Cattivo


Non è vero che esistono persone buone e persone cattive. Esistono solo persone malvagie. Qualcuno riesce a mettere in pratica i suoi intenti, altri no.
Prendete me. Quando mi guardo riflesso nelle vetrine vedo un uomo. Alto, inflessibile e distinto. La riga dei pantaloni non è mai impeccabile, solo gli squilibrati sono tanto perfetti, ma leggermente ondulata. Il coro degli angeli mi accompagna, ma le sirene dell’inferno mi aspettano.
Provo un piacere paranoico nell’apparire normale, abbracciato alle mie scarpe con le stringhe che ricadono dolcemente a lato. Saluto i miei vicini e auguro loro la buona giornata, ma quando abbasso la mano e la appoggio alla cintura immagino una scena diversa.
Mi penso grondante di sudore entrare nelle loro case e distruggere tutto quello che incontro sulla mia strada. La mia scure bifronte, i miei guanti di pelle nera, la barba lunga come l’Unno venuto dal freddo.
Eppure da fuori non sono così. Tutti mi apprezzano, sono una persona piacevole. Il gatto esce sul pianerottolo e miagola forte per salutarmi.
Poi un giorno è successo un fatto irreale. Poteva essere Maggio, non sono sicuro, mia moglie era fuori città e mi sentivo invaso da una spinta. I pantaloni eleganti mi stavano stretti così li tolsi e li appoggiai con cura sul letto. La camicia mi soffocava e lasciai libero il mio corpo. Un lampo dietro gli occhi e un sapore di ferro sulla punta della lingua.
Come ero cattivo davanti allo specchio. I miei vecchi jeans neri e la maglietta anch’essa nera. Scesi in cucina e, come uno zombie posseduto, presi un grosso coltello da cucina. Lo infilai dietro la cintola nascondendolo con la maglietta.
In strada erano tutti idioti. Gente senza un futuro che parlava di programmi sportivi. Mi sudavano i polpastrelli, ma i palmi delle mani erano incredibilmente freddi e inerti. Come nelle mani di un diabolico burattinaio puntai verso una vecchia. Se deve iniziare la mattanza, che sia con una preda facile. Negozianti, cataste di verdura puzzolente ai lati della strada. Rumore attutito dei miei passi.
La vecchia era ferma davanti al semaforo, aspettava il suo turno e io mi avvicinavo. Sentivo il freddo della lama dietro la schiena e il burattinaio mi spingeva a continuare. La raggiunsi in pochi secondi. La pelle biancastra e grinzosa chiedeva solo di essere squarciata. Le piccole vene azzurre non contenevano molto sangue, tanto meglio. Solo quando il mio fiato toccò i suoi capelli mi accorsi che faceva un caldo allucinante. Con la mano provai a togliermi il sudore dalla fronte e in quel preciso istante la vecchia si volto a guardarmi. Il viso secco non vedeva la luce da secoli e il suo sguardo era interrogativo. Mi fissò come si fissa un cane senza fissa dimora e mi sparò nella gamba.
Il sangue, il sangue mi colava dalla gamba. La vecchia attraversò l’incrocio e sparì nel nulla. Il sangue, il buco nero della pallottola e ancora sangue.
La vecchia mi ha sparato, dissi a un passante che mi guardava incredulo. In ginocchio sull’asfalto bollente e ancora sangue.

Non è vero che esistono persone buone e persone cattive. Esistono solo persone malvagie, qualcuno riesce a mettere in pratica i suoi intenti, altri no.

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