Riflessioni sulla decrescita felice


Già a partire dall’Impero Romano e proseguendo con il Medioevo, il massiccio utilizzo di legname per scopi bellici aveva comportato la devastazione di gran parte delle foreste, in Italia e in Europa. La rivoluzione agricola contribuì a questo processo aprendo alla coltivazione intensiva, ma a partire dalla Rivoluzione Industriale si ebbe la crescita esponenziale del consumo di fonti fossili per la sempre più massiccia produzione industriale, con la crescita della domanda di merci e, in circolo vizioso, di energia.
Le fonti fossili furono l’elemento determinante della nascità di questa società, mentre furono accuratamente messe al bando le energie alternative, studiate ed applicabili già allora, che avrebbero potuto determinare un diverso, sostenibile, pacifico e paritario sviluppo sociale per l’umanità. L’energia, la materia prima, la scelta di quale energia usare e di come usarla fu appannaggio di un potere economico più forte degli stessi governi, una concezione impropria di economia e di società, che ancora oggi individua nel benessere la quantità di merci possedute, diviene predominante rispetto alla politica, privandone la funzione autentica ed essenziale, facendo leva su un solo elemento, la ricchezza materiale, la quantità di merci possedute. Inutile circostanziare che tutto ciò ha implicato un processo di decrescita e degenerazione del sistema economico e sociale in senso non sostenibile, non pacifico e non certo paritario, nè tra le persone, nè tra i Paesi.
Dal fallimento dell’attuale sistema economico, che ha determinato uno svuotamento del sentire e dell’essere, dall’analisi critica delle varie crisi compresenti: economica, ambientale, alimentare e sociale nel loro insieme, nascono gli elementi essenziali del pensiero della decrescita felice: la solidarietà tra persone e comunità come mezzo per raggiungere libertà, autonomia, autosufficienza alimentare, energetica e di vita per ogni persona e comunità, e per l’umanità nel suo insieme.

Con la decrescita diciamo:

•sì al risparmio energetico e di materie prime

•sì ai gruppi di acquisto solidali

•sì alle banche del tempo

•sì all’autosufficienza alimentare ed energetica per tutti

•no alle colture e agli allevamenti intensivi, che comportano un uso improprio della terra, spreco di territorio e di acqua

•no al prelievo di acqua a monte per la sua commercializzazione

•sì alle colture e ai pascoli non intensivi e biologici

•sì alla autoproduzione alimentare e vendita a KM zero

•sì alla autoproduzione artigianale durevole e vendita a KM zero

•sì alla autoproduzione e al dono, come alternativa allo scambio commerciale e alle distorsioni economiche ed alimentari derivanti dal sistema della grande distribuzione

•sì alla produzione intelligente e durevole, scambio commerciale limitato a ciò che non si riesce ad autoprodurre

•sì alla promozione e alla valorizzazione dei luoghi e dei locali della decrescita

•stop al consumo di territorio e alla cementificazione

•sì alla riqualificazione e ristrutturazione dell’esistente, applicando criteri di massimo risparmio e rendimento energetico per ogni edificio

•sì massima riduzione dell’impronta ecologica

•sì al riassetto idrogeologico, ambientale e paesaggistico

•sì alla ricerca e all’impiego di materiali ecocompatibili in ogni settore

•sì alla revisione e all’efficienza energetica dei processi produttivi

•sì alla strategia Rifiuti Zero per il recupero di tutte le materie prime

•sì alla creazione di centri riciclo al 100% dei materiali per ogni bacino di utenza

•sì al completo riassetto idrogeologico ambientale e paesaggistico

•sì alla riforestazione, con reintroduzione delle specie autoctone (vegetali e animali) espansione e tutela delle aree protette per la fauna e le specie migratorie

•sì alla permacoltura, ovvero produzione di frutta e ortaggi con la scelta e l’abbinamento di piante autoctone per autoprodurre, in poco spazio e con 1/10 del tempo richiesto dalle colture tradizionali, tutti gli alimenti di cui abbisogna la nostra dieta, risparmiando territorio per il riassetto ambientale.

•sì all’impiego delle tecnologie per vivere meglio: sì alle energie 100% pulite rinnovabili: solare, minieolico e geotermico, domestici e/o in reti solidali di quartiere, staccati dalla grande produzione e distribuzione di energia

•no alla dipendenza dalle fonti fossili, in esaurimento

•no alla dipendenza dai grandi produttori di energia, che decidono tutti i prezzi di mercato

•sì alla mobilità sostenibile: spostarsi meno e meglio

•sì alla libera circolazione delle idee, dell’informazione, della conoscenza e della cultura per una una vita pacifica e felice

•no alla concezione di sviluppo economico e benessere come crescita infinita del possesso e della sua illusoria immagine di potere

•sì alla rideterminazione del concetto di benessere, misurato dal PIL, non come quantità di beni posseduti, ma come qualità di vita e di relazioni umane

L’assunto di base è che non c’è altra alternativa rispetto alle crisi, se non quella di adottare un modello economico e sociale che le crisi stesse hanno reso necessario e improrogabile; ma in questo passaggio ci rendiamo conto che il nuovo modello è molto più opportuno e felice di quello vecchio che ci è stato imposto. Si va così formando, progressivamente, condivisione di nuova conoscenza, idee e scelte per una vita sana, pacifica, libera e felice.

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