestate il signor Comyn». Gli ospiti si alzarono in piedi contemporaneamente,  mentre il magister in seconda sgranava gli occhi. Con uno sguardo cercò una via di fuga, fisica prima e morale poi. Le guardie lo bloccarono, non erano uomini abituati a contestare gli ordini.
«Magister, che fate ?». Poche parole, mentre una serie interminabile di pensieri si affollavano sulla lingua di Comyn.
«Devo ammettere che sei stato bravo, non mi aspettavo questo colpo di scena finale. Quindi sapevi che la leggenda della donna lupo era vera. Come hai fatto ? Probabilmente l’hai vista di notte durante qualche trasformazione. Quello che mi chiedo è se il conte sapeva». Mc Mahon rimase assorto mentre l’arrestato si agitava inutilmente sotto la presa delle guardie.
«C’era un pensiero che continuava a girarmi in testa. Pensavo. Morto il conte tutto il patrimonio è della contessa, ma se la leggenda fosse vera? Se veramente un giorno la donna lupo venisse catturata e smascherata. Il patrimonio, il castello e le altre proprietà a chi andrebbero?». Gli ospiti seguivano il magister nella sua esposizione senza però riuscire a rispondere a questa domanda fondamentale.
«Tutto torna di proprietà del Re che lo rimette nelle mani del proprietario precedente che, guarda caso, è il bravo cittadino che ha risolto il caso. Ottimo Comyn. Un grande piano. Castello, onore e il riscatto del tuo casato».
Le guardie strinsero le corde ai polsi di Comyn, strinsero forte fino a farlo sanguinare. Mc Mahon guardò ancora una volta fuori dalla finestra, oltre i campi fino al limite della foresta. La luna era sparita dietro a una nuvola nera a forma di goletta. Nell’aria l’odore salmastro del mare stava affondando gli ultimi residui del puzzo di bestia. Sul davanzale un pelo ispido si muoveva spinto dal vento senza decidersi se cadere nel salone o fuori dal castello.
Il magister prese una spazzola e spinse il pelo nel vuoto.

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