L’indifferenza di Tabarez


 Tabarez fissava la ruota colorata davanti ai suoi occhi. Le palpebre erano stanche, da troppo tempo scendeva in quella vita volgare per non restarne impigliato fisicamente. Alla sua destra una pila di monete in equilibrio provavano a ricordargli che maneggiava il potere. Si immaginò nudo nel letto a fissare il soffitto e per un breve istante invidiò il suo interlocutore che lo investiva di parole. Si aggrappò a quella breve emozione, la rabbia e l’invidia erano sentimenti bassi e secondari, ma pur sempre sentimenti. Tentò di restarne aggrappato, ma come una mistura di acqua e olio l’emozione gli sfuggiva dalle mani e veniva inghiottita nel nulla.

Avrebbe dato tutto il suo denaro in cambio di una scossa elettrica nella cervice, qualsiasi cosa lo risvegliasse da quel torpore. L’uomo continuava a sbracciarsi urlando ai propri amici frasi senza senso. Lo vedeva come un palombaro osserva il mare da dietro la maschera. Movimenti senza suono.

Tabarez fissava la ruota colorata e con la mano destra accarezzò le monete. “Rien ne va plus, signori fate il vostro gioco”

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